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BLITZ DELLA FINANZA

Arrestato per estorsione
il presidente dell'antiracket

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CATANIA - Falso ideologico, peculato ed estorsione aggravata. Il nucleo di polizia economico finanziaria di Catania ha effettuato un arresto eccellente: Salvatore Campo, esponente della cosiddetta "antimafia". Paladino della legalità, almeno in apparenza. In realtà, secondo quanto emerge dalle indagini, L'arrestato avrebbero messo a punto un complesso sistema per appropriarsi di risorse ed eseguire vere e proprie estorsioni.

L'indagine, delicatissima, è stata coordinata dal Procuratore capo Carmelo Zuccaro e affidata al gruppo specializzato sui reati della pubblica amministrazione guidato da Fabio Regolo che, negli ultimi mesi, ha eseguito operazioni che hanno portato a processi lampo, visto il rilevante carico probatorio.

Salvo Campo, presidente dell’Associazione Siciliana Antiestorsione (A.SI.A.) con sede in Aci Castello (CT), "indagato per falso ideologico e peculato nonché per estorsione continuata realizzata nei confronti di alcune vittime di fatti di criminalità organizzata, le quali avevano richiesto accesso allo specifico fondo di solidarietà statale".

Con il medesimo provvedimento cautelare è stato disposto anche il sequestro preventivo della somma di circa 37 mila euro, pari a fondi pubblici erogati dalla Regione Siciliana a favore dell’Associazione antiracket A.SI.A. e di cui l’arrestato si è illecitamente appropriato, utilizzandoli per fini esclusivamente personali.

Salvo Campo ha fondato l'Asia, una delle prime associazioni antiracket catanesi. È stato più volte ospite di Maurizio Costanzo. Nel 2013 ha guidato un raggruppamento di associazioni antimafia durante l'incontro con Nello Musumeci, ai tempi presidente della commissione antimafia regionale. Campo sosteneva che fosse necessario “abbattere la burocrazia” e superare “le criticità delle normative antiracket vigenti, che spesso causano notevoli ritardi ed errori nelle istruttorie delle istanze di accesso ai benefici economici previsti dallo Stato”.

Nel 2017 Campo ha fondato il consorzio per la legalità- “Questa iniziativa – affermava Salvo Campo, presidente dell’associazione antiracket Asia – servirà ad avere maggiore cooperazione tra le diverse realta’ locali ed ad avere un rapporto piu’ solido e vicino con gli organi istituzionali, al fine di creare maggiori sinergie finalizzate a portare soluzioni piu’ rapide ed una costante informazione riguardo alle agevolazioni previste”.

LE INDAGINI - Le investigazioni dei militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Catania, consistite nell’effettuazione di intercettazioni telefoniche, ambientali, videoriprese, escussioni testimoniali e accertamenti bancari delegati dall’A.G. etnea, hanno consentito di delineare un quadro indiziario grave nei confronti di Campo," il quale costringeva vittime di fatti di criminalità organizzata, usura ed estorsione, a consegnargli somme in denaro non spettanti, in misura proporzionale ai riconoscimenti di legge (Legge n.44/1999, disposizioni concernenti il fondo di solidarietà per le vittime delle richieste estorsive e dell'usura”)", scrivono gli inquirenti. L’Associazione Siciliana Antiracket nasce nel 2008 con lo scopo, in linea con il vigente quadro normativo, di “esercitare una costante azione di stimolo e nei confronti dell’opinione pubblica e nei confronti di tutte le Autorità costituite affinché il problema dei delitti di estorsione e di usura vengano considerati primari ed essenziali non solo per le categorie che li subiscono ma anche per l’intera comunità che direttamente da tali delitti viene gravemente danneggiata”. L’associazione non ha carattere di lucro, recita ancora lo Statuto della stessa, e l’attività è finanziata da contributi associativi, oblazioni volontarie, sovvenzioni pubbliche e l’eventuale residuo dovrà essere devoluto a favore delle imprese vittime. "Nella realtà, - scrivono le fiamme gialle -  l’Associazione A.SI.A. è stata utilizzata da  Salvatore  Campo per l’esclusivo perseguimento di un utile economico personale, in danno sia di coloro i quali si rivolgono all’associazione per ottenere assistenza e supporto sia nei confronti dello stesso ente che viene privato delle risorse necessarie per il perseguimento dei fini propri". Le vittime venivano così assoggettate "subordinando il sostegno dell’associazione - specificatamente nella predisposizione delle istanze di accesso ai benefici di legge - all’accoglimento delle proprie pretese economiche, oscillanti tra il 3% e il 5% del beneficio concesso dalla legge alla vittima del reato".

IL SISTEMA - Secondo la ricostruzione degli inquirenti "le indebite richieste venivano avanzate sia per avviare l’iter procedurale per il riconoscimento del risarcimento che prima del riconoscimento delle somme erogate dallo Stato". "Qualora l’associato/vittima non aderiva alle richieste di denaro, Campo assumeva atteggiamenti intimidatori finanche giungendo all’abbandono del sostegno assistenziale. Le illecite dazioni, tra l’altro sancite anche in scritture private non registrate, avvenivano in denaro contante o attraverso versamenti bancari qualificati apparentemente come contributi volontari". 

Tre gli episodi finiti sotto la lente di ingrandimento degli inquirenti:nel primo, un soggetto (gestore di una libreria) vittima di estorsione e usura ha rifiutato di assecondare le pretese di denaro formulate da Campo, che chiedeva la corresponsione del 3% della somma che lo stesso avrebbe percepito quale ristoro di legge, prospettando al soggetto estorto le inevitabili lungaggini burocratiche cui sarebbe incappato se non si fosse avvalso del suo intervento. Nel secondo episodio Campo otteneva dai familiari di una vittima della criminalità organizzata - che avevano assistito all’omicidio del loro familiare - una busta contenente 1.500 euro in contanti senza i quali avrebbe di fatto interrotto la sua assistenza a favore delle vittime per il riconoscimento degli ulteriori benefici di legge spettanti e nel terzo caso, la vittima era un cittadino straniero (titolare di un Bar) costretto a versare al paladino dell’antiracket 3.000 euro in contanti per il timore, indotto da atteggiamenti intimidatori, di non essere adeguatamente seguito nel disbrigo delle pratiche necessarie per ottenere il saldo del risarcimento spettante.  "In più, - si legge nel comunicato stampa delle fiamme gialle - va segnalato che, in una circostanza, Campo ha consigliato a un associato/vittima di farsi attestare da un medico compiacente una falsa patologia al fine ottenere illegittimamente un maggior ristoro dallo Stato". "La disamina degli estratti bancari ad opera dei Finanzieri del Gruppo Tutela Economia del Nucleo PEF di Catania ha evidenziato un utilizzo personale dei fondi dell’associazione da parte del Campo, mediante l’emissione di assegni circolari poi cambiati per cassa dallo stesso indagato o fatti confluire in conti personali o per il pagamento di spese non attinenti agli scopi dell’associazione. In altre parole, Campo ha utilizzato a fini personali il conto corrente intestato all’associazione, nel quale affluiscono oltre ai contributi riconosciuti dalla Regione siciliana anche contributi volontari che dovrebbero essere vincolati al raggiungimento degli scopi statutari". "Dagli accertamenti bancari eseguiti, è emersa un’appropriazione complessiva dei fondi associativi di oltre 70.000 euro. Solo una parte degli stessi (circa 37.000,00 euro) è riferibile ai fondi pubblici, per i quali il G.I.P. ha disposto il sequestro preventivo finalizzato alla confisca del profitto delittuoso".  

 


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