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Rap, dialetto e leggende
La musica di Ture Most

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Salvatore Mostaccio, insieme al fratello, ha deciso di trasformare in realtà un sogno. Sulle orme del padre...

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CATANIA - Dritto al cuore. Senza scorciatoie. Salvatore Mostaccio si racconta con la semplicità di chi ancora non ha toccato i 30 anni, ma forse con più consapevolezza di molti che gli “anta” li hanno superati da un pezzo. La sua è una storia scritta su un pentagramma:
Ture Most è il nome scelto per rispondere alla sua sete di musica. La sua anima di artista esplode nei versi rap, anche in dialetto. Un tributo alla sua terra: Torre Archirafi, il suggestivo borgo marinaro di Riposto. Salvatore ha iniziato il suo viaggio musicale insieme al fratello, autore delle basi. Una musica senza compromessi. “Ci produciamo da soli”, dice Ture a LiveSicilia. I mezzi di diffusione sono quelli della generazione multimediale: Spotify, iTunes e YouTube. Tra pochi giorni Salvatore compirà 28 anni. Laureato in scienze motorie, ha deciso di proseguire gli studi per la laurea magistrale. Sogna di fare l’insegnante. Ma intanto segue le orme del padre, purtroppo scomparso, che aveva la musica nel dna. Ture è un fiume in piena. Travolgente. Creativo. È riuscito anche a coniare nuove parole rispondendo alle nostre domande. Ma abbiamo deciso di concedergli “qualche licenza poetica”.

Io direi di partire dall’inizio. Quando nasce la voglia di mettere in musica il tuo mondo interiore?

Ho iniziato a scrivere brani nel 2007, subito  dopo essermi avvicinato alla cultura rap ascoltando la discografia (allora intera) di Mondo Marcio, il mio artista preferito, che ho avuto la fortuna di incontrare qualche anno dopo. Da lì è iniziato un percorso che ha in buona parte posto le basi di quello che sto facendo adesso. Sono anche fiero di aver "trascinato" mio fratello Roberto (R-Most in arte) in questa bella esperienza, lui si occupa della composizione delle basi strumentali dei nostri pezzi. Il percorso è continuato per un paio di anni. Poi ho appeso il microfono al chiodo nel 2013, quando quello che facevo non mi dava più tanti stimoli, ragion per cui preferii abbandonare per concentrarmi negli studi, ma sapevo in cuor mio che si trattava solo di un arrivederci. In tutto questo stop per fortuna mio fratello ha continuato a sfornare basi, raggiungendo un alto livello qualitativo, arrivando ad artisti del calibro di "En?gma". Proprio la notte in cui uscì il singolo del rapper sardo in collaborazione con mio fratello, decisi di riprendere laddove avevo lasciato, con la speranza di ricordare ancora come si facesse. E per fortuna lo avevo dimenticato. Uno stop di 5 anni che è servito a dare vita a idee nuove, a testi più elaborati. Così quando la sera del 7 giugno scorso annunciai l'uscita de "La luna sul canneto" ebbe inizio un nuovo viaggio, più entusiasmante e gratificante, che è continuato con "Unica certezza" e "Tequila e vavalaggi", e che hanno fatto da colonna sonora a diverse serate della movida di Torre Archirafi. Tornando a noi, ho iniziato a scrivere per esprimere quello che mi passa per la testa, che sia un'idea brillante, un ragionamento contorto, uno stato d'animo profondo che cerco di negare a me stesso ma non alla mia penna. Questa nuova esperienza mi sta portando alla convinzione che se il concetto è maturo nella mia mente, basta che mi siedo a scrivere e le righe si riempiono da sole.

La scelta dello stile, così vicino e radicato alla tua terra, è figlia di un percorso preciso?

Sicuramente, ho iniziato emulando i miei idoli, quindi inizialmente ero solo una delle mini brutte copie dei mostri sacri di questo genere.  Quando scrivevo pagine su pagine non le sentivo troppo mie, tranne quando architettavo degli storytelling sulla mia vita o su persone a me care, unici pezzi in cui riuscivo a mettere su carta la mia sagoma. Ma non mi bastava, perché consideravo troppo povero e nello stesso tempo troppo didascalico ciò che scrivevo, e inoltre, passato l'entusiasmo iniziale, cominciai a non sentirmi più preso da questo viaggio, così mi lasciai vincere dalle pressioni universitarie e mollai tutto, persino lo scrivere, e per un periodo mi discostai anche dell'ascolto di questo genere. Poi tornai ad ascoltare rap da figliol prodigo e notai tutto quello che mi piaceva e che non mi piaceva sentire in una canzone, feci più attenzione agli stili dei grandi, e spinto da un nuovo e soprattutto più maturo entusiasmo, cominciai a porre le basi per uno stile mio, inconfondibile, qualcosa che portasse la gente a dire, una volta premuto play: "ma chi è questo?" "Questo è Ture Most". Fu così che ricominciai a scrivere, stavolta con l'aggiunta del dialetto misto ad italiano, omaggiando la naturalezza di dialogo con la quale si parla tra amici seduti su un muretto, il tutto registrato in home recording, a cura di persone realmente competenti. Tornando sulla scelta "bilinguistica", c'è da dire che in Sicilia abbiamo tantissimi grandi artisti di tutti i generi, che scrivono e cantano in siciliano. Io credo moltissimo nella forza del dialetto, che finora è stato forse sottovalutato anche come musicalità, ma ci sono concetti che raggiungono un certo tono solo se espressi in siciliano.  Quando scrivo in siciliano è perché penso in siciliano. E fortunatamente questa forza sta riuscendo ad emergere, grazie soprattutto all'impegno di chi è lì da anni e contribuisce all'esportazione dei nostri modi di dire e di questa fantastica lingua. È chiaro che io utilizzo il dialetto ripostese (turroto in alcuni punti se necessario).

