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I frutti preziosi del Parco dell'Etna
Ma c'è incertezza per il futuro

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I commissario Ragusa: “Puntare sui giovani, ma servono concorsi”


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CATANIA - Tutela di colture e specie animali antiche, iniziative sociali, contrasto ad abusi edilizi e discariche: nel Parco dell’Etna non mancano idee ed azioni, ma il futuro dell’amministrazione dev’essere ancora scritto.
“Se mi dessero almeno un termine, saprei come programmare obiettivi ed interventi più efficaci”, lamenta il commissario straordinario Salvatore Ragusa, in carica da Marzo di quest’anno. Quali interventi si potrebbero pianificare a breve? “Sul territorio, rigenerare la sentieristica. Più oltre, interpellare la pubblica amministrazione e lanciare bandi di progettazione, dando la precedenza a giovani professionisti: il Parco può far molto per le nuove generazioni, ma spesso mancano i mezzi”.

Particolari urgenze? “Le solite: bonificare le microdiscariche, un fronte sul quale ci stiamo muovendo; quindi continuare la promozione del brand Etna e non per il classico turismo a raggio limitato, evitando i grossi monopoli che creano un benessere di nicchia. Insomma, siamo parte di una realtà unica al mondo!” . Anche la questione degli abusi edilizi non viene trascurata: “Col nuovo regolamento, i soggetti che s’incaricano della demolizione a proprie spese avranno il diritto di prelazione nell’appalto per i terreni”. Parlando dell’Etna, tornano puntualmente meraviglia e rammarico: anche da parte degli stessi vertici, commissario e direttore generale, tutt’ora provvisori.

Ragusa ribadisce l’esigenza di nuove leve che raccolgano l’esperienza degli ultimi trent’anni, il tutto nel noto regime di “fuga dei cervelli”: “Molti colleghi sono motivati e capaci, ma a pochi anni dalla pensione: tutti vorremmo poter condividere le nostre competenze”. Discorso condiviso dai dipendenti stessi; ma nello specifico i concorsi sarebbero bloccati fino al 2019. Intanto, pur nell’incertezza, l’Ente Parco porta avanti numerose attività sul fronte della conservazione ambientale; in esse non possono mancare i risvolti sociali. Le mele dell’ Etna, ci viene ricordato, sono “un patrimonio”, ma accanto a queste il Parco cura la reintroduzione di qualità specifiche di melo cotogno, fico e una tipologia di bacche commestibili. Anche specie animali a rischio, come il gatto selvatico e la poiana, sono attentamente monitorate.

Il caso più notevole è però quello del vigneto dal quale, a partire dal 2014, si produce il vino “Ricercato”: un Nerello mascalese definito “il prodotto di una miscela umana e materiale veramente inusuale”. Si tratta infatti, ci spiega l’enologo Filippo Trovato, d’una varietà antica presente in due soli altri vigneti siciliani: il più grosso a Marsala, l’altro quasi abbandonato a Comiso. Su questo mezzo ettaro di terreno, approfondisce un altro enologo, Giuseppe Gùmina (addetto ai miglioramenti fondiari per il Parco) un vigneto del primo Novecento è stato sradicato per necessità, quindi ripiantato innestandovi porzioni di ramo o gemme (marze) delle piante precedenti. “Il risultato è stata la riproposizione di un patrimonio genetico secolare”, fa notare Gùmina, comunicando un certo entusiasmo. Ma l’altro ingrediente della “miscela umana e materiale” è certo la presenza dei ragazzi dell’Istituto Penale per Minorenni di Acireale, che nel lavoro tra le viti hanno di fatto trovato una via preziosa di conoscenza. Li coordina l’educatore Roberto Putzu, responsabile di diversi progetti analoghi: “Il riscontro professionale c’è: e sembra, tra l’altro, che l’85% dei reclusi partecipanti a simili attività non torni più a delinquere”. Gli ultimi anni hanno visto diffondersi programmi simili: non si dimenticano, a Catania, i corsi di vela promossi con analoghe finalità dalla Lega Navale.

Il senso, quello di mostrare delle possibili alternative. Con un simile spirito di conoscenza pratica, proseguono anche le visite delle scolaresche all’Ente Parco: le organizza l’associazione Handir. “Proponiamo visite a tema: in questa stagione ragazzi hanno l’opportunità di raccogliere l’uva e seguire praticamente le fasi di lavorazione”, illustra il naturalista Francesco Cuscunà. “Oltre a ciò organizziamo esperimenti chimico-fisici con materiali ecosostenibili, cacce al tesoro e varie attività ludico-didattiche, che i ragazzini apprezzano moltissimo”. Lasciamo i ragazzi al lavoro tra i filari, intenti ad un lavoro di pazienza. Schivi di fronte alle domande, piuttosto silenziosi, appaiono però decisamente contenti: qualcuno valuta di proseguire questo percorso professionale sulle orme di chi ce l’ha già fatta.


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