Live Sicilia

L'INTERVISTA

Europee, Forza Italia scalda i motori
La Via punta al tris

Catania, europee, la via, ppe, Politica

L'eurodeputato traccia un bilancio dell'esperienza europea e si mette a disposizione degli azzurri.

VOTA
0/5
0 voti

CATANIA - Giovanni La Via, europarlamentare. Si definisce innanzitutto un popolare, un popolare in senso europeo. Dieci anni tra Bruxelles e Strasburgo, passano in fretta. Eletto prima tra i berluscones, in seconda battuta nel cartello scudocrociato di Pierferdinando Casini e Angelino Alfano quando i centristi camminavano a braccetto sia a Roma sia a Palermo con il Pd di Matteo Renzi. In ultimo è rientrato in Forza Italia, accolto da Antonio Tajani e Gianfranco Micciché. Nel cassetto, però, la disponibilità per un terzo e definitivo mandato nelle istituzioni continentali.

Populismo, terrorismo, ma anche forse l’incapacità delle istituzioni continentali di decidere su argomenti ritenuti sensibili dai più. Onorevole, qual è lo stato dell’Unione?

“Non c’è dubbio, la situazione è complessivamente difficile. Parto dal terrorismo. Ancora abbiamo cellule islamiste che agitano l’Europa e generano preoccupazione. Ho vissuto l’ultimo attentato di Strasburgo con una certa attenzione perché avevo un gruppo di amici che se la sono vista sicuramente molto peggio di me”.

Perché, cosa è successo?

“Erano sul taxi che dopo è stato preso dal terrorista. Pistola alla mano, è stato chiesto loro di lasciargli i mezzo. Per fortuna tutto è andato bene e abbiamo vissuto solo una brutta esperienza”.

Crede che alle prossime elezioni l’Europarlamento cambierà colore?

“Pare che la prospettiva sia quella di una forte avanzata dei populismi, di coloro che vorrebbero smontare l’Ue. A costoro la Brexit non ha insegnato che in Europa si sta meglio se non si va da soli”.

Loro hanno scelto diversamente, però.

“Sicuramente l’Europa non è un menù alla carta, lo hanno compreso benissimo gli inglesi durante le trattative, che volevano alcune cose sì altre no. O scegli il pacchetto o niente!”.

C’è chi pensa che sia stata la permanenza del Regno Unito in passato a rallentare il processo d’integrazione europea. Lo pensa anche lei?

“Se guardassimo bene la storia, non è stato il Regno Unito a tirare il freno.  Sono stati altri i paesi a votare contro la costituzione europea, fosse passata oggi avremmo gli Stati Uniti d’Europa. Un paese federale. Quella costituzione fu affondata sotto i colpi dei referendum francese e olandese".

Come andrà a finire?

“Francamente non lo so. Se gli amici inglesi volessero far tornare la voce al popolo, forse il popolo potrebbe prendere oggi una posizione più matura sulla vicenda”.

Chi ha vinto nella trattativa Conte-Moscovici?

“Tsipras aveva avvertito tutti, quando spiegava che siamo tutti all’interno di un sistema e il sistema è quello Europeo. Sistema dal quale, a oggi, non c’è nessuna convenienza a uscire. Se vai allo scontro, hai sicuramente dei danni. L’esempio greco è esemplificativo, con il governo che è dovuto tornare sui suoi passi. Anche Savona, in ultimo, ha creduto che fosse opportuno fare un passo indietro sulla procedura d’infrazione. Ma lo aveva detto anche Tria”.

Il risultato finale?

“La sfida all’Europa ci ha portati a un miliardo di euro di danni. Lo scontro non è servito all’Italia”.

Ci faccia capire, però: nella disputa tra austerità e politiche espansive, il Ppe dove è?

“Dice che bisogna mantenere i conti in ordine e favorire politiche d’investimento. Politiche che nulla hanno a che vedere con nuove misure assistenziali, quali il reddito di cittadinanza.  Che non creerà né lavoro né sviluppo”.

Lo pensa anche di quota 100?

“L’abbattimento generalizzato dell’età pensionabile non mi sembra una misura utile al nostro sistema pensionistico. Mi pare una boutade per sperare di prendere qualche punto percentuale in più alle prossime elezioni”

Onorevole, non ci giro attorno: ci sarà il suo nome in lista alle prossime Europee?

“Questo non dipende da me: è una scelta che farà il partito. Ho detto al coordinatore che il mio nome è a disposizione di Forza Italia. Ovviamente, sarà il partito a decidere se sarà utile, opportuno o necessario, puntare nuovamente sul mio nome. Non mi appassionano le polemiche sul toto-candidi”.

