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dopo la confisca della dia

Santapaola, l'ascesa di Cocimano
Nel triumvirato con Nizza e Magrì

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Il profilo del boss di Cosa nostra.

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CATANIA - Ha saputo ritagliarsi il suo spazio all'interno della cosca Santapaola-Ercolano, prima come soldato e poi negli anni, anche grazie ai vuoti di potere creati dalle varie retate, come colonnello. Benedetto Cocimano, destinatario della confisca di primo grado emessa dal Tribunale Misure di Prevenzione qualche settimana fa ma resa nota dalla Dia ieri attraverso una nota stampa, è uno dei boss di Cosa nostra catanese di primissimo piano.

Il boss, dopo l'arresto di Santo La Causa nel 2009 nel blitz Summit, ha ricoperto un ruolo di vertice. Anzi le sorti della famiglia catanese, all'epoca, erano nelle mani del triumvirato composto dai tre uomini d'onore Benedetto Cocimano, Daniele Nizza e Orazio Magrì.

La sua "carriera" criminale inizia come soldato nel gruppo di fuoco del boss Maurizio Zuccaro, cognato di Vincenzo Santapaola (figlio dello scomparso Turi). Benedetto Cocimano è stato condannato in primo grado all'ergastolo per aver ucciso l'infiltrato Gino Ilardo in via Quintino Sella a Catania nel 1996. È finito alla sbarra insieme a Enzo Santapaola, Zuccaro e Giuseppe Madonia, della famiglia di Caltanissetta. 

Il boss si specializza nelle estorsioni. Conquistando anche il ruolo di cassiere del clan. Nel 2011 la Squadra Mobile di Catania lo arresta proprio per pizzo. Le telecamere della polizia lo incastrano (GUARDA VIDEO) mentre si incontra con le vittime spalleggiato da boss di calibro. Solo la punta dell'iceberg di un'inchiesta molto più ampia che lo vede tra i protagonisti. Benedetto Cocimano prima di essere arrestato era diventato un fantasma: una vita da latitante, quasi. Da questa strategia, che poi si è rivelata inutile, è nato il nome dell'inchiesta scattata nel 2014 e terminata in Cassazione con una raffica di condanne. 


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