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L'inchiesta Aetna

Il "monopolio" dell'Etna, il Gip:
"Russo Morosoli spregiudicato"

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Le parole del giudice sul "Sistema Russo Morosoli".

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CATANIA - Nelle ottanta pagine dell’ordinanza Aetna non c’è solo una fotografia di un sistema criminale, ma c’è il racconto (anche se giudiziario) di un sistema monopolistico attorno al vulcano Etna, patrimonio dell’Umanità, e non solo per il riconoscimento Unesco. Un monopolio dei due versanti, per la funivia e le escursioni, che ha al centro la figura di
Francesco Russo Morosoli, da qualche anno sbarcato anche nel mondo dell’editoria con il canale regionale Ultima Tv. Lui è l'erede di Gioacchino Russo Morosoli, per tutti "Giò Giò", fondatore dell'impero imprenditoriale travolto dalla valanga investigativa.

Un sistema fatto di favori, leciti e non leciti, rete di conoscenze, pressioni, dossieraggi (un termine molto in auge dopo lo scandalo giudiziario che ha investito l’ex numero 1 di Sicindustria Antonello Montante). E anche se per il gip “le prove” (in gergo tecnico, i gravi indizi, ndr) della costituzione di “un’associazione a delinquere” finalizzata alla “commissione di reati contro la Pubblica Amministrazione per garantire provvedimenti favorevoli, interferire nelle procedure di gara, in buona sostanza per perpetrare il monopolio del gruppo Russo Morosoli” non ci sono, dalla lettura delle intercettazioni emerge la "gravità dei singoli reati perpetrati con spregiudicatezza da Russo Morosoli". 

È il gip che scrive come “il Russo Morosoli si avvalesse senza scrupolo dell’aiuto prezioso di soggetti operanti nei vari rami dell’amministrazione per acquisire notizie riservate sui bandi di cara o sull'andamento delle autorizzazioni alle cordate nemiche”. E da questo modus operandi viene fuori un uso “spregiudicato e utilitaristico di una vasta rete di conoscenze e interessi”. Tanto è vero, continua il Gip, “Russo Morosoli, e il suo braccio destro Di Franco, corrompeva il funzionario all’uopo richiesto, altre volte si rivolgeva ai giornalisti, a consiglieri comunali, ad esponenti delle forze dell’ordine. Il monopolio di Russo Morosoli, scrive ancora la giudice Sammartino dopo aver sviscerato le intercettazioni, che durava da 40 anni “era stato reso possibile non necessariamente dalla programmazione sistematica di reati contro la Pubblica Amministrazione quanto invece - o in gran parte - dalla compiacenza delle amministrazioni locali. Infatti queste ultime (e la stessa Prefettura, chiamata a favorire soluzioni rapide fra gli enti interessati nelle ricorrenti emergenze dovute alle colate laviche) trovano ‘comodo’ avvalersi di un forte operatore economico che si faceva talvolta carico di costi altrimenti grandi sui Comuni, più che cercare un’alternativa attraverso complesse procedure di scelta del contraente. Solo quando interveniva nel 2016 l’Agcom con reiterate delibere di ammonimento, i comuni di Linguaglossa, Castiglione di Sicilia e Nicolosi si trovano costretti a cambiare sistema”.


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