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l'intervista

Terremoto, tre secoli fa il 'big one'
Tortorici: "Territorio non pronto"

, Cronaca

Secondo il geologo, occorre adeguamento delle infrastrutture, a partire dalla rete stradale e dagli edifici pubblici. E poi educazione ai cittadini.

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CATANIA - La terra, sull'Etna, continua a tremare. La popolazione colpita dal terremoto resta alloggiata nelle strutture messe a disposizione dai vari Comuni coinvolti pensa ancora alla notte di Santo Stefano quando, in poche ore, ha perso molto, quasi tutto. I soccorritori continuano a scavare e i pompieri a controllare gli edifici mentre le amministrazioni e le istituzioni annunciano piani e finanziamenti. Nel giorno dell'anniversario del big one che distrusse la Sicilia orientale, e quasi interamente la città di Catania l'11 gennaio 1693, si impone una nuova, attuale, riflessione sul rischio sismico dell'area etnea e sulla necessità di mettere in sicurezza la popolazione, a partire dalle infrastrutture. Il Big one potrebbe infatti ripetersi, e anche presto, per cui occorre prepararsi. Ne abbiamo parlato con Fabio Tortorici, presidente siciliano della Fondazione Centro studi del Consiglio nazional dei geologi. "La Sicilia orientale - afferma il professionista -  ha questa spada di Damocle di un forte terremoto che potrebbe colpire il territorio".

Dobbiamo aspettarci un nuovo Big one?

Sicuramente sì. Ce lo dobbiamo aspettare e dobbiamo chiederci se siamo pronti a un eventuale grosso sisma. Secondo le statistiche, il terremoto del 1693 che ha colpito la Val di Noto, ha un periodo di ritorno di circa 300 anni. È una media, ma se l’ultimo terremoto risale al 1693, questo big one è in ritardo, per cui non ci dovremmo stupire se un terremoto di pari intensità torni a colpire l’area iblea. E devo dire che non mi pare si sia tanto preparati a questo tipo di evento.

In che senso? 

I nostri fabbricati, le nostre costruzioni per la maggior parte, sono stati realizzati prima dell’entrata in vigore delle norme sismiche e, anche le prime norme sismiche introdotte in Italia nel 1974 non erano stringenti come quelle attuali. Insomma, il nostro edificato non riuscirebbe a rispondere a un terremoto di magnitudo pari a quella del sisma del 1693.  Non si è preparati poi per quello che riguarda l’educazione dei cittadini; credo che anche in questo caso si sia fatto ben poco. Infine, non si è preparati neanche nella programmazione: sono ancora tantissimi i Comuni che non sono dotati di piani di protezione civile o che non li hanno aggiornati.

Cosa bisognerebbe fare?

Penso che si debba lavorare a tutti i livelli. Dall’educazione del cittadino, che potrebbe intervenire sulla propria abitazione per adeguarla a prescindere dai contributi pubblici, preoccupandosi in maniera autonoma del proprio fabbricato. Ma questa mentalità, questa forma di educazione, ancora non è riuscita ad attecchire nel nostro paese. Neanche dopo il terremoto di Santo Stefano che, rispetto a tanti altri, ha solleticato il nostro territorio, è stato di magnitudo medio bassa.

A livello istituzionale?

Beh, amministratori, politici e governi si dimenticano di questo tipo di problemi. Se ne parla una settimana, un mese, e poi non se ne parla più. E ci si dimentica della spada di Damocle. Diversamente, credo che ci sarebbe più solerzia e attenzione nel mettere in sicurezza il territorio, a partire dagli edifici pubblici. E dalle infrastrutture stradali e autostradali. Una cosa che mi ha colpito dell’ultimo terremoto di Santo Stefano è che l’autostrada Messina Catania è stata chiusa al traffico per qualche ora per cedimenti. Mi domando: se il terremoto fosse stato più forte e ci fosse stata la necessità di fare intervenire i soccorsi, come avrebbero potuto raggiungere le zone terremotate? C’è anche un problema infrastrutturale delle vie di comunicazione che non riuscirebbero a rispondere a una emergenza. Bisogna fare in modo che le colonne dei soccorsi possano intervenire e la Sicilia orientale non venga di fatto spaccata in due.
Che cosa è successo il 26 dicembre dal punto di vista geologico?

Il terremoto del 26 dicembre è legato all’attività sismica di un vulcano attivo. Non ci sorprende: l’Etna fa il suo dovere e le attività sismiche sono parte di queste. Infatti questo evento sismico, proprio perché vulcanico, è caratterizzato da una bassa profondità ipocentrale, Il terremoto di Messina era invece di origine tettonica, come quello dell’11 gennaio del 1693.

Quali le differenze sostanziali?

Semplice: i vulcanici sono estremamente localizzati e legati all’attività del Vulcano, quindi sono tendenzialmente circoscritti, mentre quelli i natura tettonica sono legati ai movimenti della crosta terrestre e quindi delle placche, e le aree interessate sono parecchio più estese.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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