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L'ANALISI

Europee, nuovi equilibri
Tutti i nomi in campo

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Tra i partiti iniziano a circolare nomi di rilievo del panorama politico non solo catanese.

 

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CATANIA - Un legame che conta, quello tra Catania e Bruxelles. In termini elettorali, sicuramente. Annata forse irripetibile quella del 2014. L’elezione all’europarlamento di tre esponenti nati è cresciuti sotto il Vulcano vale e non poco sul palmares politico e istituzionale della Città: Michela Giuffrida del Pd e quindi della famiglia socialista; Giovanni La Via e Salvo Pogliese, tra i banchi del Ppe. (Quest’ultimo si è dimesso di recente a seguito dell’elezione a Palazzo degli Elefanti). Un'era fa, praticamente. La campagna elettorale intanto è già aperta, sebbene non ufficialmente. Ma se è vero che dallo scorso febbraio a oggi, le armi della propaganda non sono mai stati deposte, neanche dagli attuali esponenti di governo, è perché la marcia verso il voto del prossimo maggio – stavolta – ha un peso epocale. Stando ai sondaggi, il prossimo europarlamento potrebbe ritrovarsi con una maggioranza euroscettica. Un cortocircuito, probabilmente. Ma che sta già producendo effetti sia in termini di classe dirigente sia di ricollocamento di uomini e risorse. Sì, perché ce ne vogliono davvero tante per battere tutto il collegio Sicilia-Sardegna. E se è vero, ancora, che è prematuro definire ora il quadro, alcune scelte sono sul punto di essere fatte.

Pare infatti che Matteo Salvini sarà capolista un po’ ovunque, anche nelle Isole. Alle sue spalle, in Sicilia, dovrebbe esserci il sottosegretario all’Interno Stefano Candiani. Una doppia candidatura tra il politico e il simbolico, chiamata a verificare se le percentuali registrate dagli istituti demoscopici, che dànno il Carroccio in ampia crescita, sono o no credibili. La vera partita è dunque per il terzo posto. Sembra infatti che per quel piazzamento i vertici padani stiano già pensando al nome di Fabio Cantarella, attuale  assessore alla Sicurezza del sindaco di Catania Salvo Pogliese.

Diventerà Bellissima dovrà capire cosa fare da grande. Tutto sarà definito al congresso, come ha già dichiarato alla stampa lo stesso Nello Musumeci. Decidere, cioè, se seguire la Lega o andare in tandem con FdI e puntare al superamento dello sbarramento. Raffaele Stancanelli preferirebbe di gran lunga questa seconda ipotesi e non solo perché siede a Palazzo Madama tra i meloniani: c’è che una alleanza in chiave tricolore darebbe più forza all’idea di rifondare il vecchio centrodestra su premesse più affini alla vecchia area nazionale. Tra i pro Lega ci sarebbe invece un nome di peso del cerchio musumeciano, Ruggero Razza.

Fosse pattuita l’intesa col Carroccio, secondo i rumors, una candidatura spetterebbe proprio all’assessore regionale alla Salute. Al momento si tratta soltanto di una voce da gestire con cura. L’eventuale salto da Palermo a Bruxelles, infatti, aprirebbe una partita non di poco conto a Palazzo d’Orleans, appunto perché quella della Sanità è e resta una poltrona ambita, soprattutto da quelle forze rimaste deluse dalla distribuzione delle deleghe di Giunta. Anche per questo, c’è chi guarda all’ipotesi di lanciare, invece, il capogruppo Ars di Db Alessandro Aricò, un nome da vagliare con cura assieme a quello di Enrico Trantino, l’autorevole ex presidente della camera penale di Catania. Giorgia Meloni da parte sua ha già dettato la linea per le candidature di Fdi: tutti i big del partito devono dare la disponibilità. Tra le prime linee, però, quella di Sandro Pappalardo, assessore regionale al Turismo, è data come più che concreta. Dalle campagne di Grammichele Raffale Lombardo intanto attende di capire – come già aveva dichiarato a Live Sicilia – se Musumeci saprà essere il grande federatore del sicilianismo.

