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l'intervista

Dissesto, Catania appesa a un filo
Pogliese a Roma per salvare la città

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Oggi l'incontro al ministero.

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CATANIA - A manifestare in piazza con il sindaco Pogliese, l'ex sindaco Bianco e rappresentanti sindacali non c’erano tanti. Forse per la pioggia o forse perché, i catanesi, sentono da anni la parola dissesto e da altrettanti la richiesta di aiuto delle amministrazioni ai governi nazionali. Ma la città si sta mobilitando per un appello alla politica nazionale. Stavolta Catania sembra davvero a un passo dal baratro e non solo perché in cassa non c’è più un solo euro.

Con oltre un miliardo e mezzo di debiti, senza il contributo governativo, che sia a fondo perduto o sia un’anticipazione dei fondi che lo Stato mette a disposizione dei comuni, per la città non ci sarà alcuna speranza, e il dissesto non sarà più rinviabile. Con tutto quello che questo comporta a livello sociale, economico e civico. Per questo il sindaco oggi sarà a Roma.

Sindaco, un’intera città attende l’esito dell’incontro di oggi

“Sarò a Roma, accompagnato dall’assessore al Bilancio, Roberto Bonaccorsi, per incontrare i vertici del ministero degli Interni e delle Finanze per chiedere ossigeno per Catania. Siamo in fibrillazione, questo è chiaro, abbiamo una grande responsabilità, che abbiamo ereditato ma che tocca a noi gestire. Vedere migliaia di famiglie senza stipendi e una prospettiva non certo rosea per la città, non può che spingermi a fare di tutto per evitare il peggio.

È l’ultima speranza per la città?

Sarà un passaggio importante perché, come ho già detto a Palermo al sottosegretario, ci occorre una risposta. Che sia positiva o negativa, ma ne occorre una. Il tempo di attesa è finito, anche perché, a differenza degli altri comuni, come Torino, che ha 5 miliardi di debiti ma non ha problemi di liquidità, noi siamo in una situazione paradossale e, oltre al miliardo e cinquecentosessanta milioni di euro, non abbiamo un soldo in cassa. Quando mi sono insediato, ho trovato appena 4 milioni dei 188 delle anticipazioni di cassa. Bianco ha speso tutto.

Come si fa a tirare avanti senza liquidità?

Abbiamo pagato gli stipendi di settembre, ma non possiamo andare oltre. L’alternativa è il fallimento. Abbiamo due necessità per evitare il dissesto: la prima è quella di ottenere un contributo a fondo perduto, se no non saremmo in condizione di riequilibrare le finanze. Abbiamo chiesto 400 milioni di euro, ma con la possibilità di ottenere una tranche di130 milioni e le altre, in progressione, solo condizionandole al raggiungimento di alcuni obiettivi, aumentando la capacità di riscossione tributi, dimostrando insomma di aver invertito la rotta e facendo capire al governo nazionale che un eventuale dissesto nella nona città d’Italia potrebbe rivelarsi un disastro a livello sociale. Capiamo la difficoltò dal punto di vista etico, e ci rendiamo conto che aiutare un comune che non è stato gestito certo in maniera oculata non è giustificabile nei confronti di chi, al contrario, ha gestito i comuni in modo più equilibrato. Non sarà semplice, però, ottenere il contributo governativo. Perché non c’è solo la città etnea tra gli enti prossimi al fallimento. Per elargire 130 milioni a Catania, il Governo deve trovare 1,8 miliardi, per tutti i Comuni più importanti interessati da questa situazione. Non è facile - insiste - ci vogliono aiutare, me lo ha detto Salvini, me lo ha detto Di Maio, me lo ha detto Candiani”.

La seconda necessità?

Liquidità. La possibilità di ottenere un contributo a fondo perduto potrebbe concretizzarsi, solo a fine anno e noi non ci arriveremmo. Stiamo tentando la doppia strada, sia quella romana che quella palermitana. Ne ho parlato con Musumeci e ne ho parlato con Armao. Intanto, consumiamo il passaggio romano, ma occorre un’anticipazione da Palermo o da Roma: occorrono 20 milioni al mese per pagare gli stipendi ai dipendenti, a quelli delle partecipate, i costi di discarica e quelli della Nettezza urbana. 60 milioni fino a dicembre.

Cosa accadrebbe se le sue richieste non trovassero risposta?

Se il Governo mi dovesse dire che c’è la prospettiva di un contributo straordinario a dicembre, ma non c’è quello dell’anticipazione, potremmo muoverci per la strada palermitana. Se da Palermo avessi una rassicurazione, allora ha senso fare tutto quello che dobbiamo fare, presentare un nuovo piano di rientro il 30 novembre, portare in aula il bilancio consuntivo che è collegato al piano di rientro. In caso contrario, proseguire non avrebbe assolutamente senso, sarebbe un accanimento terapeutico che non credo serva alla città.


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