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L'indagine della squadra mobile

Rapina poliziotto: la cattura
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Il dirigente Antonio Salvago svela i retroscena che hanno portato all'arresto del gambiano. Intanto il Gip ha convalidato il fermo.

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CATANIA - Pochi minuti in cui non è permesso sbagliare. Perché un errore può far saltare tutto. Sabato sera, alla stazione di Catania, i poliziotti della Squadra Mobile di Catania non commettono sbavature e riescono a catturare
Bakary Samateh, il complice del ghanese Mohamed Gibran che la notte del 30 agosto si è introdotto nell’abitazione del commissario Nuccio Garozzo.

“È stato tutt’altro che facile”, ammette il dirigente Antonio Salvago, che dalla Stazione ha coordinato le fasi della cattura. “Tutto è stato predisposto in maniera estemporanea”, chiarisce. L’indagine, coordinata dal pm Fabio Regolo, già in poche ore aveva portato all’identificazione del gambiano. C'è un guizzo investigativo che ha fatto la differenza e ha portato all'arresto: "Un'attività informativa", precisa Salvago.

Alla Squadra Mobile sabato arriva un dato preciso: il giovane africano quella sera sarebbe arrivato alla stazione di Catania a bordo di una vettura. I poliziotti riescono a sapere anche il numero di targa di quella macchina. Il conducente dell’auto era ignaro di tutto. Le intenzioni del ricercato, probabilmente, erano quelle di allontanarsi dal territorio nazionale. Forse non ci sarebbe stata un’altra possibilità per catturarlo.

Breafing veloce e organizzazione del servizio. Pattuglie a staffetta dal Faro Biscari alla Stazione. Le pattuglie, due moto e un’auto, avevano il compito prima di agganciare e poi pedinare la macchina sospetta. Arriva la prima telefonata che conferma il passaggio della vettura con a bordo il gambiano in direzione via Cristoforo Colombo. Quella sera il traffico è veramente intenso. L’auto in cui viaggia il gambiano procede a passo d’uomo. C’è il rischio che possa accorgersi di qualcosa. Seconda telefonata, secondo aggancio in piazza Alcalà. Il terzo aggancio avviene in piazza dei Martiri. “Due moto e una macchina seguono l'auto in maniera molto discreta”, descrive Salvago. Passano i secondi e l’auto arriva in piazza Dei Martiri. “A quel punto io mi trovo all’angolo della Stazione e allerto i servizi per prepararsi a bloccare la macchina”, spiega il dirigente della Squadra Mobile.

L’auto gira verso la Stazione e costeggia la Fontana di Proserpina. Il giovane in quel momento forse capisce che qualcosa non va, perché apre lo sportello e mentre la macchina è in movimento scende e cerca di scappare. “Questo è un momento decisivo - afferma Salvago - per fortuna abbiamo predisposto questo servizio in maniera meticolosa e siamo riusciti a bloccarlo. Il giovane africano ha cercato di sfondare ma lo abbiamo bloccato, messo in sicurezza, ammanettato e poi portato nei nostri uffici”. Tutto è stato immortalato da alcune telecamere installate nella zona della stazione ferroviaria.

Salvago è orgoglioso dei suoi uomini: “Un ringraziamento particolare lo voglio riservare al personale della Squadra Mobile che si è occupato di questa indagine perché si è speso in tutto e per tutto. Si trattava di un fatto grave, perché è rimasto coinvolto un nostro collega e perché era giusto assicurare alla giustizia una persona che si era resa responsabile di un così grave reato. Noi ci siamo e ci impegnano al massimo per dare sicurezza alla gente”.

Il Gip ha convalidato il fermo del gambiano che rimane dietro le sbarre. Questa indagine rappresenta un pò la sintesi di un’indagine di polizia giudiziaria. Ci sono tutti gli ingredienti. “In essa ci sono le attività tecniche, come l’analisi dei tabulati, c’è la parte scientifica con il sopralluogo e l'acquisizione del dna, e poi c’è l'attività tradizionale e informativa della polizia giudiziaria che serve a dare l'orientamento e come in questo caso a chiudere il cerchio”, chiosa il dirigente della Squadra Mobile.


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