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RIFIUTI

Di Guardo attacca la Regione
"Da Musumeci risposte inadeguate"

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Il sindaco di Misterbianco ha illustrato oggi gli esiti dell'incontro avvenuto ieri con il presidente Musumeci in merito alla questione della discarica Valanghe d'Inverno.

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MISTERBIANCO – “Deluso, mi sono cascate le braccia, ieri, quando ho sentito parlare il presidente Musumeci“. Così il
sindaco di Misterbianco Nino Di Guardo (PD) ha commentato l’incontro avvenuto ieri sera a palazzo Esa col governatore per affrontare il tema della discarica di Valanghe d’Inverno di Motta Sant’Anastasia. “Abbiamo ricevuto delle risposte del tutto inadeguate” ha proseguito. Di quanto accaduto ne ha parlato oggi nel corso di una conferenza stampa indetta nel palazzo comunale misterbianchese.

L’incontro fra la Regione e membri del comitato si è realizzato a porte chiuse (non hanno avuto accesso neppure i giornalisti). Un faccia a faccia che era atteso e richiesto da mesi dai membri dei comitati “no discarica” dei due Comuni, Misterbianco e Motta Sant’Anastasia; ma molti di loro erano pero assenti. L’incontro – che sarebbe stato organizzato grazie alla mediazione di consiglieri di Misterbianco in quota Diventerà Bellissima – è coinciso infatti proprio con la giornata in cui diversi componenti si sono trovati fuori città per via del matrimonio di Danilo Festa, ex consigliere mottese nonché membro storico del comitato. Qualcuno di loro ha però rinunciato e c’era, fra cui Josè Calabrò.

E tornando alle parole del sindaco: “La Sicilia è in mano a gente che non sa quello che dice su un argomento strategico per la nostra terra. Da Musumeci ho sentito discorsi incoerenti: Fino a poco tempo fa si parlava di abolire le SSR ora sentiamo ventilare l’ipotesi di ripristinarla; o addirittura ho sentito dire che adesso i Comuni dovranno farsi carico dello smaltimento della frazione non indifferenziabile; il ché significherebbe tornare indietro di 20-30 anni quando c’erano le micro-discariche nei Comuni. Cosa che oggi non è consentito far per legge”.

Insomma, la riunione era stata indetta per chiedere alla Regione d’individuare soluzioni volte a consentire la chiusura definitiva della discarica Oikos di proprietà della famiglia Proto. “Non ne possiamo più, quella discarica è illegittima. Siamo invasi dalla puzza”, ha detto il sindaco ancora. Di Guardo non molla sul tema, da anni è sul piede di guerra contro l’esistenza della discarica, una questione diventata il vessillo anche delle sue campagne elettorali.

In merito, invece, a Tiritì, la discarica esaurita adiacente a quella di Valanghe d’Inverno, “ci hanno detto – racconta il sindaco - che la bonifica è a carico della Regione”. Tuttavia, tecnicamente non si sarebbe mai parlato di bonifica, ma di ripristino ambientale semmai, procedura che sarebbe già stata avviata dall’azienda tramite il piantumaggio dei terreni. E secondo quanto affermato dalla società, la chiusura definitiva del sito - che doveva essere avviato tramite un decreto emanato dalla Regione - si sarebbe concluso proprio di recente. Ma i comitati e sindaco non ci stanno e chiedono invece la rimozione del rifiuto abbancato. “Il prefetto ci ha detto che l’azienda ha milioni a disposizione per procedere con la bonifica e non può essere a carico dei cittadini”.

