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IL PROCESSO

Pizzo e minacce di morte
Alla sbarra esattore dei Brunetto

brunetto mafia

A lui si rivolgevano i commercianti prima di aprire un'attività per evitare problemi.

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CATANIA -  Non avrebbe avuto scrupoli Francesco Antonio Faranda, ritenuto dagli inquirenti un esponente di spicco del clan Brunetto. Per ottenere il versamento delle estorsioni era pronto alle minacce e a pesanti ritorsioni nei confronti delle vittime. Per il 39enne di Fiumefreddo di Sicilia i pubblici ministeri Giuseppe Sturiale e Alessia Minicò hanno chiesto il rinvio a giudizio. Faranda, assistito dai difensori di fiducia Ernesto Pino e Junio Celesti, dovrà comparire il prossimo 15 aprile davanti al gup di Catania Giuliana Sammartino. Le accuse sono di estorsione, tentata estorsione e danneggiamento seguito da incendio.

Nonostante fosse sottoposto alla sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, dopo aver trascorso un lungo periodo di detenzione in carcere, Faranda, secondo l'accusa, sarebbe subito tornato ad occupare un ruolo di primo piano all'interno dell'organizzazione criminale. A lui si rivolgevano i commercianti prima di aprire un'attività per evitare problemi. “E va bene, faglielo fare non ti preoccupare […] poi quando, quando apre è normale che si affaccia qualcuno […] hai capito o no? Però non ti preoccupare […] per dire per esempio, ci facciamo vedere, sai è Natale giusto o no? […] Uno dice glieli mandi per dire, uno che è in galera, capisci o no?”. Così Faranda, intercettato dai carabinieri di Fiumefreddo di Sicilia, risponde ad una donna che lo chiama per preannunciargli l'apertura di una nuova attività da parte della figlia. Ma al 39enne ci si rivolgeva anche per recuperare, con le buone o con le cattive, dei crediti maturati.

Tre i capi di imputazione contestati dall'accusa. Nel dicembre del 2016 il pluripregiudicato cerca di ottenere da un commerciante di auto una vettura al prezzo di 1000 euro. Ma al rifiuto opposto, poiché l'automobile avrebbe avuto un valore di molto superiore, Faranda avrebbe minacciato l'uomo. “Soldi non c'è n'è. Ora ti dico una cosa, tu mi porti la macchina a casa di mafia senza soldi e con le scuse! E se mi denunci ti taglio la testa a te e ai tuoi figli!”, queste le parole che sarebbero state urlate alla vittima. Ma nemmeno questo serve a piegare la volontà del commerciante. Pochi giorni dopo un autocarro Iveco di proprietà della vittima viene dato alle fiamme all'interno di un parcheggio privato. Per l'accusa si sarebbe trattato di una ritorsione. Un altro commerciante di Fiumefreddo di Sicilia, invece, sarebbe stato ripetutamente minacciato di morte dopo aver subito diversi tentativi di estorsione di denaro. L'intervento del padre della vittima, che aveva consentito a Faranda di prelevare gratuitamente merce dal proprio negozio, avrebbe scongiurato una violenta aggressione.


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