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Operazione di carabinieri e polizia
Mafia, 16 arresti nel catanese

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Disarticolato il clan Tomasello-Mazzaglia-Toscano”. Tra gli arrestati l'ex sindaco di Biancavilla, Marcello Merlo.  I NOMI

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BIANCAVILLA - Aveva deciso di comprare un’automobile blindata Pippo Amoroso, meglio conosciuto a Biancavilla come Pippo l’avvocato, dopo che a gennaio 2016 avevano tentato di ammazzarlo in pieno giorno. Così quello che gli investigatori ritengono uno dei “reggenti” del clan Toscano-Mazzaglia-Tomasello aveva deciso di proteggersi da solo dagli attacchi maturati dalla viva spaccatura all’interno della stessa cosca, da sempre referente della famiglia catanese di Cosa nostra. Ma i carabinieri, grazie ad una capillare indagine, riescono a piazzare le microspie nella macchina blindata e così intercettano i vari incontri tra “l’avvocato” e boss di altre famiglie mafiose, come quella Assinnata di Paternò. È stato lo stesso Mimmo Assinata Jr, da poco collaboratore di giustizia, a dare conferme dei rapporti di alleanza tra i due clan. Addirittura Assinnata avrebbe venduto delle armi agli Amoroso. È questo uno dei tratti salienti dell’operazione ‘Città Blindata’ che ha visto impegnati i Carabinieri e la Squadra Mobile di Catania, sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia di Catania.

Da quanto è emerso dalle indagini, che hanno coperto un arco temporale dal 2014 al 2017, il clan di Biancavilla avrebbe come reggenti le famiglie Amoroso e Monforte, in particolare i fratelli Pippo e Vito Amoroso e Alfio Ambrogio Monforte. Ai sedici indagati (10 già in carcere e 6 erano a piede libero, ndr) sono contestati i reati di associazione mafiosa, droga e armi. L’inchiesta scatta dopo la cruenta guerra di mafia che si è scatenata a partire da gennaio 2014 con l’omicidio di Agatino Bivona, di Alfredo Maglia (delitto ancora irrisolto) e poi del giovanissimo Nicola Gioco, inteso “u Picciriddu”. A quell’epoca Pippo Amoroso dal carcere va ai domiciliari. Precisamente a casa dei suoi genitori il boss inizia a ricevere la visita dei suoi fedelissimi, Giovanni Carciotto e Gregorio Ganci. Ai due avrebbe impartito le direttive per poter finalmente sancire il predominio su Biancavilla, una delle città del famigerato “Triangolo della Morte”.

Anche Vito Amoroso, scarcerato a luglio 2014, era finito nel mirino dei killer. Questa volta però a fermare il gruppo di fuoco è stata la Squadra Mobile e i poliziotti del Commissariato di Adrano. Erano pronti ad uccidere a colpi di mitra. Le indagini poi portarono a sequestrare diverse armi. Ma per capire quello che è accaduto a Biancavilla bisogna andare indietro nel tempo. E in particolare, come fotografa il capo della Mobile di Catania, Antonio Salvago “all’omicidio di Giuseppe Mazzaglia, u fifiddu”. “Da quel momento si crea un vuoto di potere e da lì la spaccatura”, afferma il dirigente. La Squadra Mobile continua ad indagare e mentre fa luce sull’omicidio di Maccarrone (fuori dalle dinamiche di mafia) scopre che i fratelli Massimo e Marcello Merlo sono passati dal clan Scalisi alla famiglia Mazzaglia-Toscano-Tomasello. Marcello Merlo, per la cronaca, è stato sindaco di Biancavilla diversi lustri fa.

Pippo Amoroso finisce in manette nel 2016 per l’estorsione al bar “Le Carillon”. Poi man mano i carabinieri attraverso i due blitz Onda d’Urto e Reset, scattati dopo le dichiarazioni dei testimoni di giustizia Arena, riescono a mettere le manette ai polsi ad altri esponenti della famiglia mafiosa di Biancavilla: “E' grazie a questa strategia investigativa che siamo riusciti a portare in carcere gli affiliati già dal 2016”, ha detto il pm Andrea Bonomo, nel corso della conferenza stampa. E inoltre il procuratore aggiunto Francesco Puleio ha precisato che anche le indagini “Ambulanze della Morte” fanno parte di questo filone d’inchiesta.

I nomi degli arrestati: Giuseppe Amoroso (cl 72), Vito Amoroso (cl 67), Carciotto Giovanni (84), Tino Caruso (78), Gangi Gregorio (89), Alberto Gravagna (85), Roberto Licari (87), Monteforte Andrea (92), Alfio Ambrogio Monteforte (69), Alfio Muscia (78), Vincenzo Panebianco (90), Riccardo Pelleriti (95), Placido Ricceri (86), Vercoco Carmelo (73), Merlo Massimo (72), Merlo Marcello (60).

 




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