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La proposta di legge

Prostituzione, Cantatore:
“Punire i clienti come in Svezia”

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La dirigente nazionale dell’Udi rilancia da Catania l’idea del modello nordico.

 

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CATANIA – Riaprire le case chiuse o punire i clienti? Il tema del contrasto allo sfruttamento della prostituzione tiene banco nel dibattito pubblico nazionale e accende gli animi. Sul tavolo ci sono da tempo modelli e proposte che seguono direttrici diametralmente opposte.  Se la Lega ha recentemente ipotizzato un ritorno alle case chiuse, con tanto di proposta di legge presentata alla Camera a febbraio, c’è invece chi a gran voce ha lanciato l’idea di mettere in campo il così detto “modello nordico” basato sulla punibilità dei clienti. Stefania Cantatore, dirigente nazionale dell’Unione Donne Italiane e aderente alla “Rete abolizionista europea” (composta da diverse associazioni compresa quella delle ex prostitute dei “bordelli” tedeschi) non ha dubbi: l’Italia dovrebbe sposare il modello nordico caldeggiato anche dal Parlamento Europeo attraverso la risoluzione Honeyball. “Chiediamo che anche in Italia si appronti una legge sulla prostituzione basata sul modello nordico adottato dalla Svezia, Norvegia, Finlandia e ora anche da Irlanda e Israele”, ha spiegato a margine del seminario “Donne migranti: diritti negati e nuove schiavitù”, organizzato dall’Università di Catania. “Il modello consiste nel punire certamente gli sfruttatori e i favoreggiatori, continuare a rispettare la libertà sessuale delle donne, nel senso che non punisce quella che viene individuata come prostituta ma vengono puniti i clienti in quanto complici dello sfruttamento e del favoreggiamento”, ha argomentato la dirigente dell’Udi.

La legge che punisce i clienti, secondo i dati alla base della risoluzione del Parlamento Europeo, eserciterebbe inoltre un’azione deterrente sul fenomeno della tratta. Secondo Cantatore non andrebbe sottovalutato l’effetto esercitato sui potenziali buyers. “E’ chiaro che punire il cliente non basta, ma nel momento in cui sa di essere punibile assume un’altra visione di sé, inoltre  l’esperienza di Norvegia e Svezia ci dicono che le cose vanno molto meglio da quando il modello è stato adottato”. Per quanto riguarda il nostro Paese, una proposta era stata già presentata nella passata legislatura: la legge Bini.  Naufragata quella legislatura, il testimone è così passato alla senatrice Valeria Valente, presidente della “Commissione parlamentare di inchiesta sul femmicidio”. Con lei le associazioni abolizioniste stanno facendo rete insieme ad altre realtà europee nel tentativo di imboccare la strada intrapresa vent’anni fa dalla Svezia.


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