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Le rivelazioni del pentito Bonanno

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Il collaboratore ad un certo punto avrebbe avuto in mano la lista delle estorsioni.

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CATANIA - È Salvatore Bonanno il collaboratore di giustizia che ha dato l'input investigativo per l'arresto, reso noto oggi, del fratello Alessando con l'accusa di estorsione. I soldi della tangente, 200 euro al mese versati dal gommista di Mascalucia, sarebbero andati a finire nelle casse del clan Santapaola. Il pentito in questo anno e mezzo di collaborazione ha riempito pagine e pagine di verbali. Uno, inedito, è stato pubblicato anche sul mensile S. Salvatore Bonanno scatta una fotografia ben precisa degli affari di famiglia. E il suo ruolo di "esattore" delle estorsioni gli avrebbe permesso di poter avere parecchie conoscenze, che ora sono diventate preziose informazioni investigative.

LA LINEA DI COMANDO. Il pentito sembra avere una conoscenza ben precisa della linea di comando che si è susseguita in base alle operazioni di polizia giudiziaria all'interno del clan Santapaola. “In ordine ai reggenti della famiglia Santapaola so che si sono succeduti nel tempo Francesco Santapaola, Saro Lombardo, Angelo Marcello Magrì, e poi dopo l’arresto di Magrì divenne nuovamente Saro Lombardo ed infine divenne reggente Tomaselli. Preciso - spiega Bonanno - che il reggente della famiglia Santapaola è colui che ha l’ultima parola su tutto, prende le decisioni in ordine alla vita dell’associazione mafiosa ed è l’unico soggetto legittimato ad interfacciarsi con i capi degli altri clan o gruppi”. Salvatore Bonanno parlando di “comando” racconta un fatto specifico. A novembre 2016 va a lamentarsi con il capo. È finito da poco in carcere Marcello Magrì quindi il pentito va a bussare da Rosario Lombardo a San Giorgio. Che lo ricordiamo all’epoca era ai domiciliari per motivi di salute. “Sono andato a lamentarmi da Saro Lombardo delle mie precarie condizioni economiche e lui mi disse di mandargli qualcuno più tardi. Io mandai mio fratello e Saro gli chiese se io fossi a conoscenza di qualcuno che aveva la carta. La carta o lista l’avevo io e perciò gliel’ho fatta avere tramite mio fratello. Preciso che si trattava della lista relativa alle estorsioni natalizie e pasquali. La lista però venne consegnata a Tomaselli, per come mi disse Lombardo, che alla fine mi fece avere 500 euro dei 2000 che mi toccavano”. Nel processo Chaos è ben delineato che il possessore della “carta” fosse proprio Antonio Tomaselli.

LA LISTA DELLE ESTORSIONI. Ditte di autotrasporti, aziende di spedizioni di rilievo nazionale, piccoli commercianti, leader nel settore illuminazione pubblica, stabilimenti balneari, imprese del settore rifiuti. La lista delle estorsioni che Bonanno avrebbe consegnato a Lombardo, che poi sarebbe finita nelle mani di Tomaselli, comprendeva attività di ogni tipo, e soprattutto di diverse dimensioni. “Questa lista l’avevo ricevuta da Vito Romeo - racconta il pentito - La riscossione di tali estorsioni era disposta da Tomaselli, e per come mi ha detto Lombardo, vi procedevano direttamente Tomaselli o Melo di Lineri. Il valore delle estorsioni indicate in questo elenco si aggirava intorno ai 22 mila euro da corrispondere due volte l’anno, per un totale di 44 mila euro da versare nella cassa comune”. E a chi dovevano andare questi soldi? Bonanno conosce anche i beneficiari. “Saro Lombardo, Mirko Casesa, Salvo il genero di Saro Lombardo, io, Francesco Santapaola detto cicciolina e figlio di Turi Coluccio, Fabio Cantone, Carlo Burrello, Marcello Magrì detto Lupin e Vito Romeo”. Ma è solo un piccola parte di quella generale. Che Bonanno avrebbe visto “in una occasione perché mostrata da Magrì a San Pietro Clarenza agli inizi di maggio 2016”. Il valore complessivo però rimane un mistero.

 


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