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VERSO LE EUROPEE

Europee, ticket Tajani
Pronti politici e imprenditori

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Il presidente del Parlamento europeo tenta di spezzare l’asse giallo–verde.

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CATANIA - Tutti pazzi per Antonio Tajani: la sfida al populismo per ricompattare il centrodestra parte da Catania. Un incontro su un tema che divide la maggioranza giallo-verde, un tour in una delle regioni più “azzurre” d’Italia e un amarcord dei fasti del fu centrodestra. “Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova”, diceva Agatha Christie. La visita istituzionale del presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani è un giallo dall’esito prevedibile: un tentativo di riunire il centrodestra e spezzare l’intesa di amorosi (non sempre) sensi tra leghisti e pentastellati. Così Antonio Tajani apre il suo tour in Sicilia partendo da Catania, città che porta bene al centrodestra. Ma l’istantanea del patto dell’arancino ricorda una polaroid vintage. “Sono convinto che in Italia, come hanno dimostrato le elezioni a Catania, in Trentino e in Molise, il centrodestra abbia il consenso della maggioranza dei cittadini”, spiega lo stesso Tajani ai cronisti che lo accolgono con il sindaco Pogliese (da sempre legatissimo al presidente) a Palazzo degli Elefanti. Il luogo del delitto, per restare in tema. A Catania infatti il centrodestra unito ha centrato l’obiettivo delle amministrative. Un centrodestra a trazione decisamente azzurra.

Sondaggi alla mano, le cose nel resto d’Italia vanno diversamente e le europee saranno un bel banco di prova in termine di ridefinizione di rapporti di forza. Insomma, l’operazione egemonica è un po’ anacronistica, ma il tentativo in terra sicula riscuote successo. Lo dicono le centinaia di persone presenti a Palazzo della Cultura, dove si discute di infrastrutture con professionisti di alto livello e in presenza del governo regionale e di diversi big della politica etnea azzurra da Giovanni La Via (che dovrebbe tentare il tris a Bruxelles) all’ex senatore Pino Firrarello. Al di là dei ruoli istituzionali le presenze dicono tanto e titillano la curiosità dei retroscenisti.  Si pensi al presidente Musumeci tentato, dicono i bene informati, dall’ipotesi di correre con i centristi alle europee, un nodo non ancora sciolto dal congresso del movimento.  Il resto lo fa la presenza di Tajani. L’azzurro che piace ai moderati ma che non strizza l’occhio a sinistra né bastona con veemenza l’alleato leghista (in Miccichè style), il teorico del centrodestra unito e un ruolo istituzionale a livello europeo: l’identikit del frontman antipopulista è servito. Il resto lo fanno le bordate che Tajani non lesina al governo nazionale, o meglio alle istanze pentastellate. “Credo che a livello governativo si debba tornare alla coalizione di centrodestra perché c’è un minimo comune denominatore che unisce le forze: sono più omogenee rispetto alla Lega e ai Cinquestelle”, argomenta. “Lo si vede ogni giorno con i contrasti che ci sono, molto meglio governare insieme come in Liguria, Veneto e Lombardia, la Sicilia è la dimostrazione che il popolo sancisce questa alleanza: da riproporre a livello nazionale”, spiega Tajani. I cavalli di battaglia sono “la lotta alla pressione fiscale” e “gli incentivi alle imprese”. A più riprese Tajani contrappone un modello di sviluppo in grado di pungolare le assunzioni velatamente contrapposto a soluzioni assistenzialiste. Tra il dire e il fare c’è lo scoglio delle europee: da buon popolare Tajani indica la strada della collaborazione tra nazioni e mette in guardia dalle tentazioni sovraniste.

Una posizione diametralmente opposta a quella salviniana. Ma lo scontro frontale con l’ex alleato non c’è. Anzi. “Non credo nel partito unico, bisogna rafforzare la propria identità è utile per ottenere più consensi: la Lega è diversa da noi, Fratelli d’Italia è diversa dalla Lega e noi da entrambi i partiti”. Ma ci sono dei temi che uniscono. “La lotta contro la pressione fiscale e alla disoccupazione sono i temi cruciali e anche sulle Infrastrutture la pensiamo nella stessa maniera, la Lega invece è in disaccordo con il Movimento Cinquestelle”, dice. Si apre così una delle campagne elettorali più complicate di sempre per gli azzurri. Al netto dell’asso nella manica: la candidatura di Berlusconi. “Alle Europee ogni forza politica concorre con le proprie liste: è giusto che Berlusconi si candidi essendo il leader di Forza Italia e poi è stato estromesso dal suo seggio in Senato, secondo me violando le regole, quindi è giusto che i cittadini italiani possano riparare a una ferita inferta dalla sinistra per una serie di pregiudizi”, commenta Tajani snocciolando i “successi” del Cav “in Libia e nei rapporti con la Russia”. Resta da capire quanto peserà la discesa in campo del presidentissimo e che ripercussioni avrà sulla composizione delle liste siciliane e nella dialettica interna agli azzurri: il vero nodo da sciogliere.

 

 

 

 

 

 


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