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Inchiesta Araba Fenice

Salvo e l'incendio ai mezzi Dusty
Cassazione annulla con rinvio

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, Cronaca
ROMA - Massimiliano Salvo, boss del clan Cappello dal 2017 al 41bis, sarebbe stato il mandante dell'incendio dei mezzi della Dusty, società operante nel settore dei rifiuti, avvenuto a Pachino a gennaio 2016. Una tesi accusatoria che lo ha portato diversi mesi fa a vedersi notificata in carcere l'ennesima ordinanza di custodia cautelare, questa volta nell'ambito dell'inchiesta della Squadra Mobile di Siracusa denominata "Araba Fenice" contro il clan Giuliano di Pachino. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso presentato dal difensore, l'avvocato Giorgio Antoci, ed ha annullato con rinvio la misura emessa dal Gip di Catania. Nell'atto di impugnazione la difesa ha evidenziato "la carenza di indizi individualizzanti atti a determinare la compartecipazione eventuale di Massimiliano Salvo, quale concorrente morale con il ruolo di mandante". Secondo l'avvocato Giorgio Antoci le intercettazioni - che per la Procura e il Gip sono la colonna probatoria del coinvolgimento del boss catanese - non presenterebbero "alcun elemento atto a determinare il giudizio probabilistico di condanna nei confronti del Salvo". Il difensore analizza conversazione per conversazione e nel ricorso per Cassazione evidenzia che non vi è "alcuna indicazione in ordine all'attribuibilità al Salvo dell’ordine di incendiare i mezzi della Dusty".Ora sarà un'altra sezione del Tribunale del Riesame di Catania ad analizzare il materiale probatorio e decidere se ci sono gli elementi sussistenti alla misura custodiale. In mezzo c'è quel patto, emerso ormai in diverse inchieste giudiziarie, tra il clan Cappello di Catania e i clan di Siracusa. Accordo criminale documentato anche dall'ultima indagine della Squadra Mobile di Catania inerente il gioco illegale delle scommesse.


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