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Il caso

Quell'eterno Nodo Gioeni
Via Castorina, fine dell'incubo?

Catania, nodo gioeni, via Castorina

Cosa cambia in quella che rimane un'arteria viaria trafficatissima.

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CATANIA. “Completamento e manutenzione della via R.G. Castorina. Approvazione perizia di assestamento fine lavori”. Porta la data del 2 ottobre 2018 il provvedimento n. 05/669 firmato dal direttore del dipartimento Lavori Pubblici del Comune di Catania, Corrado Persico, che dice, in soldoni, che via Castorina è finita: ha i marciapiedi, ha la segnaletica verticale e orizzontale, ha persino l’illuminazione pubblica. Insomma ha tutto, persino ciò che la prima stesura, di una gara poco attenta, aveva dimenticato. E per fare contenti tutti, ma proprio tutti, il nuovo tratto di via Castorina prevede persino un doppio senso di circolazione nel rettilineo prima della curva. In realtà si tratta di un regalo fatto a chi abita nel condominio ad angolo con via dei Salesiani, che potrebbe tornare utile a chiunque.

Per fugare ogni dubbio, stiamo parlando di una strada lunga poche centinaia di metri che collega via Torino con via dei Salesiani che è stata aperta grazie a un’intuizione dell’ing. Luigi Bosco, assessore ai Lavori Pubblici dell’amministrazione guidata da Enzo Bianco. Quella che ha mitigato - e di molto - il traffico sulla Circonvallazione dopo l’abbattimento del ponte del Tondo Gioeni.

Ecco perché questo è il documento che mette un punto, rappresentando quasi la quadratura del cerchio, della vicenda Nodo Gioeni che tanto ha fatto parlare di sé dal 5 agosto 2013 (l’inizio dell’abbattimento del ponte) a oggi. Molto spesso a ragione, a cominciare dalla più che repentina decisione di abbattere un ponte dalla linea singolare e innovativa, anche a distanza di mezzo secolo dalla sua costruzione; ma soprattutto per la capacità di unire, in una ragionata soluzione di continuità, il centro di Catania con “tutto il resto del mondo”. Dove il resto del mondo è quell’hinterland che da Leucatia e Canalicchio si arrampica su su fino alle pendici dell’Etna.

Non c’è dubbio, e sono stati fior di ingegneri a sottolinearlo, questa continuità territoriale in buona parte è stata spezzata, e non potranno essere mitigate né da un inutile terzo torna-indietro prima del palazzo de La Sicilia né dal sottopasso tra via Caronda e via Braille. Quest’ultimo praticamente irrealizzabile per la presenza dell’enorme condotta pluviale che cammina sotto la circonvallazione in direzione Ognina ed è alta più di due metri. E va da sé che i limiti economici non sono di secondo piano per una città che fa fatica a garantire, nei suoi stessi uffici, la carta per le fotocopie.

Questo vuol dire che il Tondo Gioeni è finito? Assolutamente no. Non basta aver realizzato la fontana per dare un senso estetico - per molti opinabile, ma probabilmente migliore di quel muro scosceso che sorregge la (ex) via Albertone - a una parte della città che da cinque anni aspetta un minimo di arredo a verde per le immense aiuole che la compongono. “Una sistemazione che va fatta al più presto e per la quale stiamo cercando uno sponsor” ha spiegato l’ing. Persico. Mancano anche le strisce pedonali in tutto il tratto Gioeni e bisognerà allungare a goccia il marciapiedi che costeggia l’ultimo tratto di via Caronda con l’innesto della Circonvallazione. Qui lo svincolo è stato rasato liberando e allargando la percorribilità di viale Odorico da Pordenone, anche se il traffico in salita viene interdetto e deviato verso via Castorina solo grazie alla presenza di barriere spartitraffico in plastica, decisamente poco efficaci e molto poco guardabili. Neanche a dirlo, al momento, i soldi per questo tipo di intervento Catania non li ha, ma dopo 1857 giorni da quel 5 agosto 2013 possiamo attendere ancora un po’ per questi dettagli.


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