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Inchiesta Beta 2

Mafia e il business dei farmaci
Romeo, Vacante e le società

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Ecco cosa racconta Biagio Grasso, il pentito che sta facendo tremare i boss di Catania e Messina.

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CATANIA - E' attraverso la società dei fratelli Salvatore e Antonino Lipari che Vincenzo Romeo, nipote messinese di Nitto Santapaola, sarebbe riuscito a mettere le mani sul lucroso settore della distribuzione dei farmaci tra Messina, Catania e Reggio Calabria. L'obiettivo è creare un hub per lo smistamento dei farmaci a Milazzo per allargare la rete di distribuzione. Un grosso affare che coinvolge anche i Santapaola catanesi. I carabinieri,
nel corso delle indagini Beta 2 a cui il Mensile S dedica un lungo speciale, documentano proprio in quel periodo incontri con Roberto Vacante, genero di Salvatore Santapaola (ormai deceduto).

È Biagio Grasso, imprenditore organico al clan divenuto collaboratore di giustizia, a rivelare i retroscena del business. “La società che aveva dato incarico ai predetti per la distribuzione di farmaci si chiama Farvima con sede a Napoli – racconta Grasso - ed ha come direttore commerciale tale La Scala Giuseppe, il quale abita nel complesso “Il Mito” a Messina. Il La Scala ebbe un ruolo nel procurare al Lipari ed al Romeo la concessione per la distruzione dei farmaci in favore dell’impresa di costoro. Preciso che il figlio del titolare della Farvima, Mirko De Falco, si è recato presso i miei uffici accompagnato da La Scala Giuseppe, il quale mi presentò come persona di riferimento per la creazione di un centro distribuzione dei farmaci forniti dalla Farvima unico per la Sicilia e parte della Calabria, provincia di Reggio Calabria. Avevo proposto al Mirko De Falco – prosegue - di realizzare questo centro di distribuzione nell’area industriale di Milazzo, comprensorio di Monforte Marina, dove ero proprietario di alcuni terreni attraverso la mia società B&P Partecipazioni Srl. I terreni poi andarono all’asta per problemi bancari”.

Oltre 400 le farmacie rifornite dalla società dei Lipari. Non era necessaria la violenza per imporre ai farmacisti l'acquisto dei prodotti. Bastava fare il nome di Vincenzo Romeo per metterli sotto pressione ed ottenere quanto chiesto. In un caso il boss sarebbe sceso direttamente in campo. A raccontare quell'episodio è ancora l'ex sodale.

“Per quanto attiene l’imposizione della fornitura dei farmaci ricordo che il Romeo Vincenzo, in mia presenza – spiega ancora Biagio Grasso - ebbe una discussione accesa con il proprietario di una farmacia, sita nei pressi del complesso Messina 2. Ricordo inoltre che il farmacista secondo quanto riferitomi dal Romeo Vincenzo, aveva problemi di tossicodipendenza. Ritornando all’episodio dell’imposizione a fronte della resistenza del farmacista che rappresentava di essere legato ad altro fornitore, Romeo Vincenzo gli impose espressamente che avrebbe dovuto fornirsi dai Lipari perché quello era il loro territorio”.

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