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Il caso

Tra l'epico e il grottesco
Zappalà e la stanza di Bianco

Catania, enzo bianco, lanfranco zappalà, Politica

"Squallore", "invidia" e la "stanza con vista sul Duomo": la verità del consigliere.

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CATANIA. A quasi tre mesi dal voto, in una città in emergenza dissesto e sicurezza, è stata trasformata in un caso la notizia, anticipata da LiveSicilia, dell'attribuzione di una stanza al secondo candidato sindaco eletto al consiglio comunale, Enzo Bianco. Lo scontro è all'ultimo sangue, tra maggioranza e opposizione.
Ad animare una domenica di ordinaria catanesità ci pensa il consigliere comunale Lanfranco Zappalà, il “bello” di palazzo degli Elefanti con un racconto a tratti “epico”, a tratti “grottesco”, della “verità” sulla “singola” assegnata all'ex sindaco di Catania.

EPICO - "Basta con questa idiozia della stanza data ad Enzo Bianco" – tuona Zappalà, “vi racconto come sono andate veramente le cose. Inizio subito nel dire che Bianco non ha chiesto niente ...né tantomeno sapeva di questa sterile vicenda. Mi trovai la prima riunione dei capigruppo in sostituzione del collega Daniele Bottino . Parlammo di alcuni argomenti posti all'ordine del giorno...e tra questi vi era anche l'assegnazione delle stanze da dare ai gruppi. Si scelse il criterio di far decidere ai gruppi con maggiore consiglieri la scelta della stanza”.

STANZA CON VISTA - Ecco la verità di Zappalà sui grillini: “In primis i 5 stelle (che oggi gridano allo scandalo di questa tragicomica vicenda della stanza ) si scelsero una stanza molto grande che si affaccia proprio sulla piazza Duomo( la migliore direi)...e così via altri gruppi fino a quando arrivo' il mio turno e chiesi le due stanze adiacenti ( peraltro già assegnati da tempo al Pd) stanze piccole 2x3 che potevano andare bene per il nostro gruppo ( noi siamo tre consiglieri più i due addetti al gruppo per prassi...ed ecco che si misero di traverso il M5s dicendo che bisognava avere solo una stanza e non due”.

RISATE: - “Io – continua il consigliere Zappalà - mi misi a ridere dicendo : ma secondo voi davvero 5 persone possono svolgere l'attività politica dentro una stanza 2x3 ? Senza un tavolo di riunione...senza una scrivania per il capogruppo...senza un minimo di privacy tra noi e gli addetti al gruppo... o ancor di più con chi desidera venirci a trovare per discutere di argomenti e tanto altro ?”

SQUALLORE – Ancora Zappalà: “Furono tutti sordi...l'unica risposta squallida fu : tu come Vicepresidente hai la tua stanza e quindi non c'è bisogno di averne un'altra. Mi misi nuovamente a ridere leggendo in molti occhi di questi novelli politici invidia...perfidia...ma soprattutto persone non leali , perché solo chi è veramente in malafede può pensare che 5 elementi possono svolgere un'attività politica in un buco di stanza. Ci lasciammo con l'intesa di rivedere altri punti compreso questo che fu oggetto di discussione di qualche ora. ( forse per loro questi sono i veri problemi della città )”.

IMMOBILIARE ELEFANTI – Continua l'odissea per la stanza dell'ex sindaco, sempre nelle parole di Zappalà: “Alla riunione successiva a cui io non partecipai, venne scelto dalla Presidenza, votato dalla maggioranza dei presenti il criterio ( che poi varrà per le prossime legislature) di assegnare al Sindaco che arriva secondo una stanza. Ovviamente il Sindaco oggi che è arrivato secondo si chiama Enzo Bianco ( sempre ignaro della discussione) ed ecco che oggi tutti che gridano allo scandalo di questa stanza”.

“INVIDIOSI” - Conclude il “bello”: Se fossero stati più onesti alla prima riunione ...meno chiusi...meno invidiosi e più umani...tutta questa sterile polemica non veniva fuori...ma siccome la loro politica è solo questa e basta, che dirvi...che iniziamo bene questa legislatura. Ne vedremo delle belle con questi elementi . Condividete...affinché si sappia la verità di come è andata questa vicenda...”.

IL PUNTO - “Squallore”, “invidia”, “la stanza con vista sul Duomo”. La discussione all'interno della nuova assise comunale procede con ottimi presupposti e la concreta possibilità di far rimpiangere quello che è stato bollato, per incapacità, trasformismo e scarsissima voglia di lavorare, come il peggiore consiglio comunale della storia di Catania: l'ultima assise che si credeva sepolta dalle urne.


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