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Il corteo dei giovani di destra

"Enrico è stato picchiato
da chi non ama la nostra terra"

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Poliziotti antisommossa e manifestazione senza incidenti.

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CATANIA - La tensione della vigilia è alta, squadre di poliziotti in assetto antisommossa seguono il corteo da vicino e controllano le vie laterali. Ma di contestatori nemmeno l'ombra. Così il corteo per celebrare il tricolore voluto dalle associazioni degli studenti di destra, può sfilare tranquillo per via Etnea, tra gli sguardi curiosi dei passanti che si fermano a fotografare.

 Proprio per pubblicizzare il corteo di questa mattina uno studente del liceo De Felice è stato picchiato ieri da un gruppo di attivisti dei centri sociali, uscendone con uno zigomo fratturato e quaranta giorni di prognosi.

E gli amici non lo dimenticano: quando si fermano davanti alla statua di Garibaldi prendono il megafono e fanno partire un applauso: "Enrico è stato picchiato solo per avere fatto volontariato - dice uno degli organizzatori rivolto al corteo - quello che è successo è segno che c'è chi non ama la nostra terra". Subito dopo, infatti, arriva un altro studente con le sue considerazioni, sempre urlate al megafono: "Le stesse persone che ieri manifestavano contro la mafia si sono comportate da mafiose, picchiando uno studente a viso coperto".

Sono questi gli unici momenti in cui si alzano i toni in un corteo che sfila ordinato per le vie del centro, sotto gli occhi di persone che si chiedono per cosa stiano manifestando gli studenti. Il tema della manifestazione, la celebrazione della bandiera tricolore, diventa un modo per parlare di patriottismo, lavoro ed emigrazione giovanile: "I valori del nostro Paese si vanno a perdere - dice uno dei capicorteo - scappiamo all'estero per trovare lavoro e l'Italia perde le sue risorse". Una perdita che per gli studenti è anche culturale, dicono al megafono: "Il politicamente corretto ci impone idee come il globalismo che sono da abbattere per difendere la nostra cultura millenaria e le nostre tradizioni. Ci sono persone che vogliono dimenticare quello che hanno fatto i nostri padri. Sangue nostro, siamo qui per difendere quello che è nostro".


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