Nella tua musica si sente forte l’orgoglio della tua sicilianità, ma sei anche consapevole delle colpe o degli alibi di questa terra bella e martoriata. E’ solo una mia percezione o è vero?

Tutto il mondo è paese, ma la Sicilia è un posto magico, quindi questo effetto mistico amplifica la nostra percezione. Solo di recente ho potuto girarla bene, e ancora mi mancano molti posti da vedere, ma sa offrire ispirazioni per tutto. Pensa che in un breve soggiorno ad Agrigento ho scritto tutta la seconda strofa di Tequila e Vavalaggi. Però in particolar modo è l'esperienza da paesello quella che esprimo su carta, tra vaneddi, piazzette, muretti e fontanelle che possono fungere da fonte di ispirazione in maniera inimmaginabile per esprimere concetti apparentemente scollegati.

Torre Archirafi e le sue leggende sono molto presenti nelle tue canzoni.

Io amo il posto in cui vivo, e farmi da menestrello di queste antologie non può che riempirmi di soddisfazione. È bastato un pezzo di quasi 3 minuti a ridare fama e celebrità al terribile "Sugghiu da Turri", una leggenda che ormai veniva ripresa soltanto occasionalmente per far spaventare i pochi bambini che credono ancora nella favole. Io ho voluto mescolare storie, avvistamenti presunti, documenti ufficiosi e credenza popolare, insieme ad un pizzico di fiction e dramma che non guastano mai. Così nasce "La luna sul canneto", il mio "mio" pezzo preferito. E ancora non ho finito con Torre...

Forse tocco un tasto doloroso. E mi scuso per questo. La musica ti fa sentire più vicino tuo padre?

Non devi scusarti, fa parte della mia vita e sono il primo a tirarlo in ballo quando serve. Lui suonava, cantava, scriveva. Aveva un'inventiva pazzesca, e spero di aver preso un pochino da lui. Il dna ha saputo fare il suo dovere con me che scrivo e canto e con Roberto che compone le basi. Quando ascolto un mio pezzo subito dopo averlo finito, quando leggo le critiche, positive e non, mi piace pensare cosa avrebbe potuto dire lui. Ovviamente mi piace pensare che se fosse ancora tra noi sarebbe fiero di questi lavori, in qualche modo è anche "colpa" sua. Per chi conosce i suoi lavori, sappiate che li sto studiando bene...

Cosa vuoi trasmettere con i tuoi brani?

Questa domanda è una delle mie preferite. Non lo so cosa voglio trasmettere, ma qualunque cosa si visualizzi nella mente di chi ascolta, in quel momento per me la missione è andata a buon fine. Io dico una parola, ad esempio "Mulingiani fritti". Adesso tu starai pensando a tua nonna che, quando camminavi appena, ti preparava un bel piatto di pasta con la salsa e le suddette a fare da condimento, un altro tizio può pensare alla pizza alla norma che ha preso la sera in cui si è messo con la prima ragazza... Siamo figli dello stesso posto, quindi questo sentimento amorfo che voglio trasmettere si manifesta altrettanto amorfisticamente (licenza poetica, ndr) nella testa di ognuno che ascolta, e mi va bene così. Dire parole per arrivare alle immagini.

A chi sogna o sente la pulsione di dedicarsi alla musica, cosa consigli?

Anche io sono uno che sogna tanto, mi sto avvicinando adesso a questo bellissimo universo, quindi sono il primo a cercare consigli, ma a chi arriva ancora dopo di me dico: provate. Ascoltate tutto quello che viene prima di voi perché non si smette mai di scoprire nuovi lavori di chi ha messo se stesso su una traccia. Abbiate rispetto di voi stessi e della musica, siate disposti a prendere schiaffi per farne tesoro e capire che non si arriva mai, siate testardi ma altrettanto maturi da capire quando siete più bravi in qualcosa e meno in un'altra, cercate uno stile vostro e affinatelo sempre di più.

Un obiettivo da raggiungere nel breve termine e nel lungo termine. 

La laurea magistrale e il posto fisso. Ironia a parte, non mi pongo obiettivi o limiti, accolgo a braccia aperte tutto ciò che di buono avrà da offrirmi questo percorso.

 


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