Live Sicilia

indagine della squadra mobile

La mafia delle scommesse
Gli affari del clan Cappello

Catania, catania clan cappello, clan cappello, gaming, Cronaca

Tutti i retroscena del blitz Gaming off line.

VOTA
0/5
0 voti

CATANIA - “La forza di infiltrazione nell’economia del clan Cappello-Bonaccorsi si è equiparata a quella della famiglia catanese di Cosa nostra”. Con queste parole Antonio Salvago, il dirigente della Squadra Mobile, fa comprendere come la cosca fondata da Turi Cappello abbia ormai la forza economica e imprenditoriale per inquinare il mondo legale. Il settore del gaming on line è un affare che “permette imponenti introiti e pochi rischi”, come ha detto il procuratore Carmelo Zuccaro. La maxi operazione di oggi permette di fotografare la nuova evoluzione della mafia che sceglie di “scommettere” nel gioco d’azzardo on line e mette la lupara nel ripostiglio. Giro di soldi da 1 milione di euro al mese. E una capacità immediata di mettere liquidità nel sistema criminale. Sono solo due degli aspetti inquietanti che fanno comprendere la capacità finanziaria di questo braccio mafioso che da Catania ha messo radici anche in altre province siciliane.

Le indagini, culminate prima con i fermi e poi con gli arresti eseguiti in queste ore dalla Squadra Mobile di Catania, sono partite da una precisa intercettazione che ha fatto capire agli investigatori, coordinati dalle pm Antonella Barrera e Tiziana Laudani, che il clan Cappello era pronto a partire con il business delle “scommesse”. Ed è in questa scia che emerge la figura dell’imprenditore (affiliato) che serve per infiltrarsi nel settore, così come avvenuto per i rifiuti e gli appalti. Salvatore Bosco, siracusano, è il personaggio di riferimento del clan Cappello. Aveva un rapporto “fraterno” con il boss Massimiliano Salvo, u carruzzeri, detenuto al 41bis. “I due si chiamavano fratelli, ma c’è una conversazione in cui Bosco dice: “Salvo mi ama”. E gli regala anche un rolex”, spiega la pm Barrera in conferenza stampa. Ed è qui che entra in scena anche il pentito delle scommesse Fabio Lanzafame, la “gallina dalle uova d’oro” che per diversi periodi ha messo a disposizione il suo sistema a più famiglie mafiose. Tra cui, dunque, anche i Cappello.

Le indagini documentano gli affari della cosca Cappello nel settore delle scommesse da aprile 2016 a marzo 2017. Il sistema illecito prevedeva di adibire sale scommesse (ci sono infatti intestazioni fittizie, ndr) sotto l’insegna “PlanetWin365” (la nuova governance è totalmente estranea all’indagine, ndr) e di commercializzare un software che permetteva l’esercizio abusivo di scommesse sulla piattaforma parallela .com, illegale in Italia. "Un sistema occulto, ma parallelo a quello legale", ha detto la pm Tiziana Laudani. Quando Fabio Lanzafame inizia a collaborare con la giustizia tutti i tasselli del puzzle si incastrano. Ed è così che le indagini trovano piena conferma nelle rivelazioni del pentito.

L’inchiesta permette di individuare a Catania due gruppi criminali paralleli ma distinti. Sotto le direttive del boss dei 'Cappello' Massimo Salvo opera Orazio Giovanni Castiglia, cugino del figlio di Pippo U Carruzzeri. A Siracusa e Ragusa Castiglia sarebbe coadiuvato da Salvatore Bosco e Antonino Iacono. E alla base ci sarebbero gli agenti Andrea Sterzi, Giuseppe Greco, Lorenzo Greco, Giorgio Tela, Federico Di Cio, Tiziano Di Mauro e Francesco Bucceri. In provincia di Catania Castiglia sarebbe aiutato dai master Antonino Russo, Francesco Nania, Andrea Di Bella, Santo D’Agata e dagli agenti Luca Lima, Giovanni Minutola e Antonio Guasta. Ma c’è anche la figura di Giovanni Conte (braccio destro di Lanzamafe e responsabile della rete .com), l’organizzatore di rete per le agenzie di Siracusa, Augusta, Gela e Vittoria. Conte sarebbe stato aiutato dai master Angelo Antonio Susino, Giovanni Di Pasquale e Salvatore Truglio e dagli agenti Santo Blanco, Massimo Iannelli, Domenico Caniglia, Angelo Cavaleri e Ivano Cavaleri. Inoltre Davide Cioffi avrebbe il ruolo di socio responsabile accettazione della rete .com, Gino D’Anna, responsabile tecnico-finanziario della rete .com, Pietro Selvaggio, responsabile per la Sicilia Occidentale della rete .com. E ancora le indagini permettono di delineare il ruolo di Alessandro Rosario Lizzoli, che avrebbe fornito il software Racing Dogs connesso ai “virtual games” delle agenzie riconducibili a Bosco e Iacono.

Inoltre sono stati sequestrate 20 sale scommesse. Per Salvago è questo il nuovo “presidio dei boss mafiosi per delimitare il loro potere criminale”.


/web/virtualhosts/catania.livesicilia.it/www/upload/assets/xml/1324,3,sotto-articolo.php


Segnala il commento