Il sindaco cita inoltre la richiesta di risarcimento avanzata dalla società di 5 milioni di euro. “Ci preoccupa questa vicenda, hanno chiesto 5 milioni di euro per essere rimasti chiusi qualche mese come se si trattasse di una miniera di rame“. Il Tar di Catania con la sentenza parziale del 9 giugno 2017 aveva infatti stabilito che la Regione siciliana dovrà risarcire la società per il blocco della discarica, durato tre mesi, disposto dall’ex governatore Rosario Crocetta con l’ordinanza 26/ rif del 2016. Questo blocco era stato ritenuto illegittimo dai giudici. Il comune di Misterbianco in quella circostanza aveva anche perso in tribunale, ritrovandosi condannato al pagamento delle spese processuali pari a 4 mila euro.

Ma oggi Di Guardo fa presente di aver presentato un altro esposto affinché il Ctu nominato dai giudici dia conto se la somma richiesta pari a 5 milioni di euro sia effettivamente giustificata o meno. “Si tratterebbe di soldi - dice Di Guardo - che pagherebbero sempre i cittadini”. Su questo procedimento si attende ora la prossima udienza fissata tra qualche mese.

“Ma contestiamo anche altre illegittimità nel nostro ricorso – prosegue Di Guardo – di atti drammatici che sono accaduti. Aspettiamo delle risposte. Lo facciamo per il bene dei cittadini che sono stanchi di vivere con a fianco una discarica. Non si capisce perché se la società Oikos sostiene di abbancare solo il secco, noi qui per le strade moriamo di puzza”.

E il sindaco si sofferma poi su una questione cruciale connessa alla discarica, ovvero l’iter di rinnovo dell’Aia avviato dalla società e contro cui il Comune si oppone. “Questi signori ( i Proto ) – spiega il sindaco Di Guardo – hanno ottenuto nel 2009 un’Autorizzazione integrata ambientale che era illegittima perché la società non si è mai dotata di un impianto di bio-stabilizzazione così come previsto dalla procedura. E sono andati avanti per anni nonostante tutto. Adesso abbiamo un avvocato particolarmente brillante in Comune e ci siamo opposti presentando le nostre osservazioni”. L’illegittimità per Di Guardo consisterebbe nel fatto che: “i criteri progettuali e gestionali individuati da Oikos – si legge nella memoria difensiva presentata dal Comune a firma degli avvocati Adele Ollà e Nicolò D’Alessandro – alla data di emanazione (1999) dell’AIA non erano conformi alla normativa di settore e lo sarebbero divenuti se e quando sarebbero stati adeguati ed integrati secondo le prescrizioni elencate”.

Il Consiglio superiore della Giustizia amministrativa aveva tuttavia nell’aprile del 2017 annullato il diniego di rinnovo dell’AIA stabilendo che nulla impedirebbe alla società di ottenere il rinnovo della “patente” per abbancare i rifiuti. E la Oikos finora avrebbe continuato ad operare in forza dell’art. 29-octies, comma 11, del D. Lgs. n. 152/2006, una norma che prevede che “fino alla pronuncia dell’autorità competente – hanno scritto i giudici - in merito al riesame dell’autorizzazione integrale ambientale, il gestore continui l’attività sulla base dell’autorizzazione in suo possesso”. Un punto quest’ultimo anche ora contestato dall’avvocatura di Misterbianco che sostiene invece che tale norma non sia appannaggio della società poiché questa non avrebbe mai presentato un progetto esecutivo aggiornato e conforme all’articolo inerente le procedure di rinnovo, ossia il numero 16 del DRS 221/2009. “La società ha inoltre presentato in ritardo la richiesta di rinnovo ella concessione e per questo non può continuare ad operare”, conclude Di Guardo.

Ma dalla Regione nonostante quanto illustrato dal sindaco, non sarebbero arrivate le risposte sperate. Ciò che è certo è che la discarica non potrà chiudere, almeno per ora. Nell’eventualità ne conseguirebbe un’emergenza sanitaria senza eguali, tenendo conto anche che non esiste a tutt’oggi altro luogo o impianto in cui conferire i rifiuti. I giudici poi non avrebbero finora mai confermato alcun profilo d’ illegittimità o violazione ambientale inerente la discarica o gli impianti in essa presenti.

 


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