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Dissesto, tutte le incognite
del decreto "salva Catania"

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Il punto sulla situazione catanese.

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CATANIA – Moderato ottimismo e lavoro costante per approntare una exit strategy sono gli ingredienti di questa fase politica comunale. La spada di Damocle del dissesto impone calma e sangue freddo all’amministrazione. Per farsi un’idea bisogna andare con ordine e riavvolgere il nastro. Martedì il sindaco Salvo Pogliese e il vicesindaco Roberto Bonaccorsi sono volati a Roma per tentare di definire un testo d’integrazione dell’emendamento approvato al Senato all’interno del decreto Milleproroghe in grado di agevolare le operazioni da approntare per scongiurare il rischio dissesto. In quell’occasione i due hanno messo sul tavolo del sottosegretario Stefano Candiani il tema di un sostegno economico e finanziario in grado di riportare il bilancio comunale in equilibrio nella prima fase di risanamento.

Una strategia che corre dunque lungo due binari: l’emendamento e il contributo del governo. Un paio di giorni dopo le Commissioni Bilancio e Affari costituzionali della Camera hanno approvato l’emendamento al Milleproroghe sui Comuni in dissesto relativo alla ricognizione dei debiti fuori bilancio. Secondo le nuove disposizioni se un Comune o un Ente locale “che ha presentato o presenterà entro il prossimo 30 novembre 2018 un piano di riequilibrio finanziario pluriennale, per esso la ricognizione di tutti i debiti fuori bilancio sul raggiungimento degli obiettivi intermedi è effettuata dopo l'approvazione del rendiconto dell'esercizio 2018”. Inoltre ,"il mancato adeguamento dei tempi di pagamento dei debiti commerciali non costituisce motivo per il diniego delle riformulazioni o rimodulazioni" previste dal Testo unico degli Enti locali, "fermo restando il rispetto dei termini di pagamento oggetto di accordo con i creditori di cui al piano riformulato o rimodulato".

Alla fine il sindaco Pogliese sorride a mezza bocca perché il testo approvato “soddisfa solo parzialmente le necessità economico-finanziarie del Comune”. La strada non è in discesa e i tecnici comunali sono al lavoro per fare il punto e capire come si combina il testo con la celebre delibera 153 della Corte dei Conti relativa ai mancati obiettivi del piano. Difficile fare il punto sulle casse del Comune e sulle necessità impellenti in termini di liquidità. 

Il vicesindaco Roberto Bonaccorsi non si sbottona: il punto sulle casse del Comune è un passaggio che va fatto prima in consiglio comunale.  Una questione di opportunità. Il vice sindaco traccia la road-map dei prossimi giorni. “Lunedì approveremo in giunta misure correttive, martedì andrò alla conferenza dei capigruppo e in seguito relazionerò in consiglio comunale”, spiega. Fino a quel momento, bocche cucite sul dettaglio delle casse comunali perché “il primo passaggio va fatto in Consiglio davanti ai rappresentanti della città”. In compenso, il lavoro correttivo va avanti. “La nostra idea è quella d’immaginare, insieme ai tecnici del Ministero, la condivisione di un percorso e quindi fare una valutazione reciproca”, spiega il vicesindaco. “In questo momento stiamo analizzando quel testo perché quel testo di fatto nasce per Napoli e poi viene integrato per ulteriori esigenze, anche perché la norma deve essere astratta e generale, quindi in funzione di una modifica che fosse conforme ai dettati costituzionali c’è andata dentro la prospettiva che ne potesse usufruire Catania", spiega. "Quel testo però ci lascia qualche margine di dubbio: i nostri uffici legali lo stanno già valutando e molto probabilmente chiederemo una interpretazione autentica al dipartimento Enti Locali del Ministero degli Interni”, argomenta Bonaccorsi. “Ci serve qualche chiarimento in più per capire se la nostra fattispecie, che è quella di un ente che ha avuto già una deliberazione con la quale la Corte dei Conti ha ritenuto esistessero le condizioni del dissesto, e quindi siamo in una fase avanzata, se quell’emendamento soddisfa le condizioni in cui si trova il Comune di Catania”. 

 


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