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IL CASO

San Cristoforo, la speranza tradita
I ragazzi di via Stella Polare

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Dopo il blitz Stella cadente, l'esperienza di chi, con un'associazione calcistica, ha provato a togliere i ragazzi dalla strada, ma è rimasto solo.

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CATANIA - Tra gli arrestati anche tre minorenni. Meno di 18 anni e già “dentro” per spaccio di droga. Sembra l’unica strada o quasi, quella della delinquenza, per chi nasce e cresce a San Cristoforo, tra via stella Polare, via Moncada e via Toledo, lì dove lunedì scorso è scattato il blitz dei carabinieri Stella cadente, che ha azzerato una piazza di spaccio nel quartiere, eseguendo una ordinanza cautelare a carico di 37 persone. Uno schiaffo in pieno volto per chi, come Tuccio Tringale, ex consigliere comunale, si è speso e ha speso tanto per dare una possibilità ai piccoli del quartiere. Con un’associazione sportiva, l’Andrea Stimpfl che, nel giro di dieci anni è riuscita a dare una speranza ai ragazzi del quartiere, anche di altre zone di Catania, ma che poi ha dovuto chiudere. Troppi sforzi, trippe spese, troppa indifferenza.

“Sono stati tanti i bambini cresciuti nella nostra associazione che si sono trovati dentro questo giro - commenta amaro Tringale. La nostra associazione ha provato a tenerli lontani dalla strada, ma un progetto che nasce sulle spalle di una famiglia, la mia, quella di mio padre, di mio fratello, è chiaro che non può che avere vita breve senza il sostegno delle istituzioni”.

L’operazione Stella cadente è stato senza dubbio un successo per le forze dell’ordine, ma anche la più evidente consapevolezza che potrebbe essere tutto vano, ogni tentativo di riportare regole e senso di legalità si scontra infatti con la dura realtà che lì, le cose difficilmente cambieranno se l’attenzione non si sposterà. Lo ha detto lo stesso procuratore della Repubblica, Carmelo Zuccaro, illustrando i dettagli dell’operazione che, senza reali azioni volte alla prevenzione è solo una delle tante. “La terza operazione che si fa in sette anni nel quartiere testimonia in maniera evidente l'inadeguatezza dell'attività giudiziaria - ha ammesso Zuccaro. Sono molto contento per quello che é stato fatto ma ovviamente sono molto preoccupato perché non vorrei che da domani si ritornasse a formare questa attività e per evitare che questo succeda é fondamentale l'intervento di iniziative sociali e di prevenzione che devono essere svolte a tutti i livelli”.

Eppure, le iniziative sociali avviate per tentare di cambiare le sorti del quartiere come l’Andrea Stimpfl troppo spesso si sono scontrate con la solitudine, l’indifferenza generale e la carenza di risorse. L’associazione, nata ne 2004, alcuni anni fa ha chiuso i battenti: troppe le risorse economiche richieste per una famiglia che, da sola o quasi, è stata l’unica a sostenere il progetto.

Come è nata l’idea?

Da un gruppo di bambini, che oggi sono uomini, che avevano voglia di giocare e di stare insieme facendo sport. Eravamo 15 e siamo arrivati ad avere più di 200 bambini, provenienti dal nostro quartiere, ma anche di Librino, e di tutte le fasce sociali, non per forza in condizioni precarie. Abbiamo dato loro la possibilità di fare sport in maniera sana, lontani dalla strada. Abbiamo affittato un campo da calcio, messo in piedi una società, cercato risorse per comprare i completini: grazie a ragazzi che ci hanno aiutato - che se si facesse un conto di quanti sono stati in dieci anni si possono contare sulle dita di una mano. Non posso dimenticare Dario Di Stefano, che ci ha rifornito di materiale sportivo, ha vestito i bambini. Le prime volte, quando non avevamo una lira, ci ha sponsorizzato, ci ha comprato le scarpette, i borsoni.

Quanti bambini siete riusciti a togliere dalla strada?

Centinaia e centinaia. La considerazione da fare, però, è che molti ci sono ritornati. L’associazione da sola, come singolo elemento di aiuto e sostegno, non poteva e non può bastare. L’azione di contrasto all’ambiente dominante dovrebbe essere sostenuta dalle istituzioni, che dovrebbero essere presenti nel quartiere, attraverso scuole, spazi culturalii, spazi sportivi. San Cristoforo è un quartiere dove non esiste alcuno spazio sociale, Dove, al di là del contesto familiare, il contesto è ambientale è quello che predomina. Se si fa un giro in via Toledo o in via Stella polare, l’unica cosa presene è il degrado. Si percepisce l’assenza delle istituzioni. Ricordo la scuola chiusa di via Moncada, la Livio Tempesta. Uno dei segnali che rispecchiano più la realtà delle cose: una scuola che potrebbe essere strategica per il recupero del quartiere, per rappresentare un presidio di legalità, di cultura, di crescita sociale, viene chiusa, abbandonata, vandalizzata.

