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IL CASO

Omicidio stradale, la protesta
"No a 5 mesi di patteggiamento"

incidente mortale, omicidio stradale, patteggiamento, Cronaca

Lo scontro causò la morte di Mimmo Crisafulli. Il padre è sul piede di guerra.

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CATANIA – Non si è fermata allo Stop, attraversando la strada ha causato un incidente mortale e oggi rischia 5 mesi e 10 giorni con un patteggiamento. L'udienza è stata fissata per il prossimo 8 gennaio, ma Pietro Crisafulli, combattivo padre di Mimmo, deceduto due anni fa nel terribile incidente stradale, non lo accetta. Vuole che la donna che ha causato la morte del figlio vada a processo e che tutto non si fermi con un accordo tra accusa e difesa. Al suo fianco c'è anche Alberto Pallotti, presidente dell'Associazione italiana famigliari e vittime della strada Onlus.

“Noi – dice Pallotti - giudichiamo offensivo il patteggiamento ipotizzando un concorso di colpa inesistente da parte del giovane che ha perso la vita. Noi siamo disposti a fare tutto quello che è in nostro potere, scriverò ai vertici del palazzo di Giustizia per chiedere di rivedere questa posizione e impedire questo patteggiamento”.

Il presidente nazionale dell'associazione italiana vittime della strada, annuncia una manifestazione davanti al tribunale. “Indiciamo una manifestazione fuori dal tribunale di Catania prevista per l'8 gennaio, giorno in cui il patteggiamento dovrebbe diventare realtà, il Tribunale ammazza le nostre vittime due volte. Confido nell'atteggiamento del Tribunale, mi fido del giudizio del giudice, che alla fine decide. Mi fido del Presidente del Tribunale di Catania e spero che il buon senso porti tuti a fare un processo, noi vogliamo che questo reato venga perseguito come è giusto. Noi dimostreremo nel corso di un processo che il concorso di colpa non c'è”.

E ancora: “Lo Stato sta perdendo, stiamo perdendo noi cittadini, se volete togliere peso alla giustizia fatelo con altri processi, stiamo parlando di un ragazzo ucciso per la strada, se il messaggio che passa è quello di non rispettare lo Stop e cavarsela con 5 mesi e dieci giorni. Dov'è la giustizia? Nei tribunali c'è scritto che la giustizia è amministrata in nome del popolo. Noi chiediamo l'ammissione della nostra associazione come parte civile e indiciamo questa manifestazione per l'8 gennaio. Ci faremo sentire al fianco della famiglia”.


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