Forza Italia. Basilio Catanoso pare avere le carte in regola per una candidatura destinata ad andare a seggio. È un ventaglio d’ingredienti a oliare l’ipotesi di un passaggio a Bruxelles, e non solo perché attualmente non ricopre alcun incarico pubblico. La staffetta ideale con "l'amico" Salvo Pogliese, che intanto ha lasciato l’europarlamento per guidare Catania, apparirebbe un passaggio naturale e che non muterebbe affatto l’assetto tattico-politico che nel 2014 portò l’attuale sindaco del capoluogo etneo a diventare campione di preferenze. Tuttavia, le sconfitte rimediate sul campo di Acireale – quella di febbraio nel collegio ritenuto blindato per la Camera e quella del centrodestra all’amministrative di giugno – rischiano di pesare e non poco sulla scelta finale. Sul tavolo degli ex An, intanto, si ragiona anche su un’altra ipotesi di sostanza: la candidatura cioè di Marco Falcone, l’attuale assessore regionale alle Infrastrutture.

C’è da fare i conti però le aspirazioni di Giovanni La Via, chiamato a riconfermare il seggio continentale. Dopo l’esperienza di Ncd e le convergenze con il centrosinistra, l’ex galassia firrarelliana è tornata a pieno regime in zona Berlusconi, Giuseppe Castiglione in testa (la cui candidatura è però da escludere). A differenza del 2014, c’è però che Forza Italia ed ex alfaniani concorrevano su fronti differenti, e con percentuali – stando ai sondaggi attuali – differenti. Difficile prevedere se la coperta dell’elettorato azzurro saprà coprire ogni istanza.

Per i cinque stelle è tutta un’altra storia. Saranno le consultazioni in rete per le Europee a verificare sul campo gli umori della base circa l’esperienza del cosiddetto governo del cambiamento a guida Giuseppe Conte. Intanto tutto tace al centro; mentre le mobilitazioni al porto di Catania hanno lasciato intendere che c’è un mondo fuori dal Pd in attesa di rappresentanza, ma quel cantiere è tuttavia ancora da allestire. L’ipotesi di un modello Cento passi in chiave continentale sembra una delle possibili vie d’uscita dal pantano attuale. Suscita narrazioni di vastissimo respiro, intanto, l’idea del sindaco di Napoli Luigi De Magistris di stringere alleanza con il greco Varoufakis. In attesa di definire un piano che va deciso ai piani alti, quelli di Mdp si riuniranno martedì a Catania per capire le prossime mosse.

Partito democratico. Guai a parlare di Europee, non prima del congresso almeno. Troppi se e troppi ma animano il dibattito interno, soprattutto se in discussione c’è addirittura il nome e la sopravvivenza dello stesso partito. Tutti fermi, allora. Ma stando alle poche certezze del momento, pare più che naturale la ricandidatura della giornalista Michela Giuffrida. Ragionando invece sui numeri, l’ipotesi che Luca Sammartino in qualche modo possa far valere il proprio peso elettorale pare anche’essa legittima (e razionale). Il deputato regionale intanto preferisce non sbottonarsi e intende procedere un passo alla volta. Prima il congresso, appunto; poi le “provinciali” e in fine l’Europee.

Guardando però all’album dello scorso anno, c’è da tenere sotto osservazione le aspirazioni di Concetta Raia e del mondo dem più sensibile alle istanze sindacali. La scelta di febbraio di non candidarsi per Montecitorio, in aperta polemica con Matteo Renzi, lascia di fatto una ferita da sanare. “Una scelta che ad oggi non può essere fatta, mi creda – confessa a Live Sicilia – Ci sono tante cose che devono essere cambiate e discusse nel partito, del resto se ne parlerà a suo tempo, non certo ora”.

 


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