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L'INCHIESTA

Santapaola, pista editoriale
Ecco i verbali del pentito

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Un omicidio, un boss e le accuse della magistratura.

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CATANIA - Con il caso Ciancio le lancette della storia fanno un clamoroso salto indietro di quasi quarant’anni e aggiungono - secondo quanto sostiene la magistratura - dettagli inquietanti intorno l’omicidio del sindaco di Castalvetrano Vito Lipari, trivellato da una raffica di colpi di arma da fuoco il 13 agosto del 1980 mentre con la sua Audi procedeva dal litorale Triscina verso il palazzo comunale. Una morte ancora “senza movente” - al centro dell'edizione straordinaria pubblicata dal mensile "S" e disponibile in tutte le edicole - un fatto caduto nel dimenticatoio: tant’è che Libera ormai da anni ha espunto il nome dell’ex primo cittadino dall’elenco dei caduti nella lotta antimafia. Forse un refuso, chissà. Sono però le dichiarazioni del pentito Francesco Di Carlo a fare luce sui presunti rapporti di mutuo soccorso tra l’editore etneo, a cui il tribunale di Catania ha confiscato di recente 150 milioni di euro, e il boss Nitto Santapaola.

Già, perché a poche ore dall’esecuzione di uno degli astri nascenti della Dc trapanese vicino ai cugini Salvo di Salemi, i carabinieri fermarono nel Mazarese una Renault 30 TX con dentro quattro uomini: Mariano Agate e i catanesi Francesco Mangion, Rosario Romeo e appunto Nitto Santapaola, che proprio in quel momento era sottoposto a sorveglianza speciale. Una compagnia di tutto rispetto, tutta gente di sostanza. La primissima idea è quella di non fermarsi al posto di blocco, imboccando una stradina laterale. Una scelta che insospettisce i militari. Tutti portati in caserma, ovviamente. Non è ovvio, invece, quello che accadrà dopo.

Ma cosa c’entra Mario Ciancio con l’omicidio del sindaco di Castelvetrano? Secondo il pentito Di Carlo, l’editore catanese – “vicino dapprima a Giuseppe Calderone e successivamente a Benedetto Santapaola” – “aiutava la consorteria anche a risolvere problemi giudiziari”. Nel caso specifico, ecco le dichiarazioni rese dall’ex capo famiglia di Altofonte: “Quando Santapaola era stato arrestato nel Trapanese per l’omicidio di Lipari, Di Carlo si trovava a Catania per incontrarsi con il boss. Recatosi presso la concessionaria Renault, i fratelli di quest’ultimo gli avevano detto dell’arresto. Lo accompagnarono presso una tavola calda di loro proprietà e gli dissero che la famiglia stava tentando di far pervenire informazioni favorevoli su Nitto, proprio tramite il Ciaccio”. Ciaccio, così esattamente Di Carlo chiama l’editore etneo. I magistrati non hanno però dubbi, il profilo coincide con quello di Mario Ciancio.

Le parole di Francesco Di Carlo, il racconto di quella drammatica estate del 1980, sono questo mese in edicola con il mensile S. Un intero speciale dal titolo "Romanzo Editoriale", dedicato ad uno dei più grandi imprenditori del Sud Italia, Mario Ciancio.


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