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L'ANALISI

Il vero dissesto è morale
Catania, sarà difficile rialzarsi

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L'altro volto della crisi che attanaglia la città.


CATANIA – La città è in ginocchio da almeno vent'anni, il vero problema, però, non risiede nei conti sballati di Palazzo degli Elefanti, ma nell'uso dei soldi pubblici che è stato fatto nel Comune e nel sistema trasversale alla destra e alla sinistra che governa interrottamente ogni cosa dagli anni '90.

DOPPIO BINARIO – Non è un sistema virtuoso, quello che rischia di dominare sulla città. Esiste una “summa divisio” che i catanesi conoscono bene: da una parte ci sono coloro che hanno un “amico” o un parente tra i politici e gli alti rappresentanti istituzionali, dall'altro chi non ce l'ha. I diritti e i doveri sono stati messi in secondo piano da un sistema che alimenta prevalentemente privilegi, cioè la concessione di una cosa che spetterebbe come diritto alla stregua di un “favore”. Non è necessario essere laureati per lavorare all'interno di enti pubblici controllati dal Comune, per diventare consulente, per essere promosso e diventare funzionario, salvo poi finire agli arresti, per gestire anche un ramo amministrativo delicato. Rispetto a questo sistema gli schieramenti politici, i sindacati di sinistra, non sempre hanno mantenuto un ruolo di controllo, di opposizione, quando non governavano direttamente. Poteva capitare di trovare, con il centrodestra in forze, nominato in una partecipata un uomo di punta della Cgil. E quando un certo politico di centrodestra, che tornò in campo come assessore al Personale, partecipava alle riunioni con i sindacati, scattavano gli applausi.

IL PACHIDERMA – Il Comune di Catania, a causa dei pensionamenti, del divieto di assunzioni e, purtroppo, anche a causa delle promozioni, si è svuotato della sua parte basilare, degli “operai”. Gli avanzamenti di carriera più rilevanti sono avvenuti a partire dal 2000. Attenzione, non vuol dire che sia stata violata qualche legge, questo sistema non si può comprendere analizzando i fatti attraverso il filtro del codice penale o civile, perché molti comportamenti non necessariamente rappresentano un reato. Nei vigili urbani, per esempio, da un decennio sono tutti ispettori, all'ufficio urbanistica c'è solo un impiegato che dovrebbe portare avanti le 40mila pratiche di sanatoria edilizia. Piccolo particolare, il Comune a lungo ha previsto di incassare milioni e milioni di euro dalle sanatorie edilizie, soldi che non sono mai arrivati, ma che erano stati messi a copertura del disavanzo del 2003 e 2004.

URBANISTICA – Il sindaco Salvo Pogliese rilancia l'idea che Catania possa avere un Prg, sarebbe realmente un elemento di possibile sviluppo, perché fino ad oggi, nel settore dell'edilizia, hanno comandato il partito delle varianti e i caldi tavolini dei livelli più alti. Non è un caso se, per esempio, un noto editore e imprenditore, per realizzare un mega centro commerciale, avrebbe garantito “tutte le autorizzazioni possibili senza pretendere una lira fino all'inizio dei lavori”. Lavori che poi sono iniziati e l'imprenditore veggente ha incassato decine di milioni di euro. Oppure Corso dei Martiri, l'affare tanto caro al gruppo Parnasi, per stabilire cosa ne dovesse essere del cuore della città, alla luce di un piano edificatorio scaduto, è bastata una firma ad un atto di transazione, siglato addirittura da un Commissario per trasformare in edificabili strade e piazze pubbliche, cedendole ai privati.

LAVORO – Anche il boss di Enna andò da un tale politico, di cui abbiamo parlato a lungo, a chiedere un posto di lavoro per il figlio. Chi non va dal politico rischia di vedere i propri figli partire per Londra. Negli ultimi 20 anni a Catania non ci sono state reali occasioni di sviluppo; le grandi opere pubbliche sono state realizzate sempre dalle stesse imprese, la crescita stranamente è avvenuta per pochi, ma questo è stato possibile perché non sono stati sempre tutelati gli interessi collettivi. E così in un residence, al piano sotterraneo, può sorgere un tribunale che costa 800mila euro l'anno, mentre il Comune ha un lungo elenco di beni immobili abbandonati. Se non hanno amici, alcuni imprenditori devono aver avuto un grande intuito, per esempio chi ha realizzato le palazzine che lambiscono la cementeria alle spalle del porto ed è riuscito, con il mercato immobiliare fermo, ad affittare al Comune a 800mila euro anno lo stabile per gli uffici dei lavori pubblici. Oppure la stessa Urbanistica, per le cui stanze palazzo degli Elefanti paga pegno al re del ferro catanese, anzi al signore della finanza etnea. C'è stato anche un alto magistrato a piazza Verga, che contattava il ragioniere generale indagato e intercettato, schieratissimo politicamente, per fare sbloccare i pagamenti degli appartamenti concessi al Comune. Ma se, come abbiamo visto nella penultima consiliatura, un galoppino elettorale dipendente del Comune diventa un funzionario preposto al controllo degli appalti (quello arrestato di cui sopra), che speranza ha un giovane laureato di fare carriera in una pubblica amministrazione? Anche gli avvocati personali di alcuni amministratori, per carità, bravissimi (gli avvocati), hanno lavorato come consulenti al Comune. Che spazio c'è per il merito?

DIGNITÀ – Se un popolo, o una grande parte di questo, compie le scelte elettorali sulla base di chi ha fatto qualche favore, o di chi ha promesso qualcosa, il voto rischia di non essere completamente libero. Ma nel momento in cui votando si asseconda questo sistema, il cittadino perde la propria dignità, magari senza rendersene conto. Da questo dovrebbe ripartire Catania, dalla dignità. E potrebbe superare qualunque dissesto, riaffermando i diritti e i doveri. Ma dipende da ciascuno di noi.
Catania, sarà difficile rialzarsi.

 


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