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L'ANALISI

La Procura ha alzato il tiro
Trema la “Catania bene”

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Tecnologie sofisticate e grande sinergia con Finanza, Dia e Squadra mobile. Ecco cosa sta accadendo.


CATANIA – “Questa pesantezza dell'azione della Procura...non escluderei che possono fare un monitoraggio”. È il 19 marzo del 2018 quando il re dei commercialisti Antonio Pogliese viene intercettato dagli investigatori della Guardia di Finanza. Non si tratta di un'operazione come tante, gli inquirenti ipotizzano che ci sia stata un'evasione da 200milioni di euro. E arrivano molto in alto con gli arresti eseguiti appena pochi giorni fa, ma è chiaro che la Procura, già da tempo, ha alzato il tiro.

Carmelo Zuccaro lo aveva assicurato il giorno dell'insediamento
alla guida della Procura etnea: “Indagheremo sulla zona grigia”. Così aveva detto il 27 giugno del 2016. E così è stato. L'arrivo a Catania di Sebastiano Ardita e il potenziamento del gruppo specializzato sulla Pubblica amministrazione oggi guidato da Fabio Regolo hanno consentito di trasformare un ufficio che da sempre zoppicava nel settore dei colletti bianchi, in un modello investigativo non solo per la Sicilia.

GLI INVESTIGATORI – L'ufficio ha creato un asse con Guardia di Finanza, Squadra Mobile e Direzione Investigativa Antimafia, puntando sui reati economici, sulla corruzione e sui reati tipici dei colletti bianchi. Osando dove, prima, sicuramente per problemi organizzativi, non si riusciva ad arrivare. Era infatti normale, a Catania, portare al fallimento un'impresa, creare una nuova società, distrarre milioni di euro e mandare al macero i debiti. Adesso le cose sono cambiate.

“CATANIA BENE” - Gli inquirenti guidati da Salvi prima e da Zuccaro poi, sono entrati nelle stanze dei bottoni etnee, in quella di Mario Ciancio, in quella di Russo Morosoli, di Antonio Pogliese e sicuramente in molte altre, mettendo a nudo relazioni pericolose e consuetudini tipiche di una realtà parallela, fatta di colletti inamidati e fiumi di soldi, di strette di mano e complicità anche con esponenti delle istituzioni. È il nuovo volto di quella “Catania bene” che ha fatto dei favori e delle relazioni il suo punto di forza, tanto che alcune indagini sono finite anche ai piani alti del tribunale amministrativo etneo, passando da importanti studi legali.

IL NUOVO VOLTO – Non è una sentenza definitiva, si tratta di uno stadio iniziale delle indagini che hanno portato all'esecuzione degli arresti, ma il giudice per le indagini preliminari Santino Mirabella ha riservato parole durissime agli indagati del “sistema” Pogliese: “Qui ci si trova davanti a soggetti assolutamente privi di scrupoli in ordine alla pervicacia la quale si violano, si bypassano, si eludono le regole, mettendo in piedi una struttura che di quelle regole sfrutta gli aspetti solo esteriori e che della sostanza delle norme trae solo la apparenza del loro rispetto. Tutte le obbligazioni verso lo Stato vengono viste come un ostacolo che con un buon allenamento si può saltare, ritenendo le proprie gambe sempre muscolarmente superiori all'asticella di volta in volta prospettata”.

CATANIA TREMA – Incrociando le date delle intercettazioni effettuate dalla Procura con il giorno di emissione delle varie ordinanze, si comprende che l'ufficio guidato da Zuccaro è andato molto avanti. C'è un anno di indagini da scoprire. Ed è possibile che ci sia molto altro, ancora, da raccontare, sul vero volto di questa città.


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