Live Sicilia

L'INTERVISTA

“Vado via, l'Italia mi ha deluso”

migranti, accoglienza, fallimento, salvini

Mohamed ha subito truffe in Italia, alcuni gestori di cooperative non lo hanno pagato e oggi pensa a tornare in Burkina Faso

 


CATANIA – Durante il più grande naufragio nel Mediterraneo, con oltre 700 morti, Mohamed è a Mascalucia, in un centro d'accoglienza, a tradurre le testimonianze dei pochi sopravvissuti minorenni. Nei loro occhi c'è l'orrore di chi ha perso genitori e amici strettissimi, Mohamed è mediatore culturale, partito quattro anni prima dal Burkina Faso, un viaggio durissimo, un amico con le gambe spezzate finito in fondo al mare e la speranza di cambiare vita in Italia. Oggi per Mohamed, quella speranza si scontra con i ritardi nei pagamenti, con le truffe che ha subito da parte di gestori di cooperative sociali che hanno fatto perdere le loro tracce. Ma ha una bambina, nata dall'amore con una ragazza della provincia di Catania.

Perché hai deciso di venire in Italia?

Stavo studiando e non tutti hanno questa possibilità in Burkina Faso, io ho avuto questa opportunità. Ero un delegato dell'Università, ma nel 2007 è stato ucciso un giornalista, ogni anno gli alunni organizzano una manifestazione in suo ricordo e spesso ci sono scontri con le forze dell'ordine e danneggiamenti. Dei danni provocati dagli studenti siamo stati incolpati noi delegati, eravamo in 7, alcuni sono stati arrestati, ho preso la decisione di scappare perché ero ricercato. I miei genitori mi hanno spinto a lasciare il Paese.

Senti la mancanza dei tuoi?

La mia famiglia mi manca, sento la mancanza del mio Paese. Il problema di oggi non sono i soldi, ma l'amore della famiglia, se non ce l'hai non sei ricco.

Mi racconti il tuo viaggio?

Abbiamo camminato a piedi per un mese per arrivare in Libia. Abbiamo lavorato 6 mesi in Niger, per pagare qualcuno con un cammello e due bidoni di acqua di 20 litri. Siamo partiti dal Niger in 27 e siamo arrivati in 13. Tantissimi muoiono nel deserto, sono più di quelli che muoiono in mare. Nessuno parla di loro, nessuno pensa a loro.

Cos'è successo in Libia?

In Libia ci hanno arrestati. Nel carcere venivamo mangiati vivi da alcuni animaletti a causa della sporcizia. Io voglio fare capire che siamo venuti qui per cercare una vita migliore.

Per essere liberati dovevamo pagare.

Cos'è successo dopo la carcerazione?

Sono stato accolto con un amico in una casa. Verso il 2011 è iniziata la guerra. Il mio amico non stava lavorando, una sera sono tornato a casa, i libici erano entrati, gli avevano sparato sulle gambe perché non aveva soldi. Con un taxi lo abbiamo portato in ospedale, aveva le gambe spezzate, non poteva camminare. Gli misero dei ferri per tenere in asse le ossa, ma non poteva neanche camminare.

Ad un certo punto avete deciso di attraversare il mare

Quando siamo arrivati sulla spiaggia io ero l'ultimo che è entrato sul gommone, io ero nel primo gommone, il mio amico era nel secondo. Siamo partiti alle 9 di sera, il giorno dopo la benzina del nostro gommone è finita, loro invece hanno continuato, noi eravamo dispersi, c'era un elicottero che girava sopra di noi. Sono arrivate due navi grandi, ci hanno salvato. Ci hanno portato prima a Lampedusa e poi a Caltanissetta, dove i migranti hanno litigato e distrutto il campo di accoglienza del Ministero dell'Interno.

Cos'è successo al tuo amico?

Io dicevo alla mia famiglia che non avevo sue notizie, la sua famiglia mi contattava sempre, io dopo tre mesi sapevo che lui aveva le gambe rotte con il ferro, penso che lui sia morto, glielo dissi a sua madre, che gridò fortissimo e questa paura mi è rimasta nel cuore. Questo grido è rimasto nel mio cuore. Quando faccio le interviste ai migranti per verificare da dove vengono, quando parlano delle sofferenze in Libia, mi viene in mente il mio amico e quel grido terribile.

Cosa hai fatto a partire dal 2011?

Ho fatto tanti corsi a Giarre, di mediatore culturale, sanitario, pizzaiolo, ristorazione, ma alla fine mi ha aiutato l'imprenditore Filippo Immè, che mi ha fatto fare un tirocinio.

Com'è andata la tua pratica nella commissione ministeriale?

Io ho ricevuto il diniego, sono qui grazie all'avvocato Riccardo Campochiaro, che ha vinto il ricorso facendomi ottenere la protezione sussidiaria.

Dopo quasi otto anni, cosa ne pensi dell'Italia?

Quello che pensavo dall'italia non è quello che sto vivendo, pensavo a una vita migliore, ma ancora non mi sono integrato. Se lavori non ti pagano, ho fatto tutti i corsi. Se i cittadini decidono di accoglierti, ti aiutano, ma stiamo qui facendo i corsi e nessuno ci aiuta concretamente io da un lato sono deluso, dall'altro sono contento perché ho avuto mia famiglia e non finirò mai di ringraziare sua madre, che è la donna più corretta, che mi ha dimostrato un amore grande. A lei auguro tutte le fortune

Le aziende pagano?

Questo fatto è diventato molto grave, noi non veniamo pagati puntualmente, come facciamo a integrarci? Ho studiato nel mio paese anche a Giurisprudenza, ho lavorato in molte strutture, alcune dal 2014 non mi hanno pagato, altre dal 2017, gli alloggi in cui viviamo il proprietario non può attendere l'affitto. Quello che sto cercando di fare capire è che uno lavora per guadagnare, non dico ogni mese, si può capire un ritardo di due mesi ma non di due anni!

Il tuo futuro?

Penso di tornare tra qualche anno nel mio Paese, io sono il primo figlio, mio padre sta diventando grande, io devo prendere tutte le informazioni per sostenere la mia famiglia dopo mio padre. Ho lottato per il mio futuro in Italia, ma adesso sono molto deluso.

 

 

 

 


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