Cosa la appassiona, invece?

“Il partito, in questa fase delicatissima in cui si prospetta una avanzata populista, deve allargare il più possibile la propria sfera di competenza. Fa bene Micciché a guardare a tutti i moderati per schierare una lista forte. Ripeto, deciderà lui se è nell’interesse del partito che io mi candidi o no”.

Dalla vicepresidenza in pectore della Regione di Fabrizio Miccari per il centrosinistra al rientro in Forza Italia, qualcuno le ha chiesto di presentarsi con la cenere in testa?

“Debbo dire che non abbiamo parlato del passato, perché ho sempre mantenuto un profilo da popolare europeo”.

Ciò che vale in Europa non vale in Italia, però. 

“In passato è successo che alcune forze popolari abbiano scelto altri percorsi fuori dal centrodestra. All’interno di Ap-Ncd furono fatte delle scelte responsabili. Successivamente però sono stati fatti degli sbagli, perché bisognava uscire prima da quella esperienza di governo. Oggi il quadro è totalmente diverso”.

Personalmente lei come si colloca?

“In Europa sono sempre stato con i popolari. Alle scorse politiche ho convintamente sostenuto candidati di Forza Italia; alle scorse amministrative mi sono espresso per l’elezione di Salvo Pogliese. Oggi sono stato rientrato ufficialmente nel partito”.

Cosa resta del suo decennio in Europa?

“Me lo sono chiesto tante volte. Credo di aver fatto questo lavoro con impegno. Ogni volta che ho votato, l’ho fatto secondo quelle che erano le convenienze della Sicilia. Penso alla riforma della Pac, attraverso la quale la nostra regione ha il programma di sviluppo rurale più grande d’Europa, quello con più soldi. Solo per dirne una. Nel complesso, non vedo decine, ma centinaia di cose fatte”.

Si poteva fare di più?

“Sì, in alcune occasioni sì. Da un lato, nessuno è perfetto; dall’altra, i territori spesso non ci hanno aiutato”.

In che senso?

“Abbiamo un sistema elettorale che non ci aiuta a lavorare a Bruxelles”.

Si riferisce alla preferenze?

“Non solo. Mi riferisco al collegio ampio. Con ottocento comuni, come puoi fare ad essere presente sul territorio mantenendo il consenso, la visibilità, la preferenza, e poi stare a Bruxelles tutto il tempo necessario?”

Me lo dica lei.

“In Europa conti se ci stai. Mentre io rientro il giovedì sera per stare sul territorio durante il fine settimana, coinvolto in eventi di ogni sorta, ci sono colleghi francesi e tedeschi che hanno tutto il tempo di studiare i dossier e preparare le proposte di modifica”.

Con quali conseguenze?

“Da noi è la visibilità che ti porta all’elezione. Visibilità e competenza possono essere casualmente abitate dalla stessa persona. Ma non è la regola. Siamo l’unico paese che porta a Bruxelles, lo dico con tutto il rispetto per la professione, mezzi busti televisivi, cantanti e attori. Gli altri portano esponenti con competenze professionali specifiche. Questo è debilitante per la nostra azione. L’Italia non è un paese forte in Europa appunto per questo”.

Molti suoi colleghi italiani non conoscono le lingue, ad esempio.

“Esatto. Dei parlamentari che abbiamo lì, cinquanta non conoscono una lingua oltre l’italiano. Prima di chiedere di essere inseriti in lista, dovrebbero sapere dove stanno andando a lavorare. Con tutto il rispetto, è come avere un portavoce impossibilitato a parlare”.

E lei?

“Vengo criticato perché uso troppo l’inglese. La mia proposta di modifica della Pac era in inglese e questo ha permesso di renderla immediatamente disponibile a tutti i colleghi. Lo avessi fatto in italiano, ci sarebbero voluti dieci giorni in più per la traduzione in ventitré lingue”.

Me la toglie un curiosità?

Prego.

Che fine hanno fatto gli occhiali?

[Ride] “Ero astigmatico e ipermetrope e per tanti anni ho portato le lenti progressive. Poi una mia assistente ha fatto un piccolo intervento a Bruxelles; così sono andato anch’io dall’oculista. In venti minuti sono stato operato e ho risolto tutti i miei problemi”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


/web/virtualhosts/catania.livesicilia.it/www/upload/assets/xml/1324,3,sotto-articolo.php


Segnala il commento