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Canale di gronda, torrente Forcile e collettore B: ecco le tre priorità della città.

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CATANIA - Il fenomeno, i fenomeni, sono oggettivamente straordinari. Un'ingente quantità di acqua, spinta da forti raffiche di vento e, come ieri, accompagnata da una violenta grandinata, è inusuale per Catania, anche se, negli ultimi anni i fenomeni temporaleschi di breve durata ma dall'enorme portata - solo ieri sono caduti 50 mm di pioggia in 15 minuti - sono aumentati. Eppure la città di Catania e la sua provincia - ieri a Capomulini si è sfiorata la tragedia - non sembrano affatto preparati ad affrontare queste novità meteorologiche. Eppure, di tragedie causate dalla mancanza di interventi per mitigare il rischio idrogeologico ne sono capitate negli anni.

Gli allagamenti e le strade trasformate in fiumi in pieno centro come in periferia, sono il primo evidente risultato del fatto che occorre intervenire, e immediatamente, su più fronti per evitare tragedie come quella che, nel 2003, è costata la vita a una studentessa o quella del torrente Lavinaio, ad Acireale, la cui foga ha ucciso un uomo. Completando ad esempio le opere interrotte e mettendone in cantiere altre. Una faccenda metropolitana, e non limitata alla città di Catania, che dovrebbe diventare la priorità.

Secondo l'ex assessore ai Lavori pubblici del Comune ed esperto ingegnere civile, Luigi Bosco, l'attenzione dell'amministrazione comunale - e metropolitana - dovrebbe concentrarsi su tre questioni urgenti: il canale di gronda, a Nord della città,  il torrente Forcile, a Sud, e  il collettore B a Est.

LA VIA ETNEA DIVENTA UN FIUME A OGNI PIOGGIA. Secondo l'ingegnere Bosco,la causa sarebbe il mancato allaccio di alcuni comuni della fascia pedemontana al canale di gronda che Catania ha invece completato. "La questione della via Etnea può essere risolta solo in un ottica metropolitana - afferma. A monte c'è il canale di gronda che sfocia alla scogliera, dove è stato realizzato un pennello a mare per portare lontano le acque, ma nel quale non tutti i Comuni hanno realizzato le opere per convogliare le acque. Questo porterebbe all'arrivo, in centro città, di una massa d'acqua di tale portata da trasformare la via barocca nel Simeto. "Non è questione di tombini - continua Bosco - perché le grate saltano immediatamente con quella portata di acqua. È questa che occorre intercettare a monte". Soprattutto dopo la cementificazione dell'area pedemontana.

TORRENTE FORCILE E SANTA MARIA GORETTI. "Una delle situazioni più pericolose perché il Forcile è sotto il livello del mare", sottolinea l'ingegnere, "Durante il mio assessorato - continua - il Villaggio santa Maria Goretti non si è allagato per la puntuale manutenzione dei canali ma soprattutto perché noi, come protezione civile, stavamo sempre a monitorare la parte del torrente dove si verifica una strettoia (all'altezza della rotonda con l'aeroplano ndr) che, al primo ramo o cumulo di foglie, si blocca allagando tutto. Noi azionavamo subito un'idrovora che tenevamo fissa lì".

Una "soluzione tampone" però, afferma lo stesso Bosco che spiega come per quell'area vi siano due soluzioni. "Una l'abbiamo portata avanti con un progetto dell'ingegnere Ferracane per migliorare il sistema delle acque della zona - spiega l'ex assessore. Un progetto esecutivo di circa trenta milioni che prevede una stazione di sollevamento, oltre a due vasche di laminazione. Il progetto è fermo al Genio civile, ma l'attuale amministrazione avrebbe già attivato gli uffici per comprendere le ragioni di tale stop.
"La seconda possibilità - continua Bosco - sarebbe quella di attivare nuovamente il progetto che non abbiamo avuto il tempo di fare, ovvero quello di recuperare il progetto Pruust per realizzare un centro congressi vicino l'aeroporto. La società - prosegue - aveva infatti dato disponibilità a realizzare una grande vasca di laminazione come opera di urbanizzazione. Si sacrificherebbe porzione del territorio - sottolinea - ma se ne metterebbe in sicurezza una grande parte". Oltre questo, secondo Bosco occorre anche che le acque del Forcile vengano convogliate in parte nell'Arci.

CATANIA EST.  L'altro nodo importante, secondo l'ex amministratore, è quello del collettore B di Monte Po, rimasta un'incompiuta. Avrebbe il compito di captare le acque di San Giovanni Galermo e portarle nel torrente Cuba. "All'inizio degli anni 2000 - afferma Bosco - è stata realizzata  una grande galleria che, però, non è stata completata ed è interrotta. Io avevo fatto preparare un progetto, con un finanziamento di 40 milioni che è inserito nel patto per Catania, per raccogliere sia le acque meteoriche di Misterbianco, atraverso una bretella, e quelle di San Giovanni Galermo. Qui - continua - le fognature esistono ma vengono tenute inattive per evitare che le acque siano convogliare in questa galleria chiusa, esondando nel quartiere. Occorre completare la galleria - prosegue - e portare l'acqua al torrente Cuba, dove però occorrono lavori di sistemazione".

Insomma, per mettere in sicurezza Catania occorrerebbero una serie di lavori urgenti e improcrastinabili per affrontare i cambiamenti climatici, confermati dall'esperto meteorologo. "La tipologia delle piogge è cambiata - spiega - con acquazzoni violentissimi che possono portare a situazione di reale pericolo. La tendenza è questa - continua. Zorbas, il recente ciclone che ha interessato l'area mediterranea colpendo la Grecia ma con conseguenza anche sulla Sicilia, è stato il primo ciclone mediterraneo di categoria 2. Bisogna aspettarsi questo - conclude - e attrezzarsi di conseguenza, perché Catania no, non è preparata".

 


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