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"Le discoteche sono cosa nostra"
Clan Santapaola, 14 arresti

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Blitz della Squadra Mobile di Catania. Decapitato il gruppo storico di San Cocimo. VIDEO 

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CATANIA - Avrebbero imposto il servizio di security in una nota discoteca di Catania, precisamente la Vecchia Dogana al porto di Catania. E la loro forza sarebbe stata quella dell'intimidazione mafiosa. È questo uno dei tratti emersi dall'operazione di polizia scattata questa mattina all'alba. Un blitz che ha permesso di decapitare una delle squadre storiche della cosca Santapaola -Ercolano: quella di 'San Cocimo" (LEGGI) il cui boss di riferimento è l'ergastolano Maurizio Zuccaro. 

La Squadra Mobile di Catania ha assicurato alla giustizia 14 indagati, tra cui i figli del boss Rosario e Filippo e la moglie Graziella Acciarito (finita ai domiciliari). L'inchiesta denominata Zeta è stata coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catania ed ha permesso di fotografare l'intero organigramma militare. Ai destinatari dell'ordinanza di custodia cautelare firmata dal Gip di Catania sono contestati a vario titolo, i reati di associazione mafiosa, estorsione, intestazione fittizia di beni, usura, detenzione e porto illegale di armi e reati in materia di stupefacenti.

I NOMI. L'ordinanza è stata notificata in cella a Maurizio Zuccaro, mentre questa mattina sono scattate le manette ai polsi dei due figli, il 37enne Rosario e il 34enne Filippo, conosciuto nel mondo neomelodico con il nome d'arte Andrea Zeta. Si sono aperte le porte del carcere anche per Luigi Gambino, alias Gino 'u longu, il sorvegliato speciale Angelo Testa, Carmelo Giuffida (Melu ' u pisciaru), l'ex soldato dei Cursoti Francesco Ragusa (meglio conosciuto come Francu 'u sceriffu), Michele Colajanni, Giuseppe Verderame (che era già ai domiciliari), Giovanni Fabio La Spina e Antonino Sentina (arrestato questa mattina, ndr). Notifica in carcere, infine anche per Simone Giuseppe Piazza già detenuto. Disposti i domiciliari per lady Zuccaro, Graziella Acciarito, e per Michela Gravagno, moglie di Alessandro Scardilli, uno dei più noti imprenditori della movida catanese, accusata di intestazione fittizia. Sarebbe stata la testa di legno di Rosario Zuccaro in una società, poi messa in liquidazione, che gestiva un ristorante del litorale. Il procuratore Carmelo Zuccaro in conferenza stampa ha affermato: "Il Gip nell'ordinanza scrive che tra i due vi era una relazione sentimentale". (GUARDA LE FOTO) 

LA TELEFONATA ANONIMA. Le indagini fotografano un periodo preciso: da giugno 2016 a maggio 2017. L'inchiesta scatta da una denuncia. Uno dei titolari che gestisce un parcheggio vicino a Fontanarossa ha raccontato agli inquirenti di aver ricevuto una telefonata anonima. Dall'altra parte della cornetta una voce in dialetto lo minacciava: ”abbessa (prepara, ndr) 100.000 euro, se no facciamo saltare tutto in aria, oppure cercati l’amico!”. La Squadra Mobile, coordinata dai pm Andrea Bonomo e Alfio Gabriele Fragalà, avvia una meticolosa attività che porta ad individuare i presunti responsabili della tentata estorsione. E secondo la ricostruzione degli inquirenti sarebbero Giuseppe Verderame e Simone Giuseppe Piazza.

LA SQUADRA DI SAN COCIMO. Da quei nomi i poliziotti arrivano al gruppo di San Cocimo. Ed è cosi che gli investigatori scoprono che ai vertici vi sono i figli di Maurizio Zuccaro, cognato di Enzo Santapaola (figlio di Salvatore e nipote di Nitto), e Luigi Gambino. E sarebbe operativa anche la moglie del boss Graziella Acciarito. Della squadra farebbero parte il cugino di Maurizio, Angelo Testa, Carmelo Giuffrida, Francesco Ragusa, Michele Colajanni, Giuseppe Verderame, Simone Piazza e Giovanni Fabio La Spina.

COMANDAVA DAL CARCERE. Per i magistrati non ci sono dubbi:  Maurizio Zuccaro, attraverso i figli e la consorte, nonostante il carcere sarebbe riuscito a imporre le sue direttive. E sarebbe riuscito anche ad infiltrarsi nel tessuto economico attraverso l'intestazione fittizia di diverse attività commerciali. Questo allo scopo di evitare misure di prevenzione, di cui in passato è stato già destinatario.

IL SERVIZIO DI SECURITY ALLA VECCHIA DOGANA. Avrebbero imposto all'amministratore della Vecchia Dogana (definito parte offesa dagli inquirenti, ndr) con minacce e intimidazione di affidare ai loro uomini il servizio di security della discoteca. Zuccaro senior e junior, insieme a Lugi Gambino, Carmelo Giuffrida e Giovanni Fabio La Spina, avrebbero costretto l'imprenditore ad assumere come bodyguard loro parenti o affiliati e inoltre avrebbero imposto il pizzo di 3 mila euro al mese.

IL SUMMIT. Dalle intercettazioni gli inquirenti hanno ricostruito che ad un certo punto si sarebbe svolto un summit per sancire una sorta di accordo tacito per la spartizione del servizio di security tra Santapaola e il clan mafioso dei Cappello. Precisamente con il gruppo che farebbe capo a Massimiliano Salvo, 'u carruzzeri. Anche se poi ci sarebbero stati dei dissidi proprio per la gestione del servizio di sicurezza. Questa indagine si incrocia infatti con un'altra operazione che ha portato all'arresto del fratello di Salvo, proprio per l'estorsione ad una discoteca di cui è titolare uno dei soci della Vecchia Dogana.

IL SOCIO OCCULTO. Il monitoraggio degli investimenti ha portato a scoprire che con il benestare del padre, Rosario Zuccaro sarebbe diventato il socio occulto per il 50% di un ristorante di Ognina. La quota era intestata alla presunta prestanome Michela Gravagno. Quando l'altro socio ha scoperto che dietro l'affare si nascondeva il figlio di un boss ha ceduto immediatamente la sua quota ad una terza persona, anche lui però inconsapevole. Ad un certo punto la società è stata messa in liquidazione. Anche per monetizzare l'investimento.

L'USURA. A Rosario Zuccaro, gli inquirenti, contestano anche il reato di usura. Avrebbe prestato ad un negoziante di abbigliamento la somma complessiva di 4 mila euro. Il tasso di interesse sarebbe stato fissato al 10% ogni mese.

 


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