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il caso

L'attacco di Niko Pandetta
"Siete giornalisti terroristi"

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Il cantante neomelodico interviene dopo il concerto annullato nella città natale di Pippo Fava.

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CATANIA - Li chiama giornalisti terroristi.
Così Niko Pandetta, cantante neomelodico, etichetta i "cronisti" che si sono occupati del caso del concerto che si sarebbe dovuto tenere il 28 dicembre a Palazzolo Acreide, cittadina siracusana che ha dato i natali a Pippo Fava, giornalista ucciso dalla mafia. Un evento annullato anche grazie alla volontà di molti studenti dell'Istituto Alberghiero e di altri istituti superiori che "ritenevano un'offesa" ospitare uno spettacolo di un cantante che con  alcuni brani "esalta" lo zio Turi Cappello, uno dei boss più sanguinari della storia della mafia catanese. Vincenzo Pandetta, in arte Niko, è il nipote di Salvatore Cappello, boss al 41 bis da almeno due decenni. Il problema non è il rapporto di parentela, ma i testi delle canzoni e anche i suoi tatuaggi che secondo alcuni studenti di Palazzolo Acreide, come ha raccontato a LiveSicilia la prof Natya Migliori, divulgano messaggi lontani dalla legalità.

E allora Niko Pandetta, la notte dell'Epifania, risponde con una diretta Facebook. Ai suoi fan chiede di condividere il video "perché volevo ricordare la vicenda dei giornalisti che mi hanno annullato l'evento di giorno 29 settembre (forse un lapsus visto che in sottofondo qualcuno suggerisce a Pandetta "dicembre", ndr) a Siracusa (altro lapsus, ndr)". E partono gli insulti. "Io volevo ricordare a questi pezzi di merda di giornalisti terroristi - dice il cantante neomelodico - che io non posso essere etichettato solo perché vengo da una famiglia che ha avuto i suoi problemi in passato. E parliamo dei begli anni '90",  aggiunge Niko Pandetta. "Dicono che non posso cantare perché è un'offesa a Pippo Fava, ragazzi io non so nemmeno chi è Pippo Fava...", dice il cantante neomelodico. Uno scivolone che poi cerca di recuperare Pandetta, dicendo "Pippo Fava che io rispetto, so che è una vittima di mafia ". Anche se poi afferma: "Che ci posso fare che odio la polizia..." Chiede di non essere giudicato per il suo passato e i suoi sbagli per "cui ha già pagato con la carcerazione". E ricorda anche che suo zio Turi Cappello, a cui ha dedicato una canzone, sta pagando per i suoi sbagli. Niko Pandetta si autoproclama "esempio per i ragazzi" perché lui è "uno che ce l'ha fatta". E il delirio continua per 11 minuti. E dove annuncia di aver dato mandato al suo avvocato di "querelare" i giornalisti "per tutelare la sua immagine".

Non si lascia attendere il commento della docente Natya Migliori, nonché autrice dell'articolo sul portale ufficiale della Fondazione Fava. Sicuramente tra i destinatari della minaccia di querela. "Prima di parlare di querela nei confronti miei e di altri "giornalisti terroristi", forse il Pandetta - dichiara a Livesicilia - dovrebbe prendersi il disturbo di leggere gli articoli. Mi pare che nel video emerga una gran confusione... Parla di Siracusa, di concerti a settembre e presso un istituto scolastico, e solo perché sottolinea più volte il riferimento a Fava sono riuscita a ricostruire che, probabilmente, la questione riguarda il concerto annullato a Palazzolo Acreide. Aggiunge anche che avrei io bloccato il suo concerto. E che lo accuso di essere mafioso. Mi pare che, attenendosi semplicemente alla lettura dei fatti, le mie presunte azioni terroristiche rimangono illazioni di dubbia dimostrabilità. A salire agli onori della cronaca e verificabile da tutti mi pare invece siano il suo curriculum vitae e i messaggi tutt'altro che legali che manda ai suoi fans attraverso le sue canzoni. Se miei studenti quei messaggi li rigettano è perché, semplicemente, hanno una loro testa per pensare. Ed hanno bene assimilato - aggiunge la docente - cosa vuol dire essere onesti...oltre che artisti. Riguardo al fatto che io abbia bloccato il concerto, credo stiamo rasentando la fantascienza. Magari avessi tali poteri. Il senso del pezzo voleva essere esclusivamente (e spero sia l'ultima volta che sono costretta a sottolinearlo) la reazione dei ragazzi ad una presenza che, nel paese di Pippo Fava, per loro era e continua-  conclude- ad essere un'offesa".


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