Live Sicilia

L'INTERVISTA

Dalla Sicilia a Londra
La sfida di una catanese

Catania, londra, spampinato, start up

Parla l'imprenditrice etnea Sarah Spampinato.

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CATANIA - “Catania-Palermo in 4 ore, Catania-Londra in 2 ore e mezza”. Questo il primo pensiero dell’ideatrice di PopUpMarket e SicilyFest. Sarah Spampinato. “Io, in teoria, sarei una startupper. Ma cos’è una start up? Non l’ho mai capito – racconta Sarah – un modo di fare imprenditoria innovativa, con un alto rischio di fallimento. Un’idea, una proposta e via”. L’attività di Sarah Spampinato inizia vent’anni prima con l’azienda del padre e dello zio. “La mia prima esperienza fu alla Cesame ho curato il marketing dell’azienda in un periodo di ripartenza, almeno così era sembrato. Non era un’impresa facile. Il marketing dei “cessi” – ripete ridendo – difficilissimo, ma mi sono documentata e alla fine la chiave di volta era stata trovata. Chi, al mondo, faceva la ceramica con una lucentezza unica usando la polvere dell’Etna? Solo Cesame. Sembrava semplice, ma invece le problematiche legate a una fusione bancaria, la conseguente riduzione dei fidi e le lotte interne tra sindacati e proprietà fecero finire una delle realtà imprenditoriali più importanti del territorio etneo con commesse, in quel momento storico, per milioni di euro”.

Non usa mezze parole Sarah Spampinato. “Mi sono reinventata e sono riuscita ad utilizzare le eccellenze del nostro territorio, la promozione dei prodotti siciliani. Nasce il PopUpMarket. Utilizzando le piazze della nostra città, i luoghi meno conosciuti e meno frequentati. La pescheria che di giorno è il mercato del pesce, nel pomeriggio e fino a sera si è trasformata in una vetrina di arte e prodotti siciliani. San Berillo con il coinvolgimento di tutti i suoi abitanti, la Civita e tanti altri”. Ed è stato proprio durante un Pop Up Market alla pescheria che un inglese fece delle riprese aeree. Da lì parte l’idea di esportare a Londra il prodotto Pop Up, ma con un altro nome più indicativo e incisivo.

Ecco nascere il Sicily Fest. “A Londra cambia tutto il tessuto imprenditoriale.Dai trasporti alla pulizia, le location vengono affidate solo se si crede in un progetto e il riferimento è unico, non ci sono uffici e burocrazia interminabile. Iniziamo il Sicily Fest ed è subito un successo, dopo la prima edizione ci viene data una location molto più grande. Certo le difficoltà non mancano, ma l’apertura di una società in Inghilterra ha facilitato la nostra impresa.” La nota dolente riguarda la nostra Sicilia e Sarah Spampinato spiega il suo perché. “Da noi i trasporti e i collegamenti sono quasi inesistenti a parte i permessi e i viaggi nei vari uffici amministrativi. Abbiamo ricevuto la proposta di fare il Pop Up Market a Palermo, ma trasportare e viaggiare con questo tipo di merci è un’impresa quasi del tutto impossibile”. Il principio di insularità diventa molto importante per gli imprenditori che decidono di investire sulla Sicilia. Navi e aerei frequenti a bassi costi, strade e autostrade interne no da terzo mondo. Nella Costituzione del 1948 al terzo comma dell’articolo 119 si fa riferimento al principio di insularità e le isole vengono considerate realtà svantaggiate. “Le nostre eccellenze vanno salvaguardate, a parte i marchi più grossi, il nostro territorio si contraddistingue per le piccole realtà imprenditoriali e di grande qualità – continua Sarah – diventa molto difficile esportare e far conoscere queste eccellenze all’estero, i costi sono esorbitanti. Oltretutto non riusciamo a esportare il “fresco”, il Sicily Fest si sposta su gomma. Bisogna mettere in vetrina tutti anche chi fa la pemacoltura dello zafferano, il miele, le marmellate. Tutte eccellenze della nostra terra, ma con le difficoltà delle piccole e piccolissime realtà isolane. Sono prodotti e produttori che vanno messi in vetrina e aiutati”.

 

 

 

 

 

 




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