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il processo di secondo grado

Nizza e l'impero della droga
Appello Carthago, richieste di pena

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La requisitoria.

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CATANIA - Fabrizio Nizza, nel 2008, avrebbe creato un gruppo di fuoco. E coloro che ne facevano parte dovevano essere pronti ad intervenire a prescindere da qualsiasi vicenda legata alla droga. Una rivelazione quella dell’uomo d’onore dei Santapaola, oggi collaboratore di giustizia, citata dalla Pg Iole Boscarino nella requisitoria del processo d’Appello battezzato “Carthago” che vede alla sbarra Andrea Nizza e i picciotti della droga di Librino. Lo stralcio dell’esame del super pentito nel corso dell’udienza del 5 giugno scorso è servito alla Pg per aprire la discussione inerente la “doppia associazione” (mafiosa e finalizzata allo spaccio) già affrontata dal sostituto procuratore generale Angelo Busacca. Chi spacciava - come asserisce esplicitamente il pentito Fabrizio Nizza - automaticamente faceva parte della famiglia mafiosa dei Santapaola, gruppo Nizza. E a prendere le redini del monopolio dello spaccio di droga a Librino dopo l’arresto dei propri fratelli è Andrea.

Non ci sono dubbi, secondo diversi collaboratori di giustizia (tra cui il fratello Fabrizio), sul suo ruolo di vertice. Ruolo che avrebbe continuato a svolgere anche nella prima parte della sua latitanza. Il soldato Angelo Bombace racconta che Andrea Nizza riceveva dal cognato Andrea Venturino il rendiconto del traffico di stupefacenti gestito da Martino Cristaudo. La Pg ha poi analizzato alcune posizioni impugnate dalla Procura che ha fatto ricorso in merito all’assoluzione dall’accusa di associazione mafiosa. 'Tony Migliore', così è chiamato in gergo nella malavita Carmelo Migliorino, secondo il collaboratore Angelo Bombace entra nel gruppo di Andrea Nizza appena scarcerato e si occupa di marijuana insieme a Danilo Scordino. Nel suo passato criminale, riferiscono diversi pentiti, una serie di rapine in villa. Per la Pg Boscarino nel corso del dibattimento si è raggiunta la prova della “partecipazione di Migliorino all’associazione”. Antonio Marco Romeo, invece, avrebbe avuto, secondo il collaboratore Davide Seminara, dei contrasti con Fabrizio Nizza ma poi si sarebbe riavvicinato al gruppo quando diventa capo Andrea ricevendo l'incarico di gestire la piazza di spaccio di viale Bummacaro. Bombace è più preciso: “La piazza di viale Bummacaro numero 16”. E non è finita. Quando Andrea Nizza viene a sapere che il fratello ha deciso di pentirsi ordina a Romeo nel 2015 di dare “fuoco all’agenzia di scommesse riferibile a Fabrizio”. “Cristaudo lo racconta - spiega la Pg - nell’udienza del 5 giugno scorso”. Anche Carmelo Sottile è un altro soldato dei Nizza. Bombace racconta che nel 2015 avrebbe però commesso un errore. Un errore che lo porta ad essere allontanato dal gruppo da Andrea Nizza, che all’epoca era latitante. Sottile aveva “insultato” la moglie di un detenuto.

Molti degli imputati hanno rinunciato ai motivi d’appello. Un comportamento secondo la Pg tenuto dagli imputati "al solo ed evidente scopo di avere una consistente riduzione di pena". Dopo le parziali ammissioni di responsabilità già avvenute nel giudizio abbreviato, gli imputati che non hanno ottenuto il riconoscimento delle generiche da parte del Gup hanno presentato atti d’appello che “hanno tenuto impegnata - ha evidenziata la Pg Boscarino - questa Corte per diversi mesi, salvo subito prima dell’udienza di discussione rinunciare ai motivi di appello diversi da quelli relativi alla pena”. Un comportamento che la magistrata giudica non corretto e che non merita il riconoscimento da parte della Corte delle attenuanti generiche. “Quale dovrebbe essere il premio di cui sono meritevoli gli imputati?”, si chiede la Pg Boscarino. E considerando già le pene ridotte in virtù del rito alternativo, la magistrata rivolgendosi alla Corte ha evidenziato che non vede ragioni per concedere ulteriori “sconti” agli imputati.

In conclusione i Pg Iole Boscarino e Angelo Busacca hanno chiesto la conferma della condanna di primo grado per Massimiliano Arena, Maurizio Arena, Simone Arena, Salvatore Auteri, Giovanni Caruana, Eros Condorelli, Giovanni Catalano, Davide Celso, Michele Celso, Lorenzo Costanzo, Agatino Cristaudo, Martino Cristaudo, Salvatore Fonte, Giuseppe Nicolosi, Andrea Nizza, Francesco Pirrello, Giovanni Privitera, Danilo Scordino, Filippo Scordino, Agatino Torrisi, Orazio Ursino, Andrea Venturino, Marcello Venturino.

Invece i due magistrati hanno chiesto alla Corte d’Appello di rideterminare, in accoglimento del ricorso della Procura, la pena nei confronti di Giuseppe Barbato a 15 anni e 4 mesi di reclusione, nei confronti di Antonino Cocuzza a 8 anni, 4 mesi e 26 giorni, nei confronti di Mario Costa Cardona a 7 anni, 9 mesi e 10 giorni, nei confronti di Carmelo Migliorino a 12 anni, nei confronti di Antonio Marco Romeo a 14 anni e 8 mesi, nei confronti di Carmelo Sessa di 15 anni e 4 mesi di reclusione, nei confronti di Carmelo Sottile a 15 anni e 4 mesi di reclusione. In parziale accoglimento della difesa, i due pg hanno invece chiesto alla Corte di rideterminare la pena nei confronti del collaboratore di giustizia Angelo Bombace a 3 anni e 8 mesi di reclusione.


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