È sempre stato così?

C’era un tempo in cui sembrava che le cose potessero cambiare: c’era l’associazione che operava, c’era la scuola. Poi nulla. Le richieste di aiuto non sono state ascoltate. Questa è una città in cui chi può fare qualcosa, chi può sostenere un progetto o sponsorizzarlo, preferisce le iniziative che hanno un clamore mediatico maggiore, rispetto alla nostra associazione.

Nessuno vi ha sostenuto?

Tutti quelli che abbiamo interpellato si sono detti solidali, si sono impegnati a parole, ma poi non hanno fatto nulla. Ricordo di aver mostrato il nostro campetto, illustrato la nostra situazione a Silvio Berlusconi, al quale abbiamo fatto un appello. Lui ha visto le foto ma nulla. Stessa cosa con l’allora presidente della regione Raffaele Lombardo. Infatti, il rammarico più forte è sicuramente il fatto che l’associazione che poteva dare un segnale, anche se piccolo significativo, è stata chiusa nell’indifferenza generale. La città si è girata dall’altro lato. Nonostante San Cristoforo sia dietro piazza Duomo, in centro, nonostante una volta fosse il cuore produttivo di Catania. Oggi se ne parla solo se ci sono blitz. Nessuno è stato capace di creare nulla qui, né per i bambini né per le bambine, che qui davvero non hanno cosa fare. Nessuno sfogo sportivo, intellettuale, Il contesto è questo: il nulla.

Non c’è speranza dunque?

La speranza deve esserci. Via Sella Polare non è una strada senza uscita. Bisogna non arrendersi, lottare partendo dagli errori fatti e cercare di recuperare questo luogo e chi vi abita. Chissà quanti talenti sono stati sprecati qui.

Il giorno del blitz cosa hai pensato, dal momento che sono stati coinvolti ragazzi che conosci bene.

Rassegnazione. Perché comunque, alla fine, questo è il sentimento che prevale. La sconfitta, l’inutilità dei sacrifici fatti, a livello economico e non solo. Sconfitte che purtroppo non sono facili da digerire, né per me, né per mio padre, né per mio fratello. Tutto quello che abbiamo fatto è stato finalizzato a togliere questi bambini dalla strada, ma purtroppo la strada è stata più forte.

Un post di Facebook che esprime gratitudine al presidente



Eppure, qualcuno ce l’ha fatta…

Sì, grazie al cielo. Qualcuno ha messo su famiglia, lavora, ci ringrazia sempre. Ci vede come una componente importante della propria vita e questo mi fa molto piacere. In tante occasioni la strada del calcio è stata occasione per seguire i bambini anche nel percorso scolastico, e siamo riusciti a fare prendere la licenza media a tanti. Qualche soddisfazione, anche se poche, l’abbiamo avute proprio noi.

Se avessi la possibilità di rimettere in piedi l’associazione?

Ci sto lavorando. Sto cercando questa volta di creare presupposti più forti, per fare in modo che resista. Chiudere definitivamente sarebbe una sconfitta che non mi farebbe dormire tranquillo. I sacrifici fatti possono costituire le basi per ripartire. Io sono nato a San Cristoforo, è nato qui mio padre, i miei zii, i miei nonni che erano pescatori, come quasi tutti all’epoca in questo quartiere, popolato di operai, di commercianti. Un luogo sano dove si viveva bene, la via Plebiscito era piena di botteghe e di persone. Ma quando ero piccolo io tutto era già off limits, la zona del castello Ursino ad esempio. Ma proprio quella, oggi, è stata riqualificata. Mi chiedo allora perché non fare lo stesso con la zona più interna.

Se dovessi fare un appello al sindaco Pogliese da cosa partiresti?

Nel prossimo futuro mi vedrò con il sindaco e cercheremo di partire da quei due, tre punti importanti: chiudere la discarica di via Toledo, cercare i fondi per fare questo benedetto campo da calcio, ad esempio. Già questo sarebbe un ottimo segnale. Le parole del Procuratore sono davvero importanti: occorrono le istituzioni, il comune, la Regione, lo Stato, non solo per reprimere ma per costruire, per dare la possibilità a questi bambini di diventare uomini retti domani. Questi bambini non sono diversi dagli altri, da quelli di corso Italia. Se 9 su 10 finiscono in carcere, questo deve fare riflettere che forse qualcosa di sbagliato c’è. Nascono come gli altri bambini ma non hanno le stesse possibilità. Il futuro di questa città si gioca su quanto si valorizzeranno tutte le sue componenti, facendo in modo di dare tutti le stesse possibilità. Catania non è solo via Etnea.


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