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Dissesto, quella poltrona che scotta
Pogliese di fronte a un bivio

Catania, comune di catania, dissesto, salvo pogliese, Politica

La città in default, le casse vuote, i lavoratori in piazza, il futuro cupo che si prospetta per Catania, potrebbero spingere il sindaco a una drastica decisione.

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CATANA - Una poltrona che, adesso, scotta davvero. Quella su cui siede il sindaco di Catania, investito a meno di sei mesi dall'elezione, dallo tsunami chiamato dissesto, non è certo la sedia più comoda. Tutt'altro. La città in default, le casse vuote, i lavoratori in piazza per quello che sembra solo l'inizio di un momento caldissimo per la città, potrebbero scoraggiare chiunque. Più che mai chi non ha alcuna responsabilità: il dissesto è stato infatti decretato in seguito all'audizione dell'ex sindaco Bianco alla Corte dei conti nel maggio 2018, e Pogliese ne ha solo potuto prendere atto.

Vero è che l'attuale sindaco ha fatto di tutto per evitare questa sentenza di fallimento - predisponendo la delibera per le misure correttive, da una parte, e insistendo più e più volte con i governi centrale e regionale per ottenere fondi che permettessero di evitare il peggio. Ma è anche vero il fatto che una situazione tanto delicata, che presto potrebbe diventare una bomba sociale, potrebbe portare chiunque a dare forfait.

Immaginare che il primo cittadino resti a governare questo stato di cose risulta davvero difficile. Occorrerebbe più dell'amore, parafrasando lo slogan utilizzato dall'ex eurodeputato nella sua corsa a Palazzo degli elefanti, per restare. Neanche il coraggio potrebbe bastare, lo stesso che ha animato il primo cittadino nei mesi precedenti la decisione di candidarsi. Pogliese era consapevole della situazione disastrosa delle casse; d'altronde, che la città fosse a un passo dal baratro, non era certo un segreto, e lo stesso esponente politico, allora europarlamentare, dichiarò di "lasciare una comoda poltrona" all'Europarlamento per quella più traballante a Palazzo degli elefanti.

Più recentemente, poi, alla domanda se si aspettasse che il precipizio fosse raggiunto così velocemente ha risposto: "Da quelli che erano i nostri calcoli in campagna elettorale sapevamo ci fossero un miliardo e due o poco più di debiti. Poi, abbiamo saputo che ammontano a un miliardo e seicento milioni circa. Certo, qualche centinaia di milioni in più di debito non cambiano le cose, e io sapevo a cosa andavo incontro, per cui sì, si può dire che la mia scelta è stata molto coraggiosa, dettata dall'amore per la mia città".

Pogliese si diceva contento di avere fatto questa scelta, euforia oggi probabilmente scomparsa. Se si considera poi che il primo cittadino è in attesa di una sentenza per un processo per peculato che, in caso di condanna, potrebbe portarlo a doversi sospendersi dalla carica di sindaco per gli effetti della legge Severino, l'idea che possa lasciare anzitempo potrebbe essere valida. Con le Europee all'orizzonte ma anche con la possibilità che il Governo Conte non arrivi a mangiare la colomba, l'idea di tentare un'altra strada candidandosi, potrebbe non essere peregrina.

Per quanto, i toni usati dl sidaco nel commentare l'esito del ricorso alla Corte dei Conti, farebbero presagire il contrario. "Abbiamo detto che facevamo una scelta d’amore verso la città e che avremmo voltato pagina - ha detto a caldo il sindaco. E così sarà, anche nell'affrontare questa pesante vicenda del dissesto con cui siamo giocoforza costretti a fare i conti, senza ipocrisie senza infingimenti, ma con risolutezza e coraggio. Un impegno di verità e serietà per cui da oggi, ancora più di ieri, metteremo il massimo impegno per individuare, insieme ai tanti cittadini onesti di Catania, il percorso più idoneo per chiudere definitivamente con il passato, consapevoli che abbiamo radici forti, maturate in una città che ha sempre saputo risorgere dalle proprie ceneri".

Senza, però, il sostegno di Regione e Governo per ottenere un po' di ossigeno, anche risorgere dalle ceneri sarà impossibile. E Pogliese questo lo sa, tanto è vero che ha insisto ed è probabile che continuerà a farlo per avere liquidità con cui pagare gli stipendi, cooperative e i costi fissi di raccolta rifiuti e di discarica. Il vero dramma immediato per la città.

 

 



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