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Malasanità

Chiusa la clinica Di Stefano Velona
Indagati dirigenti e medici NOMI

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"Lucravano sui pazienti". La vicenda trae origine da una denuncia. L'indagine della Procura è stata condotta dai Nas di Catania.

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CATANIA  - Altro che giuramento di Ippocrate. I pazienti della clinica Di Stefano Velona sarebbero stati considerati dagli amministratori e dallo staff sanitario mucche “da mungere” e su cui lucrare (illecitamente) a tutti i costi. Alla faccia del diritto alla salute. La struttura sanitaria è al centro di una complessa e delicata indagine dei Nas di Catania che ha permesso di sgominare un'associazione a delinquere finalizzata alla truffa ai danni dello Stato, abuso d’ufficio e falso in atto pubblico.

Il Gip oltre a disporre la sospensione per la durata di un anno della clinica, dell’autorizzazione regionale all’attività ambulatoriale e dell’accreditamento istituzionale al Servizio Sanitario Nazionale ha stabilito l’interdizione di un anno degli amministratori della Casa di cura,
Nunzio Di Stefano Velona e Ornella Maria Di Stefano Velona (responsabile qualità, ndr). Interdizione dalla professione medica per dodici mesi anche per il Direttore Sanitario Sebastiano Villarà e Alfio Sciuto, sei mesi di interdizione invece per i due medici Giuseppe Adamantino e Giuseppe Renzo Roberto Calanducci. Il Gip ha in toto accolto le richieste cautelari avanzate dalla Procura di Catania. L’inchiesta, coordinata dal procuratore Carmelo Zuccaro e dai sostituti Fabio Saponara e Francesco Brando, è partita dalla denuncia di un paziente che ha subìto tre interventi alla Di Stefano Velona per l’asportazione di una massa anomala all’inguine. Il quarantenne è stato dimesso ogni volta senza l’esecuzione dei necessari esami istologici. Solo dopo mesi il paziente ha scoperto di avere un tumore ed ha dovuto rivolgersi a un’altra struttura sanitaria. La diagnosi in ritardo però ha portato a dei grossi problemi di deambulazione. Inoltre grazie a una consulenza grafologica è stato scoperto che il direttore sanitario Villarà avrebbe falsificato la firma del paziente, da cui è partita la denuncia, di un consenso informato.

Un momento della conferenza stampa



Da quella denuncia i Nas, diretti dal Maggiore Salvatore Calabrese, hanno sequestrato oltre 5000 mila cartelle cliniche e la Procura ha fatto scattare una serie di intercettazioni. È stato così scoperto che quanto accaduto al paziente non era un caso isolato ma anzi era una vera e propria prassi consolidata. Non solo non sarebbero stati svolti gli esami istologici, ma i pazienti prima degli interventi non sarebbero stati sottoposti ad alcun test clinico, nemmeno un semplice prelievo di sangue. E inoltre nella strategia di massimizzare i profitti alcune volte veniva chiesto il pagamento di 80 euro per gli approfondimenti diagnostici, che invece sono “gratuiti” essendo oggetto di rimborso da parte della Regione. Questo con tutte le possibili conseguenze che potevano insorgere in sala operatoria. Dalla lettura delle cartelle cliniche sono emerse migliaia di false attestazioni, oltre 1100 sono imputate a Calanducci. Alla fine il Gip di Catania ha disposto il sequestro preventivo di oltre 105 mila euro.

Le repliche. "Il dott. Sebastiano Villarà, indagato, nella sua veste di direttore sanitario, nell’ambito della vicenda relativa alle attività sanitarie della Casa di cura Distefano-Velona, offrirà alla Procura della Repubblica e al Giudice delle Indagini Preliminari - afferma l'avvocato Antonio Fiumefreddo, difensore insieme al Prof. Guido Ziccone, di Villarà - tutti gli elementi utili a dimostrare la correttezza del suo operato. Intanto, coerentemente con i principi che lo hanno sempre ispirato come medico, ha già rassegnato le dimissioni da direttore sanitario della Casa di Cura, e ciò allo scopo di favorire i necessari ulteriori approfondimenti , che chiederemo, al fine di potersi giungere presto a provare la completa estraneità del dottor Villarà a qualsivoglia condotta penalmente rilevante".


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