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L'INTERVISTA

“Nuova sinistra”, Villari e Raia:
“Ecco il Pd che vogliamo”

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Lunedì 11 febbraio Nicola Zingaretti sarà a Catania.

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CATANIA – Zingarettiani a raccolta: il candidato alla segreteria del Pd sarà a Catania l’undici febbraio. I supporter etnei serrano le fila e si preparano alla sfida dei gazebo, sperando di non vanificare il successo ottenuto tra gli iscritti.  Nel frattempo le correnti si rimescolano e nascono nuove intese di amorosi sensi. I laburisti etnei, guidati dai dioscuri Angelo Villari e Concetta Raia, cambiano in parte pelle ed fanno il loro ingresso nel contenitore “nuova sinistra” di Andrea Orlando. “Si allarga il campo”, spiegano gli ormai ex laburisti damianiani che pure avevano sostenuto l’ex ministro  della Giustizia alle scorse primarie. L’ex assessore comunale e l’ex deputata regionale dem, come di consueto in tandem, fanno il punto sullo stato dell’arte del partito senza lesinare critiche ai vertici regionali e nazionali che fin qui hanno tenuto il timone del Pd.

Tra poco si conoscerà il nome del nuovo segretario del Pd. Una nuova leadership basta a recuperare il vostro popolo?

No, non basta. Il declino causato dalla leadership precedente rischia di travolgere il partito. Noi continuiamo a dire con forze che il partito rimane mentre il segretario si può cambiare.

Quindi?

Pensiamo che nella fase politica attuale, in cui il leader ha molta importanza, Zingaretti sia in grado di dare una nuova speranza grazie alla discontinuità rispetto al passato che può fare tornare indietro tanti. Buona parte del malcontento è legato a scelte che anche noi non abbiamo condiviso: mi riferisco a scelte che si ponevano come una cesura rispetto al mondo del lavoro e alle istanze sociale. Noi abbiamo lanciato numerosi gridi d’allarme caduti nel vuoto. Zingaretti su questi temi ha detto parole chiare: serve un percorso di ascolto del nostro mondo.

Partiamo dal livello locale. Zingaretti ha ottenuto una vittoria di misura.

Sì, Zingaretti ha sfiorato il 50%.

Momentaneamente in vantaggio, dunque. C’è il rischio che il partito torni a litigare il giorno dopo le primarie?

Abbiamo fatto una battaglia politica evitando di esasperare i toni. La vera battaglia sarà quella delle primarie e abbiamo cercato di agevolare nei circoli dibatti quanto mai sereni. E questo, crediamo abbia contribuito ad evitare contrapposizioni che rischiano di non essere comprese dai nostri iscritti. I risultati ci dicono anche che all’interno del partito è predominante la voglia di cambiare.

Una volta riorganizzato il partito, pensate di iniziare a condurre un’opposizione vera a Palazzo degli Elefanti?

Noi di certo dobbiamo ripartire dal territorio. E’ un errore madornale che il Pd parli poco dei problemi che affliggono le comunità. A Catania il problema del dissesto è enorme e serve a poco parlare di chi ne ha responsabilità. Bisogna capire come intervenire. In queste settimane sta aumentando la preoccupazione dei lavoratori e delle imprese. La situazione sociale a Catania è esplosiva quando le strutture che forniscono servizi essenziali non sono pagate da mesi. Questo nodo va affrontato.

Passiamo al livello regionale. Sembrano esserci due Pd all’Ars. Siete d’accordo?

Noi siamo critici sul partito soprattutto a livello regionale. Il modello messo in campo in questi mesi, calpestando le regole, non ci piace. Come ha detto Zingaretti è il paradigma del partito che non deve essere. In questi anni abbiamo visto tanti trasformisti e persone salite sul carro dei vincitori: questo modello non ci piace e lo combatteremo.

C’è la possibilità che Zingaretti intervenga?

Questo non lo sappiamo. Ma quando si è consumata la scelta (crediamo sbagliata) di Faraone di autoproclamarsi segretario, Zingaretti non ha esitato a dire che questo modello di partito non va bene.

Che consigli dareste a Zingaretti se dovesse diventare segretario per alzare la voce e fare un minimo di opposizione al governo nazionale?

Premettiamo che è pazzesco che un congresso, che andava fatto un anno fa, si concluda a due mesi dalle Europee. Queste procedure non vanno più bene. E servono soltanto a contarsi, invece dobbiamo tornare a ragione sui temi.

Quali?

In primo luogo la solidarietà, i processi di inclusione per chi è ai margini della società, la lotta alla povertà, uno sviluppo economico compatibile con le istanze sociali e ambientali. Come sinistra del Pd diciamo che servono risorse pubbliche per creare lavoro e sviluppare la green economy. Serve un partito che coinvolga nuovamente la cittadinanza attiva e i corpi intermedi.

Alla luce delle politiche portate avanti in questi mesi, voi rifareste l’appello ad allearvi con il Movimento Cinquestelle?

Adesso non ci sono le condizioni. Vedremo in futuro. Allora invece c’erano.  Vedevamo in quella possibilità un argine alla deriva a cui stiamo assistendo.

E rispetto alle proposte politiche?

Reddito di cittadinanza e riforma della legge Fornero sono sempre state le parole d’ordine del centrosinistra, non possiamo criticare a priori. Dobbiamo, semmai, portare avanti critiche circoscritte nel merito: il reddito di cittadinanza, fatto in una condizione di debito, rischia di saltare a settembre a causa della clausola di salvaguardia e causare l’aumento di tasse e Iva. E’ importante dare un sostegno al reddito ma bisogna fare investimenti pubblici e creare lavoro, non illudere le persone.  Solo attraverso un lavoro produttivo si ricrea ricchezza da potere redistribuire alla fasce più deboli.

 

 

 


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