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L'ANALISI

Colletti bianchi, Zuccaro:
“Abbatteremo tutti i muri”

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CATANIA – Dei cinquantacinque minuti di conferenza stampa sulla confisca del patrimonio di Mario Ciancio ci sono una quarantina di secondi di fuoco. Non riguardano i particolari dei presunti rapporti tra esponenti mafiosi e il noto editore etneo. Riguardano Catania e il suo rapporto con la giustizia. Quaranta secondi in cui il procuratore capo Carmelo Zuccaro regola i conti col passato e annuncia che l'Ufficio è pronto ad andare avanti “per combattere Cosa nostra dal basso, ma, soprattutto, dall'alto”.

Ed è sui piani alti del potere che il procuratore capo annuncia il proseguimento del percorso iniziato con il passaggio di consegne con Giovanni Salvi, attuale procuratore generale di Roma.

IL DISAGIO – Parole che pesano, una per una. Zuccaro risponde alla domanda del giornalista Nicola Savoca con parole che resteranno scolpite nel tempo. “Non parlo dei miei predecessori – dice il procuratore capo - perché non parlo di persone che sono assenti. Sento un estremo disagio, da una parte per essere alla guida di una Procura in cui tanti decenni fa si negava perfino l'esistenza di Cosa nostra a Catania e avverto una grande responsabilità sotto questo punto di vista. Dobbiamo recuperare tutto il tempo che abbiamo perduto”. Disagio, ma soprattutto consapevolezza di ciò che è stato in un passato ormai lontano, il palazzone che si affaccia su piazza Verga.

LA SVOLTA “Devo dire che vi sono state delle svolte significative, il mio più recente predecessore, che io ricordo sempre con grande passione e affetto, il procuratore Salvi, ha saputo veramente imprimere all'ufficio una svolta importante e devo dire che, benché siano passati tanti anni, se si ha la fortuna di dirigere un ufficio con queste persone, che oggi lo compongono, con la passione che hanno e con le forze di polizia di cui oggi disponiamo, mai abbastanza, ma sicuramente qualificate, io penso che il terreno perduto si possa recuperare”. Zuccaro si rivolge ai magistrati Antonino Fanara e Agata Santonocito, le punte di diamante dell'ufficio. Magistrati con i quali ha mantenuto un confronto molto acceso sulle questioni di diritto. Ma il riferimento è anche agli altri Pm che lavorano in Procura, che oggi ha un nucleo specializzato sulla pubblica amministrazione coordinato da Fabio Regolo e può contare sul contributo di Direzione investigativa antimafia, carabinieri, polizia, squadra mobile e guardia di finanza. Per non parlare del Ros, guidato dal maggiore Antonio Parillo, che Zuccaro ha ringraziato per l’impegno e gli straordinari risultati conseguiti. L'elenco è lunghissimo, ogni settore è presidiato, dal contrasto alle violenze con Marisa Scavo, alla lotta mafia militare.

IL PASSATO – Perché c'è voluto così tanto tempo per intervenire sulle questioni risalenti agli anni '80 di Ciancio? Il procuratore ammette che, nel passato, non era così semplice. “In questo frangente le indagini giudiziarie sono molto difficili quando non vi è un clima giusto per portarle avanti. È vero che abbiamo grandi responsabilità, ma il clima e le connivenze che vi sono state erano veramente dei muri da abbattere”.

IL FUTURO - “Noi siamo determinati, oggi, ad abbattere qualunque barriera in questo settore”. Zuccaro lancia l'autunno caldo di Catania. Si attendono importanti novità.


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