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inchiesta Stella Cadente

Spaccio, turni e ruoli
Marletta è il "capo-piazza"

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Ecco come era organizzato il gruppo criminale azzerato dai carabinieri.

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CATANIA - Lo spaccio in via Stella Polare non si è mai interrotto. Da quando nel 2009 i Nizza approfittando degli arresti dei Carateddi di Iano Lo Giudice nel blitz Revenge ne hanno preso possesso, la vendita al minuto di marijuana e cocaina è continuata. Solo qualche breve “chiusura” dovuta alle varie operazioni che si sono susseguite in questi anni. Quando Salvatore Nizza, ‘mpapocchia, è finito in manette nel blitz Polaris, ci hanno pensato i fidatissimi di Librino dell’altro fratello Andrea a proseguire l’attività di ‘famiglia’. O come ha detto la procuratrice dei minorenni, oggi in conferenza stampa, una vera e propria attività di stampo imprenditoriale. Tre i turni in cui si opera: dalle 08.00 alle 14.00 (turno mattutino); dalle 14.00 alle 21.00 (turno pomeridiano) e dalle 21.00 - 21.30 alle 08.00 circa del giorno successivo (turno notturno). Gli orari sono messi nero su bianco nelle quasi 300 pagine dell’ordinanza di misura cautelare firmata dal Gip Luca Lorenzetti. La droga era ben nascosta, molte volte - come hanno dimostrato i diversi arresti effettuati nel corso delle indagini - era custodita dagli indagati ai domiciliari. Il passaggio dello stupefacente al pusher che doveva venderlo avveniva - come si vede anche in un video ripreso dalle telecamere dei carabinieri - attraverso “u panaru” legato ad un filo che si faceva scendere dal balcone. Questo per il turno pomeridiano. Per il turno serale mattutino invece si utilizzavano i più disparati e fantasiosi nascondigli: intercapedini nei muri, tra i rifiuti, i bottiglioni dell’acqua. Mai nella stessa strada, gli spacciatori cercavano ogni volta di confondere (anche se inutilmente) gli inquirenti. E quindi si muovevano tra via Vivaio, via Stella Polare, via Ignazio Castone, via Moncada e nelle viuzze limitrofe.

E se lo stampo dell’organizzazione è di tipo criminale ci deve essere un manager che dirige le fila. La manovalanza, cioè i pusher e le vedette, è composta da ragazzi (anche minorenni) che percepiscono uno stipendio a turno e comunque ricoprono il ruolo “più a rischio” essendo in trincea. Lo spacciatore è il primo ad essere arrestato. E quindi non sarà mai il capo piazza. L’inchiesta coordinata dal pm Rocco Liguori ha portato a un nome: Mario Marletta. L’indagato non è quasi mai presente nella piazza di spaccio, ma quando lo è assume - scrivono gli inquirenti - l’atteggiamento del ‘capo’. Ordini precisi e poi la riscossione dei proventi dello spaccio. “La presenza del Marletta e la sua posizione gerarchica è sintomatica - si legge ancora nell’ordinanza - di una precisa scelta strategica criminale in considerazione della circostanza che lo stesso vive stabilmente nel quartiere Librino da almeno un decennio dominato dalla famiglia mafiosa dei Nizza”. I suoi uomini di fiducia sarebbero quattro: Giovanni Maria Privitera, Daniele Calaciura, Michele Polizzi e Manuel Taglieri. Il primo è il figlio di Giuseppe Privitera, detto Ricciolino, avrebbe avuto anche il ruolo di gestire il mantenimento dei sodali che finivano dietro le sbarre. Una parte dei soldi servivano proprio per questo. Il gruppo quando “assumeva” garantiva una sorta di 'indennità di infortunio' in caso di arresto. E non dimentichiamo il ruolo di Dario Lo Presti, la sua casa era uno dei luoghi scelti per custodire soldi e droga. I carabinieri però lo hanno ‘beccato’ con le mani nel sacco: nella sua abitazione hanno trovato un chilo di marijuana e mille euro di banconote di piccolo taglio. Lo Presti finisce in carcere: i colloqui intercettati con i familiari forniscono agli inquirenti fondamentali riscontri per l’inchiesta.

Da Librino a San Cristoforo per spacciare. È questo un altro elemento che emerge dall’inchiesta Stella Cadente. La città satellite è purtroppo uno dei più grandi uffici di collocamento della malavita per assoldare manovalanza, anche tra i giovanissimi e i minorenni.


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