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Clan Cappello: raffica di condanne
Venti anni al boss Massimo Salvo

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La sentenza della Gup Maria Cristaldi.

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CATANIA - Porte blindate. I parenti hanno atteso fuori, nel corridoio centrale del Palazzo di Giustizia, mentre pochi minuti prima delle 14 il Gup Maria Cristaldi ha letto la sentenza nell’aula dedicata all’avvocato Serafino Famà. Pene pesantissime per gli imputati del processo, troncone abbreviato, scaturito dalla maxi inchiesta "Penelope" della Squadra Mobile di Catania che a gennaio 2017 ha portato dietro le sbarre i vertici, i gregari e i soldati del clan Cappello (LE FOTO).

Nelle gabbie e in aula è calato il gelo quando sono stati pronunciati gli anni di condanna. Venti anni per Massimiliano Salvo ‘u carruzzeri, Giuseppe Calogero Balsamo (ai domiciliari per motivi di salute, ndr), Giovanni Catanzaro ‘u milanisi e (a sorpresa) anche per Tommaso Tropea. La pena, in questo caso, è stata superiore anche alle richieste delle pm della Dda Antonella Barrera e Tiziana Laudani. Richieste arrivate al termine di una requisitoria che si è articolata in tre udienze. I due sostituti procuratori hanno sviscerato un apparato probatorio imponente composto da intercettazioni audio e video, informative e verbali di collaboratori di giustizia (tra questi Carmelo Di Mauro ‘u ciociu e Pippo Raffa, imputati nel processo).

Sono otto gli anni inflitti dalla Gup a Giuseppe Guglielmino, ritenuto il volto imprenditoriale del clan (“Io sono Cappello”, dice in un’intercettazione). Grazie alla sua figura di professionista nel settore dei rifiuti (GeoAmbiente, ndr) la cosca avrebbe fatto il salto finanziario. Guglielmino inoltre con il supporto di Maria Campagna, partner storica del capomafia Turi Cappello (entrambi processati nel troncone ordinario, ndr), avrebbe ampliato gli affari fino alla Calabria. Le conoscenze della madrina di mafia con le ‘ndrine sarebbero ben radicate: negli ultimi mesi il suo nome è finito in diversi faldoni delle procure italiane che indagano sul narcotraffico, anche proveniente della Colombia.

A portare il nome dei Cappello è Salvatore Giuseppe Lombardo, u ciuraru, cugino di Turi Cappello, condannato a 16 anni e 8 mesi. Quando torna in libertà, Lombardo avrebbe fatto capire bene tra le strade di San Cristoforo chi comandava e soprattutto aveva il diritto di comandare (anche per diritto di sangue) nella cosca.

LA SENTENZA. Giuseppe Calogero Balsamo, 20 anni, Massimiliano Balsamo, 4 anni (riconosciuta la continuazione), Salvatore Balsamo, 8 anni, Sebastiano Calogero, 8 anni, Andrea Cambria, 14 anni, Giovanni Catanzaro (u milanisi), 20 anni, Andrea Ciravolo, 4 anni e 20 mila euro di reclusione, Carmelo Di Mauro (collaboratore di giustizia), 4 anni e 8 mesi, Orazio Di Mauro, 12 anni, Giovanni Gerace, 4 anni e 20 mila euro di multa, Carmelo Gianninò, 12 anni e 8 mesi, Domenico Greco, 12 anni, Giuseppe Guglielmino, 8 anni e 8 mesi, Balahassen Hanchi, 8 anni e 24 mila euro di multa, Carmelo Licandro, 13 anni e 4 mesi di reclusione, Salvatore Giuseppe Lombardo (u ciuraru), 16 anni e 8 mesi di reclusione, Giuseppe Palazzolo, 14 anni, Giuseppe Piro, 8 anni, Giovanni Matteo Privitera, 8 anni e 24 mila euro di multa, Fabio Raffa, 7 anni 4 mesi e 20 mila euro di multa, Giuseppe Raffa (collaboratore di giustizia), 5 anni e 4 mesi di reclusione, Antonio Fabio Rapisarda, 8 anni, Giuseppe Ravaneschi, 12 anni e 8 mesi, Claudio Calogero Rindone, 12 anni e 8 mesi di reclusione, Massimiliano Salvatore Salvo, 20 anni, Antonio Scalia, 9 anni, Santo Strano (facci i palemmu), 17 anni e 4 mesi, Tommaso Tropea, 20 anni, Mario Ventimiglia, 14 anni, Luigi Sebastiano Vinci, 8 anni, Nunzia Zampaglione, 12 anni. Assolti Alessandro Castiglione, Roberto Ferri e Gaetano Passalacqua. Fissati in novanta giorni i termini per depositare le motivazioni della sentenza. Molti difensori sono pronti a ricorrere in appello.

 

 


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