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L'intervista

Terremoto, i fondi non bastano
Falcone: “Da Roma cifra irrisoria”

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L’assessore regionale a tutto campo. Mercoledì sarà riaperto il tratto di autostrada “fratturato” in seguito al terremoto.

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CATANIA – Le immagini delle case ridotte in macerie sono indelebili e difficili da lasciarsi alle spalle. La ferita causata dal sisma del 26 dicembre fa ancora male, ma si deve guardare avanti. La parola d’ordine è ricostruire: riparare i danni morali e materiali. Lo sa bene l’assessore regionale alle Infrastrutture, Marco Falcone, in prima linea insieme al Presidente Nello Musumeci sui luoghi flagellati dal terremoto. Riunioni, sopralluoghi e tavoli tecnici hanno scandito le ultime due settimane del governo regionale e tanto altro c’è ancora da fare. Falcone traccia un bilancio degli ingenti danni arrecati a immobili pubblici e privati e senza mezzi termini chiede al governo nazionale un impegno economico più cospicuo. “Dieci milioni sono da considerarsi una cifra irrisoria”, dice senza peli sulla lingua.

Assessore, partiamo dal bilancio dei danni del terremoto del 26 di dicembre. Qual è la situazione?

Pochi giorni fa c’è stato un incontro operativo al Palazzo della Regione con il Vescovo di Acireale per capire l’entità dei danni (parecchi) agli immobili religiosi. Il bilancio dei danni agli immobili si dovrebbe aggirare intorno ai 200 milioni di euro e ancora è da quantificare il danno agli immobili pubblici. Dobbiamo capire che tipo di danni hanno riportato le attività produttive. Siamo ancora in una fase in cui stiamo facendo un censimento, una ricognizione, poi cercheremo di mettere in campo un piano per la ricostruzione. Dobbiamo mettere in campo più forze: i dieci milioni che abbiamo ricevuto sono assolutamente insufficienti e possono essere considerati come un mero acconto.

 

Parliamo di fondi stanziati dal governo nazionale?

Sì, un mero acconto per il ritorno alla normalità. Consideriamo che soltanto per consentire ai mille sfollati (cifra che potrebbe aumentare) vitto e alloggio servono 50000 euro al giorno.

 Perché parla di acconto?

Parlo di acconto perché se ritenessero di dovere liquidare la Sicilia con questi quattro euro tradirebbero le aspettative dei siciliani.

 

Una cifra troppo bassa. Si attende un incremento?

È una cifra irrisoria. Se ci sono mille sfollati che al giorno costano 50000 euro, in un mese si spende un milione e mezzo di euro. È impensabile che prima di sei mesi si possa ritornare alla normalità: quindi è una stima prudenziale aperta a pensare che ci vorranno un paio d’anni per gli interventi di demolizione e ricostruzione. Io credo che il governo nazionale debba mettere mano al portafoglio. La Regione siciliana farà la sua parte. La sta già facendo e l’ha fatta in occasione dell’alluvione. Vorrei ricordare che la Sicilia è già stata flagellata da tre alluvioni: in occasione dell’ultimo ci sono stati 13 morti. Nel caso del terremoto del 26 dicembre non ci sono stati decessi, ma è stato un miracolo. A Fleri una signora si è vista cadere un masso sul letto mentre dormiva e non si è fatta nulla per caso fortuito.

 

Quali interventi invece sono stati messi in campo dal governo regionale?

Abbiamo messo in campo la protezione civile e il dipartimento regionale tecnico, ma anche il servizio delle infrastrutture. In seguito alla frana che c’è stata, con la conseguente fratturazione dell’autostrada Messina-Catania all’altezza di Acireale, avevamo promesso che l’intervento sarebbe stato fatto entro quindici giorni e riteniamo di poterlo rispettare: i lavori sono iniziati già il giorno dopo il sisma e riteniamo di potere riaprire mercoledì l’autostrada in entrambe le direzioni di marcia. Abbiamo fatto un intervento sui 700 metri di carreggiata sia una direzione di marcia sia nell’altra.

 

Che ci dice dei luoghi a rischio?

Abbiamo visitato diversi comuni con il presidente Musumeci: Acireale, Aci Sant’Antonio, Zafferana e Aci Catena. Abbiamo verificato l’entità dei danni e abbiamo parlato con le persone. Insieme all’assessore Razza stiamo approntando le attività primarie per dare sostegno psicologico ai cittadini che hanno perso la propria abitazione. Spesso il dramma che vivono queste persone è sentirsi isolati e smarriti in un contesto che non è più il proprio; a ciò si aggiunge la sofferenza di dovere abbandonare i propri luoghi: sono tutti traumi che hanno ripercussioni a livello psicologico.

 

Sappiamo di vivere in un territorio altamente sismico. Quanto è importante la prevenzione?

Il rischio è alto. Nel 1956 ci fu un terremoto in questa fascia dell’Etna che colpì anche Fleri. Poi nel 1984 un altro sisma.  Ciclicamente ogni trent’anni si sono verificati sismi che pur non raggiungendo un levato grado in termini di intensità ha creato gravissimi danni perché si sono sviluppati a livello superficiale. La prevenzione serve, ma ci deve essere la consapevolezza da parte chi costruisce in questo contesto che si tratta di un territorio fortemente rischio sismico. Noi consigliamo sempre di costruire osservando rigidamente le norme antisismiche, però in alcuni casi, malgrado vi sia il rispetto delle norme, i danni possono comunque verificarsi dinnanzi a fenomeni calamitosi. I cittadini devono avere la consapevolezza di dovere convivere con questi eventi naturali.

 

 


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