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LA PROCURA DI ZUCCARO

Sea Watch, c'è l'inchiesta
Interrogato tutto l'equipaggio

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Indagine su iniziativa di Polizia e Finanza. In esclusiva ecco cosa è avvenuto a bordo. La replica della Ong punto per punto.

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CATANIA – Quando sul porto di Catania si specchiano i botti esplosi in onore delle candelore di Sant'Agata, le luci della Sea Watch sono ancora accese e il capitano è – come risulta a LiveSicilia – sotto interrogatorio come persona informata sui fatti. L'ipotesi di reato è di traffico illecito di migranti, durante la giornata è stato sentito tutto l'equipaggio e la battaglia tra Procura e i legali della Sea Watch è già iniziata da tempo, almeno sul piano delle strategie e si gioca, innanzitutto, sulla competenza territoriale. Lo sbarco a Catania fa entrare in campo la Procura guidata da Carmelo Zuccaro, in una città in cui il sistema giustizia si muove grazie a protocolli consolidati: ad ogni sbarco polizia e guardia di finanza eseguono accertamenti. Nulla di strano, se non fosse che stavolta l'imbarcazione della Ong tedesca si era ormeggiata, a causa del maltempo, a Siracusa. Motivo che ha fatto scattare le attenzioni del procuratore capo Scavone, che ha escluso la sussistenza di reati in capo al capitano e all'equipaggio della Sea Watch. Scavone però diceva che l'eventuale reato associativo finalizzato al traffico di migranti, poteva essere valutato dalla Procura di Catania per competenza, ma c'è stato un imprevisto: lo sbarco a Catania.

LA COMPETENZA – Con lo sbarco a Catania anche la competenza ordinaria si radica in campo alla Procura – su questo la Ong annuncia battaglia – e quindi, in base al protocollo consolidato degli uffici guidati da Carmelo Zuccaro, è altamente probabile che, dopo gli accertamenti di oggi di Finanza e Polizia, sarà aperto un fascicolo per traffico illecito di migranti, anche a soprattutto a tutela della Sea Watch per garantire il diritto di difesa. Sino a questo momento, gli interrogatori sono avvenuti, in alcuni casi, senza l'assistenza di un legale. Ma l'avvocato di fiducia della Ong, Alessandro Gamberini, sentito da Livesicilia, ha mobilitato i suoi collaboratori per seguire da vicino ogni cosa. Punto primo: la Ong è serena e sono pronti a sostenere in ogni sede che hanno agito correttamente al solo scopo di salvare vite umane. Punto secondo: “Non abbiamo dubbi sul fatto che la competenza - continua Gamberini - è della Procura di Siracusa, che si è già espressa”.

L'INDAGINE – I componenti dell'equipaggio della Sea Watch sono stati sentiti come persone informate sui fatti dagli uomini della Squadra Mobile di Catania guidata da Antonio Salvago e dagli uomini della Guardia di Finanza, coordinati dal generale Antonio Quintavalle Cecere. Davanti a centinaia di giornalisti, poco dopo il completamento degli sbarchi, gli agenti sono saliti a bordo della nave, per cinque ore circa hanno sentito i componenti dell'equipaggio della Sea Watch 3, lo scopo è quello di ricostruire le modalità del soccorso che ha salvato la vita ai 47 migranti al largo della Libia e verificare se è vero che l'imbarcazione poteva dirigersi in porti alternativi come quello di Tunisia.

LA VERSIONE DI SEA WATCH Sea Watch ha sempre rivendicato la correttezza del proprio operato, sottolineando che non esisteva alcun porto sicuro in Libia dopo il salvataggio dei migranti. La portavoce Giorgia Linardi ha raccontato che il 23 gennaio alle 14.35 Sea Watch ha contattato il ministero delle infrastrutture olandese chiedendo l'indicazione di un porto in Italia o a Malta. Rispetto alla posizione in cui si trovava la nave – ha aggiunto la Linardi – il porto più sicuro era quello di Lampedusa, ma in quel momento non era ritenuto sicuro a causa del ciclone che si stava per abbattere. A quel punto l'Olanda ha detto a Sea Watch se la Tunisia poteva essere un porto dove rifugiarsi, ma – ha concluso la Linardi - la Tunisia non ha mai fornito alcuna risposta alla richiesta di ormeggio”.

 


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