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la commemorazione

Bodenza, eroe silenzioso
Ucciso dalla mafia 25 anni fa

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Catania non dimentica l'ispettore capo di polizia penitenziaria.

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CATANIA - L'esercizio della memoria è una delle armi più forti che possediamo per sconfiggere la mafia. Una sera di 25 anni è stato trucidato Luigi Bodenza, assistente capo della polizia penitenziaria. È stato ucciso con 13 colpi di pistola in via Due Obelischi. Stava tornando a casa, a Gravina di Catania, dopo aver terminato il servizio al carcere di Piazza Lanza. Sul muro di cinta di quello stesso istituto penitenziario da diversi anni, per volere di AddioPizzo, è impresso il volto di Luigi Bodenza, una delle tante (troppe) vittime catanesi della mafia. Eroi silenziosi.

Con l'omicidio di Luigi Bodenza un boss ha voluto mandare un messaggio di paura agli agenti di polizia penitenziaria di Piazza Lanza. Un attacco alla divisa che l'ispettore indossava con orgoglio e sacrificio. Bodenza è stato ucciso senza una giustificazione valida. Per la follia omicida di Giuseppe Maria Di Giacomo, all'epoca giovane boss della cosca Laudani. Tra i clan più sanguinari di Catania.

Sono serviti diversi anni per scoprire mandanti e killer. La parola giustizia sulla lapide di Luigi è stata scritta solo nel 2008, appena undici anni fa. La Suprema Corte di Cassazione ha confermato l'ergastolo per Giuseppe Maria Di Giacomo, che un anno dopo è diventato collaboratore, Vittorio La Rocca e Giuseppe Ferlito. L'indagine ha avuto una svolta quando Alfio Lucio Giuffrida ha deciso di vuotare il sacco ai magistrati ed  ha raccontato ogni dettaglio di quel vile piano di sangue. Poi sono arrivate le rivelazioni di Salvatore Troina, che hanno permesso di arrivare ad una verità processuale.

Luigi Bodenza è stato ucciso. Ma per Catania continua a vivere. E come diceva Peppino Impastato, un'altra vittima innocente, "la mafia è una montagna di merda".

 


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