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Dalla condanna alla nomina
Lanza: “Ecco la mia verità”

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L'intervista al nuovo manager dell'Asp di Catania.

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CATANIA – Tra i piani più alti dell'Azienda sanitaria 3 catanese, quando la nomina di Maurizio Lanza come nuovo manager non è più un'indiscrezione, alcuni funzionari sussurrano che il nuovo “capo” sia tornato “sul luogo del delitto”. L'azienda sanitaria ha 5 mila dipendenti, un bilancio paragonabile a quello della regione Basilicata e il nuovo manager ha il neo di una condanna della Corte dei Conti per danno erariale, proprio all'interno della stessa azienda. Questo è ciò che risulta dalla richiesta di partecipazione, firmata da Lanza, alla corsa per i manager. “Sapevo che questo giorno sarebbe arrivato”, commenta – riferendosi alla notizia della condanna - con un pizzico di amarezza Lanza, classe 1961, 6 pagine di curriculum con master e incarichi di prestigio in colossi del gruppo Fiat, società partecipate siciliane, docente universitario di economia e organizzazione aziendale nella facoltà di Medicina, nonché idoneo alla nomina di direttore amministrativo delle aziende del servizio sanitario della Lombardia. Il suo cruccio è lì, nella città che ha amministrato dirigendo il Comune di Catania, in quel palazzone che guarda al mare e all'Etna, lastricato di marmo e conteso dal potere, erede dei fasti della Usl 3, vecchia azienda sanitaria feudo della Dc, della quale conserva ancora l'insegna. Dorata. Maurizio Lanza è stato condannato nel 2015, appunto, dalla Corte dei Conti, per la nomina del manager Cosimo Rosselli a capo del personale dell'Asp 3. Una condanna che gli è costata 96mila euro, “che ho pagato in tre giorni”, ma per la quale “nessun danno erariale – sottolinea Lanza - è stato prodotto, la Corte dei Conti ha inteso danno erariale un vizio della procedura di scelta del migliore manager sul campo, Rosselli, non avendo io ripetuto, per la seconda volta, un atto di interpello interno già fatto!”.

Ma andiamo con ordine, Maurizio Lanza è un fiume in piena. “Furono fatte – racconta a LiveSicilia - delle procedure interne per trovare i direttori del personale, noi avevamo fatto un interpello per trovare il responsabile di uno di questi due Servizi, avevamo chiesto i curricula, avevamo fatto un'indagine interna riuscendo a individuare un interno, Rosario Fresta. Con questo nominativo abbiamo completato la procedura del primo livello dirigenziale”.

Dopo il primo turno di nomine, serve una sorta di mega direttore, per coordinare i dirigenti già nominati, bisogna coprire il vuoto lasciato dal responsabile del settore affari del Personale che era andato in aspettativa. Continua Lanza: “In base ai curricula che avevamo visionato, ci eravamo resi conto che nessuno di quelli che si erano presentati avrebbero potuto ricoprire questo incarico, perché nessuno aveva un'esperienza adeguata, addirittura presentò il curriculum una dirigente che non era nemmeno laureata, ma che grazie a una vecchia legge era diventata responsabile degli stipendi”. Tra coloro che avevano comunicato la disponibilità a ricoprire l'incarico di manager del personale c'era Cosimo Rosselli, direttore amministrativo del Comune di Gela stipendiato con 130mila euro l'anno. “Per lui, il manager Scavone – spiega Maurizio Lanza – aveva individuato una retribuzione da co.co.co., lui accettò, il primo contratto fu per un anno, e poi fu rinnovato per altri tre anni, con questa retribuzione più bassa di quella che aveva a Gela, una retribuzione da collaboratore e non da direttore. Nonostante questo lui coordinava due persone pagate più di lui. Era estremamente conveniente per l'amministrazione avere una persona di grande esperienza ma sottopagata, visto che dal 1980 Rosselli si occupava del Personale nelle Asp”

A quel punto scatta l'esposto alla procura della Corte dei Conti, ma anche la denuncia in Procura che, però, assolve Maurizio Lanza, Antonio Scavone e Annunziata Sciacca, direttore sanitario dell'Asp 3, “perché il fatto non costituisce reato”. Ma il procedimento contabile va avanti e la sentenza costerà molto a Lanza. Ecco il cruccio del nuovo manager dell'Asp etnea: “Il danno erariale viene riconosciuto perché la procedura di scelta di Rosselli doveva prevedere un nuovo avviso interno, che certificava per la seconda volta che non c'era nessuno e poi un avviso esterno. La Corte dei Conti ritiene che bisognava seguire delle procedure, il solo fatto che hai dato un incarico in violazione della procedura determina un danno erariale, non rileva il fatto che Rosselli abbia lavorato bene, abbia firmato 1.400 determine, ciò che rileva è che nel processo non sia stato fatto un secondo avviso, per chiedere la stessa cosa alle stesse persone”

Tre giorni dopo la sentenza, con bonifico, Maurizio Lanza pagò fino all'ultimo centesimo, adesso, tre anni dopo, il nuovo manager dell'Asp 3 vuole guardare avanti: “Per me la Corte dei Conti è un faro, dal quale non mi nascosto mai, adesso voglio fare squadra e lavorare per questa azienda alla quale sono molto legato, consapevole di non averla mai danneggiata in alcun modo”.


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