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indagini dei carabinieri

Clan Laudani, mafia e pizzo
Le decisioni del Riesame

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L'inchiesta Smack Forever. Ecco chi resta in carcere.

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CATANIA. Resta fondamentalmente solido, dopo le udienze davanti al tribunale della Libertà di Catania, l'impianto accusatorio dell'inchiesta sfociata nell'operazione Smack forever con cui la Dda di Catania ha duramente colpito l'articolazione del clan Laudani operante nell'area ionica. I giudici del Riesame hanno confermato l'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Catania Loredana Pezzino per tutti i presunti capi dell'organizzazione: Alessandro Liotta, ritenuto il boss indiscusso, e Salvatore Nicotra e Davide Indelicato, considerati responsabili del clan nella frazione giarrese di Macchia. Confermata l'ordinanza anche per Emmanuel Bannò, Roberto Bonaccorsi, Filippo Giuseppe Chiappazzo Del Popolo, Salvatore Greco, Carmelo Mauro, Francesco Messina, Giuseppe Musumeci, Vincenzo Musumeci e Massimo Pagano, che si sono visti annullare solo alcuni dei capi di imputazione. Nei giorni scorsi il tribunale del Riesame aveva annullato l'ordinanza per Leonardo Patanè, difeso dall'avvocato Belinda Zisa, tornato in libertà. Ieri sono giunti gli esiti anche per gli ultimi quattro indagati. Per Sharon Francesca Contarino, assistita dai legali Enzo Iofrida e Andrea Gianninò, sostituita la misura cautelare in carcere con l'obbligo di dimora; a Rosario Pietro Forzisi, difeso dall'avvocato Salvo Epaminonda, concessa invece la misura meno afflittiva degli arresti domiciliari con uso del braccialetto elettronico. Annullata in toto l'ordinanza per Giovanni Marco Oliveri e Valeria Vaccaro, tornati in libertà, entrambi assistiti da Enzo Iofrida (Vaccaro codifesa da Andrea Gianninò).

L'INCHIESTA. Prende il nome dal tatuaggio impresso sul corpo dei presunti affiliati al clan Laudani di Giarre, delle labbra in omaggio ai “mussi di ficurinia”, l'operazione condotta lo scorso 20 novembre dai carabinieri della Compagnia di Giarre sotto il coordinamento del sostituto procuratore Assunta Musella. A finire in carcere sono 17 soggetti, accusati a vario titolo di associazione mafiosa, estorsione, lesioni, furto in abitazioni e riciclaggio dei proventi illeciti mediante intestazioni fittizie di depositi e conti correnti. Numerosi i commercianti sottoposto ad estorsione, alcuni dei quali costretti a chiudere l'attività per sfuggire alle richieste del sodalizio. Il gruppo, sempre secondo l'accusa, non avrebbe esitato ad usare la forza per piegare le vittime al proprio volere.

 


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