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La mafia del Villaggio Sant'Agata
Vecchi boss e nuove leve

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Dopo il maxi sequestro di hashish la roccaforte dei Santapaola torna al centro della cronaca giudiziaria.

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Il murale dedicato a Enzo Valenti, Piazza Gassman



CATANIA - Incastonato tra San Giorgio, Zia Lisa e Librino. È il quartiere del Villaggio Sant’Agata: un fluido di casermoni trasformati in tele dai ‘writer’ che dedicano murales a chi oggi non c’è più. E tra le sbiadite insegne delle zone A e B sono spuntati i nuovi nomi delle strade: viale Malavoglia, piazza Gassman. Che più che una piazza è uno slargo “trincerato” da due alti palazzoni. E davanti al murale con il viso sorridente di Enzo Valenti, ucciso a colpi di pistola lo scorso dicembre in piazza Palestro, già di mattina si rincorrono giovanissimi in scooter e bici. Muri scrostati, saracinesche abbassate, visi rugosi che fissano guardinghi i volti sconosciuti di chi si è insinuato nel loro quartiere.

Un altro murale al Villaggio



Un quartiere inquinato dall’eco della mafia. E che è tornato al centro delle cronache giudiziarie appena qualche giorno fa. Nella notte tra domenica e lunedì i carabinieri sono andati a casa di Raffaele Maria Missiato, 60enne, e hanno trovato 250 chili di hashish. Non è certo roba da poco. Il nome di Raffaele Missiato non è uno qualunque, anche se bisogna andare indietro nel tempo di quasi due decenni. Nel maxi blitz Fiducia che ha smantellato il potere criminale di Nino Santapaola, fratello del padrino di Catania Nitto, e della sua imponente cassa delle estorsioni, c’era anche lui. Insieme a Missiato è stato arrestato anche Gregorio Drago, i militari non spiegano bene il collegamento tra i due, ma “la strada” mormora che è un giovane che “si sa muovere al Villaggio”. E sarebbero molte le giovani leve, i malacarne, che si muovono anche armati in questa lingua di asfalto e cemento, dove si intervallano spruzzate di verde e altarini di Agata, la martire a cui è dedicato il rione. Quasi un controsenso pensando che tra i cunicoli e i retrobottega ben nascosti all’ombra dei palazzoni si smercia droga. Una conformazione urbanistica che aiuta i pusher a nascondersi e ostacola le incursioni delle forze dell’ordine.

Santo Battaglia



Tra questi viali si sono fatte le ossa alcuni dei criminali più pericolosi di Catania. Questa è la roccaforte di Santo Battaglia, uomo d’onore dei Santapaola. Almeno fino a qualche anno fa ogni azione criminale sarebbe stata evocata con il suo nome. Il capo indiscusso del Villaggio, dunque. Nei faldoni del processo Fiori Bianchi è questa la fotografia scattata. Santo Battaglia riuniva i suoi in un bar storico del Villaggio. La pausa caffè serviva ad allineare le file e parlare di affari. Chi ha preso il suo posto a livello operativo, quando lui è finito dietro le sbarre, si è imbattuto in un tragico destino. Ma quando fai il mafioso lo metti in conto: o finisci in gattabuia o muori ammazzato. Raimondo Maugeri e Giuseppe Rizzotto (‘u ciareddu) sono stati crivellati dalle pallottole. I nomi che potevano colmare i vuoti nel vertice della squadra dei Santapaola del Villaggio non erano molti. Recentemente Filippo Scalogna, non per carisma ma per il fatto di essere il cognato di Raimondo Maugeri, aveva riassettato gli storici equilibri. Ma un residuo pena lo ha portato in carcere. Il suo nome poi compare anche nelle carte di un’inchiesta della Dda di Caltanissetta: l’operazione capolinea. Il cognato di Maugeri è descritto come “il burattinaio” delle estorsioni. Quello cioè che muoveva le file del pizzo nel quartiere.

Ma senza i boss, carismatici o di nome, il Villaggio Sant’Agata pare essere diventato zona franca per giovanissimi cani sciolti e teste calde. Giovanissimi che emulano Gomorra. A poco più di 20 anni, basta che hai il ‘ferro’ nella cintola e lo mostri alzando la maglietta griffata, ti chiamano “patrozzo” o “zio”. E senza le regole precise di un clan organizzato e strutturato, il rischio di far scoppiare il far west non è così lontano. Questi ragazzetti, che si trovano a maneggiare i soldi facili della vendita della droga, poche centinaia di euro in verità, si sentono “forti e potenti” e pronti “a fare la guerra”. Un santapaoliano, intercettato qualche mese fa, lo ha detto chiaramente: “Ormai comanda chi spara”. E non dimentichiamo che a poche centinaia di metri da qui, prima di Ferragosto, si è tornato a sparare.


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