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L'INTERVISTA

Pd, mal di pancia tra i catanesi
"Zingaretti si è fermato a Palermo”

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Gaetano Palumbo a tutto campo sulle decisioni prese domenica.

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CATANIA – A due giorni di distanza dall’assemblea nazionale, gli esponenti etnei della mozione Zingaretti non sembrano avere smaltito la cocente delusione. Nessun catanese di rito zingarettiano, infatti, ha trovato posto in direzione nazionale. Gaetano Palumbo (Progressisti Dem), membro dell’assemblea nazionale e segretario del circolo Università, dice senza mezzi termini che le scelte fatte trasudano una sorta di “palermocentrismo” e rivendica, seppur tardivamente, i risultati ottenuti dagli Zingaretti’s boys sotto il vulcano.

Quali sono le sue prime impressioni sul nuovo corso zingarettino?

Ho ascoltato le parole di Zingaretti e ho visto il clima che c’era in assemblea. Non posso negare che la situazione sia tangibilmente diversa rispetto a quella del passato: un partito sicuramente più pacato nei modi e meno egocentrico che punta sul noi e non sull’io. Il discorso del segretario finalmente traccia quelle che dovranno essere l’azione e l’identità politica del Pd.

Cioè?

Finalmente abbiamo ascoltato parole chiare sulla messa in discussione del modello neoliberista che ha creato enormi diseguaglianze tra chi ha di più e chi ha di meno. Abbiamo sentito parlare di aiuto nei confronti dei più deboli, di investimenti in favore di giovani, infrastrutture e meridione, di partito socialista europeo senza ambiguità  e ci sta anche, in un clima politico come quello attuale caratterizzato dall’avanzamento delle destre, la frase da “Macron a Tsipras (ma questo è un discorso valido a livello europeo). Ho apprezzato, inoltre, la sobrietà con cui il segretario ha pronunciato queste parole, dimostrando che si può mettere in campo una valida alternativa a questo governo imbarazzante.

Entusiasmo per il discorso del neo segretario, ma anche delusione per le scelte dei membri della direzione nazionale, mi pare di capire. O no?

Si è fatto bene, ma si poteva fare meglio.

In che senso?

Parafrasando Carlo Levi in “Cristo si è fermato a Eboli” direi che Zingaretti si è fermato a Palermo. Con tutto il rispetto dovuto ai nomi che sto citando, dico che c’è un caso di palermocentrismo: vanno in direzione Teresa Piccione, Peppino Lupo e Antonello Cracolici. A Catania invece su 13 delegati, 8 sono stati eletti in quota Zinagaretti  e non c’è nessun membro catanese in direzione della mozione: direi che c’è un problema. Il problema non è certo l’elezione di Valeria Sudano, espressione di una mozione di minoranza. Ma che chi ha speso tempo e passione a Catania a sostegno di Zingaretti non trova posto in direzione.

Non siete stati tutelati da Roma?

Questo è un partito che vive, non di un correntismo sfrenato, ma della sintesi tra anime diverse. Dare le colpe a Zingaretti mi pare eccessivo, visto che sta tentando di amalgamare tutte queste anime. Se in Sicilia deputati come Barbagallo o uomini di partito come Angelo Villari (che alle regionali ha preso 11500 voti e non ha mai fatto l’occhiolino al renzismo) non vengono presi in considerazione direi che qualche cortocircuito c’è.

Che ripercussioni avranno queste scelte sull’impegno di militanti e dirigenti qui a Catania?

Sui dirigenti le ripercussioni potranno essere minori perché abbiamo intrapreso un percorso di rinascita che non abbandoneremo nemmeno davanti a una difficoltà che sicuramente dovrà essere chiarita perché non può passare inosservata.

E sui militanti?

Alle primarie abbiamo visto tanta gente che aveva voglia di mettersi in gioco e rifare la tessera del partito Democratico. Se il campo zingarettiano catanese viene snobbato e si preferiscono persone come Francesca Raciti che non ho visto durante le primarie, evidentemente chi sta dentro il mondo della politica e vede questi passaggi non è invogliato a partecipare alla vita del partito. Io penso però si possa rimediare.

Come?

Con l’impegno di Zingaretti e tutta una serie di maggiorenti nazionali del partito su Catania che possa far capire che la città non è l’ultima periferia d’Italia, ma una realtà importante. Parliamo della seconda città siciliana che esprime deputati e passione politica che vogliamo convogliare per costruire l’opposizione alla giunta Pogliese e al governo regionale di Musumeci.

Questi nuovi equilibri che ripercussioni avranno, se ne avranno, sul congresso provinciale?

Non credo ci saranno grandi ripercussioni. Non mi sento di dire che il problema sia l’elezione della senatrice Sudano perché è una cosa che ci sta. Il problema è che non ci siano altri. Se a Roma si fanno scelte, secondo me non conformi ai risultati, a Catania non si possa fare un congresso unitario. Auspico un segretario condiviso al di là delle piccole differenze di vedute ma con un’azione incisiva che possa ridare speranza anche a chi non crede più in questo partito.

 

 


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