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L'ANALISI

Sant'Agata non è Santapaola
Grazie Monsignor Scionti

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Mafia, fede, la festa non è più "cosa loro".

 

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CATANIA – Piazza Duomo, 6 febbraio 2019. Per qualche secondo sulla folla che circonda Sant'Agata scende il silenzio, c'è un monsignore, con il microfono in mano, che ha deciso di fare quello che nessuno, in precedenza, ha mai fatto: affrontare pubblicamente quella parte – minoritaria – della città che in un modo o in un altro da sempre ha tentato di gestire la festa andando contro ogni tipo di regola. Una parte che ha segnato spesso la sua storia per l'appartenenza alla mafia, alla famiglia Santapaola. “I devoti di Sant'Agata sono per Sant'Agata”, dice Barbaro Scionti mentre scattano i primi timidi applausi.

“Cari delinquenti – continua - perché di questo si tratta, cari delinquenti siete soli e isolati, adesso fate silenzio perché dobbiamo pregare”.

Monsignor Scionti ha scritto la storia, segnando per sempre quella linea di separazione, netta, tra il mondo della Fede e quello della malavita che ha tentato di trasformare la festa di Sant'Agata in un appuntamento nel quale rivendicare la propria presenza sul territorio e il proprio prestigio di famiglia. È l'esito di un percorso iniziato che ha visto un nuovo corso nel Comitato dei festeggiamenti, un tempo anello di congiunzione tra il mondo politico, quello religioso e quello mafioso.

Francesco Santapaola (A) e Nino Santapaola (B)



IL TEMPO DEI SANTAPAOLA – Il circolo che porta il nome della Santa, cioè Sant'Agata, è stato a lungo casa dei Santapaola. La tessera n. 1 era intestata ad Antonino Santapaola, figlio di Salvatore e fratello di Nitto Santapaola, la tessera n.2 era intestata a Vincenzo Mangion detto “Enzuccio”, figlio di Giuseppe Mangion detto Zio Pippo”. Nel 1999, come revisori dei conti, sono stati nominati Antonino Santapaola e Alfio Mangion; e ancora, nel 2003 Vincenzo Mangion è diventato il Rettore del Cereo. Nel 2002 Nino Santapaola e Vincenzo Mangion si presentarono anche per l'elezione alla presidenza del Circolo di S. Agata ma al loro posto venne eletto Pietro Diolosà.

Nella foto Enzo Mangion



I VERBALI - Carmelo Sortino, collaboratore già affiliato ai Santapaola, ha riferito ai Pm che la presenza dei mafiosi sarebbe servita a “garantire un'immagine” al Circolo S.Agata.

L'ascesa di Salvatore Copia sarebbe stata favorita dai rapporti con i Mangion tanto che poco tempo dopo l'iscrizione, Copia avrebbe avuto accesso alla stanza dello Scrigno di S.Agata, indossando “il distintivo grande, che non si può consegnare perché il distintivo parte, come aspirante, da quello piccolo”.

Il Cereo della Santa, sarebbe arrivato nel quartiere Monte Po', “grazie all'interessamento di Natale Di Raimondo”, all'epoca capo del gruppo mafioso di quel quartiere”, dopo poco tempo, sul cereo sarebbe stato affisso lo stendardo dei Di Raimondo, poi rimosso quando quest'ultimo decise di collaborare con la giustizia. Di Raimondo ha ammesso di aver destinato i proventi di una bisca clandestina al pagamento delle spese per la venuta della Candelora. Il Circolo avrebbe acquistato i fiori per i festeggiamenti nel negozio del padre di Claudio Samperi, ma i rapporti commerciali si sarebbero interrotti al momento del suo pentimento.

LE FOTO. A testimoniare l'infiltrazione mafiosa nella festa di S.Agata ci sarebbero le foto, consegnate dal collaboratore Sortino agli inquirenti che raffigurano Antonino Santapaola e Salvatore Copia accanto al Cereo del Circolo in processione; Salvatore Copia alle maniglie dei cordoni che spingono la vara; Enzo Mangion e Francesco Santapaola che portano a spalle la varetta all'interno della cattedrale; Enzo Mangion al fianco di Pietro Diolosà ed Enzo Mangion al posto del sacerdote sulla vara di S.Agata.

L'ERA DI MEZZO – Con la guida di Francesco Marano del comitato per i festeggiamenti della Santa, è iniziato un periodo di cambiamento, anche grazie al ruolo di stimolo del comitato per la Legalità e all'azione della politica. Nonostante questo, anche negli ultimi anni non sono stati rari gli episodi sospetti e i tentativi di infiltrazione, fino a ieri, quando un gruppo di “fedeli” voleva percorrere la salita di Sangiuliano, che non era in condizioni di sicurezza. La tensione è salita alle stelle, poi è arrivata la presa di posizione di Scionti. E tutto è cambiato perché Catania è devota a Sant'Agata. Non a Santapaola.


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