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la conferenza

Progressisti contro Faraone
"È il segretario di se stesso"

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Uno strappo si è consumato nella notte. L'ennesimo all'interno di un partito che fa fatica a rilanciarsi. In attesa di un segnale da Roma.


CATANIA - “Faraone è segretario di se stesso”. Non usa mezzi termini Teresa Piccione, già candidata alla segreteria regionale del Partito democratico, prima di fare n passo indietro di fronte “allo stravolgimento delle regole al quale abbiamo assistito”. Lo fa in occasione delle conferenza stampa dell’area Dem Zingarettiana e progressista del partito fondato da Walter Veltroni di cui ormai, quanto meno in Sicilia, si fa fatica a riconoscere i contorni. Tanto è stato stravolto, cambiato, occupato negli anni. E a poche ore dall’elezione - contestata ca va sans dire - dai democratici della prima ora. “È successo quello che Faraone diceva di non volere - dice Piccione. Alla fine è segretario di se stesso, senza il voto degli iscritti, senza possibilità di dibattere. Un fatto grave - aggiunge: non un problema regolamentare, ma di rispetto. Faraone è un segretario legittimato da nulla”. Anche se l'ex candidata segretario non si sbottona sull'eventuale via giudiziaria da prendere.  "Vedremo".

Quello di ieri, sarebbe solo l’ultimo di una lunga serie di strappi, secondo i democratici catanesi, che potrebbe non essere ricucito. Certo, occorre aspettare il Congresso nazionale, e vedere chi la spunterà: solo a quel punto potrebbero cambiare anche gli equilibri siciliani. Intanto, però, è di nuovo guerra tra i democratici siciliani. Lo dice senza fronzoli il segretario provinciale Enzo Napoli: “Nel momento in cui nel Paese dilaga il populismo e il razzismo - dice - ci si aspettava dal Partito democratico una presa di posizione unitaria. E invece - prosegue - in Sicilia non c'è stata data la possibilità di fare un congresso che eleggesse un nuovo grippo dirigente. Si sarebbe dovuta individuare la platea degli elettori, definire regole certe e poi selezionare un candidato - incalza. Invece, abbiamo assistito a un sovvertimento dell’ordine: la commissione regionale per il congresso ha modificato le regole in corsa facendo nascere in noi il sospetto che si volesse favorire qualcuno”.

Prima sono stati sospesi i congressi dei circoli, posticipati alla scelta del segretario regionale. Adesso, con il passo indietro della Piccione e la scelta dell’unico candidato rimasto, Davide Faraone renziano di ferro, anche le primarie sono saltate. “Il segretario regionale è stato scelto da una direzione che ha visto solo 13 partecipanti - tuona Napoli - e che, nonostante i numeri, ha approvato regolarmente la mozione. La maggioranza renziana ha creato forzature ha fatto bene Teresa Piccione a ritenere che non ci fossero condizioni di democrazia. Noi siamo preoccupati, il partito reagirà”.

L’intenzione è quella di rilanciare il Pd, che in Sicilia è stata sin da subito o quasi, caratterizzato da strappi e personalismi; una formazione litigiosa, divisa e ricca di contraddizioni. Ciò che i Dem vorrebbero eliminare, riconsegnando il Pd alla sua storia. “Un partito che parli di lavoro e di lavoratori - evidenzia Concetta Raia - che ritorni a parlare degli argomenti fondanti della sinistra”. Ma che soprattutto non stringa alleanze e accordi con la parte avversa. “All’inizio dell'anno prossimo sapremo cosa sarà questo partito - afferma l’ex deputata regionale - perché non sfuggono a nessuno le dichiarazioni e le convergenze che ci sono tra qualcuno del Pd e pezzi di centrodestra. Ci sono tanti soggetti politici che non hanno più casa e che pensano di trovarne una”.

Non che gli outsider siano indesiderati, tutt’altro. “La nostra idea è ed è sempre stata quella di un partito comunità - sottolinea Napoli - e non contenitore. A questo servono i congressi, che gran parte di noi voleva rilanciare. Possiamo accogliere chiunque purché riconosca il nostro percorso". La guerra è dichiarata: sarà combattuta a colpi di assemblee - domenica le prime di tante altre - fino al Congresso Nazionale. Dal quale potrebbe uscire un partito rinsaldato o la scissione diventare “esecutiva”. Non adesso però.

 


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