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inchiesta Beta 2

Santapaola e il gioco d'azzardo
Blitz dei carabinieri: 8 arresti

BETA, messina, santapaola, Cronaca

Maxi operazione antimafia della Dda di Messina. LE INTERCETTAZIONI 

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MESSINA - Carabinieri del Ros, nell'ambito di un'indagini coordinate dalla Procura di Messina, hanno arrestato 8 persone per associazione mafiosa, traffico di influenze illecite, estorsione e turbata libertà degli incanti, aggravati dall'avere agevolato il gruppo Romeo-Santapaola. Al centro dell'inchiesta 'Beta 2' la collaborazione del 'pentito' Biagio Grasso che ha ricostruito l'organizzazione del clan e gli interessi anche nel settore della gestione dei farmaci tra la Sicilia e la Calabria col progetto della creazione di un 'hub' a Milazzo.

Il gruppo, inoltre, aveva promesso 20.000 euro a titolo di acconto da corrispondere ad un funzionario della società Invitalia per ottenere l'inserimento di un progetto contro la ludopatia in una graduatoria che avrebbe dovuto consentire di ricevere un finanziamento di circa 800 mila euro, di cui il 40%-50% a fondo perduto.

I destinatari del provvedimento cautelare sono 
Antonio Lipari, 41 anni, Salvatore Lipari, 44, Giuseppe La Scala, 51, Giovanni Marano, 48, Michele Spina, 48, Ivan Soraci, 43, Salvatore Parlato, 62 2 Maurizio Romeo, 38.

Contestata anche la turbativa d'asta commessa da un dipendente dell'ufficio urbanistica del comune di Messina, nell'interesse del gruppo, alterando la gara d'acquisto di alloggi da assegnare ad abitanti delle novantacinque baracche della zona di Messina denominata "Fondo Fucile".

Il Gip di Messina, accogliendo la richiesta del procuratore Maurizio De Lucia, ha disposto anche il sequestro preventivo della Bet srl, società con sede a Catania, operante nel settore dei giochi e delle scommesse.

Tra i progetti del gruppo, la creazione di un hub per la distribuzione di farmaci nell'hinterland di Milazzo che avrebbe aumentato esponenzialmente le potenzialità di intervento nello specifico settore. Addirittura, in una circostanza, confermata dall'interessato, ad un farmacista in difficoltà poiché in debito la società fornitrice, sarebbe stato "consigliato" di "farsi prestare i soldi dalla malavita".

È emerso che il gruppo aveva la capacità di incidere anche sull'espressione del voto in alcune zone della città di Messina. Emblematica, a tal fine, l'affermazione di Francesco Romeo, captata nel 2015 dalle intercettazioni, che, dialogando col figlio Vincenzo, commentava le vicende elettorali di uno dei destinatari dell'odierna misura cautelare che, all'epoca, si era candidato alle elezioni amministrative: "se non era per noi altri i voti dove li prendeva nella funcia... (nel muso, ndr) "le casette" tutti me li hanno dati i voti... ".

Le indagini, avviate nel 2017, costituiscono lo sviluppo dell'operazione Beta del 2017 dove era stata scoperta una cellula di cosa nostra catanese, diretta emanazione del clan Santapaola a Messina.

LE INTERCETTAZIONI Tra gli episodi ricostruiti, singolare il tentativo da parte di un gruppo che concentrato i propri interessi sul settore dei giochi e delle scommesse, di accedere ad un bando per la realizzazione di un progetto contro la ludopatia che avrebbe fruttato ingenti somme. Gli interessi della criminalità organizzata in tale lucroso settore emergono, inoltre, i maniera eclatante, da una conversazione ambientale registrata nel 2014, nel corso della quale ROMEO Vincenzo, il cui ruolo direttivo è stato recentemente confermato dalla sentenza emessa a seguito di giudizio abbreviato, a proposito delle concessioni per i centri scommesse, affermava: ... a Trapani lo ha per dire il nipote di Matteo (ndr: Matteo MESSINA DENARO), là ce l'hanno quelli la, i Graviano, quello là per dire Totò Riina ...dove... (ine.)... il genero di coso ... no vero, la figlia di Lo Piccolo aveva il tabacchino con la Better , no, no vero”.

 


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